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BIANCA regia di Nanni Moretti

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stratoZ     8 / 10  13/06/2026 15:45:45 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Uno dei miei preferiti di Nanni Moretti, autore di cui in realtà apprezzo tutto o quasi, "Bianca" è una commedia sofisticata che è diventata uno dei rappresentanti per eccellenza del nuovo corso della commedia all'italiana, con le dovute influenze, come per esempio il cinema di Woody Allen, contestualizzando la filmografia dell'autore, è anche il primo film in cui vi è una linea narrativa più convenzionale, abbandonando il surrealismo di "Sogni d'oro" o la struttura quasi episodica dei film precedenti.

L'opera presenta uno splendido sottotesto, fortemente drammatico dietro il sagace personaggio di Michele Apicella, un uomo ingabbiato nelle sue convinzioni, che sembra ragionare come un automa, incapace di cogliere le stratificazioni umane, l'incertezza dei sentimenti, la lunaticità e la mutevolezza delle emozioni, trasmettendo una certa alienazione che si ripercuote inevitabilmente sui rapporti sociali, Moretti fa uno splendido lavoro di caratterizzazione, andando a scandagliare le abitudini, le passioni, le tare del personaggio, appena inserito in un nuovo contesto, visto il cambio di lavoro, tra la fissazione di catalogare le persone che conosce, con annesso registro con foto, aneddoti, caratteristiche, e la passione per i dolci, che regalerà una delle battute più celebri del film "No va bè. Continuiamo così, facciamoci del male" e l'ossessione di controllo nei confronti delle vite altrui, la sua estrema invadenza che sembra far trasparire un bisogno di ideali, di favole, che vede vivere nelle altre persone, nelle altre coppie che vorrebbe vedere felici, risultando restio ai litigi ed alle separazioni, Michele mi ha dato l'impressione di essere la quintessenza dell'uomo sovrappensiero, lo si vede anche nel rapporto con Bianca, nella sua dipendenza dal giudizio esterno - d'altronde, è il primo che sta lì a giudicare il resto del mondo - nella sua rottura anticipata per paura di una sofferenza futura, colui che si preclude una potenziale felicità per non soffrire quando questa finisce, con conseguenze iperboliche, come si vede nello sviluppo dell'elemento crime, che non fanno altro che confermare la sua natura, rimanendo sempre ingabbiato nel limbo del personaggio che si è costruito che non riesce a godere dei piccoli momenti di stacco, eppure l'approccio nei confronti di Michele rimane sempre compassionevole, non importa quanto sia fastidioso con la sua invadenza, quanto sia pedante con le sue richieste, quanto caghi fuori dal vaso, la sofferenza che traspare il personaggio, il disagio interiore che emerge tramite ogni dettaglio, riesce a trasmettere un'empatia enorme.

Per il resto, tanti momenti di culto, tante peculiarità simpaticissime che rendono il film estremamente godibile, battute sempre acutissime, tra le sue lamentele con le piante agli sproloqui sulle scarpe, dai lunghi dialoghi con Bianca agli episodi col vicino di casa che è sempre in compagnia di donne più giovani, dimentico qualcosa? Ah si l'ottima colonna sonora, tra le composizioni di Piersanti e diversi pezzi pop italiani.

Molto bello