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PRIMAVERA (2025) regia di Damiano Michieletto

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stratoZ     6½ / 10  11/06/2026 12:43:31 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Un discreto dramma in costume, ambientato nella pittoresca Venezia di inizio 700', racconta la storia di Cecilia, un'orfana che vive nell'Ospedale della pietà, luogo in cui le ragazze più talentuose vengono selezionate per far parte dell'orchestra e suonare il violino, il film punta a descrivere il rigoroso contesto che vigeva al tempo, basta la prima, shockante scena, dell'annegamento dei gattini appena nati, ad introdurre la vita del posto, con le orfane senza una reale prospettiva di vita che non sia quelle di essere sposate per finalmente uscire, venendo indirizzate dalle stesse teste al comando dell'ospedale a doversi sposare in modo da riscuotere una donazione dagli uomini, una sorta di compravendita di queste orfane, e questo si riflette anche nello stile, grigio, decadente, i colori desaturati dell'elegante fotografia restituiscono questa realtà priva di libertà, degli schemi consolidati dai quali non è possibile uscire, con la musica che sembra diventare l'unica ancora di salvezza e relativa creatività delle giovani donne, è qui che avviene la crescita del personaggio di Cecilia, inizialmente violinista per diletto che non aspetta altro che il suo promesso sposo torni dalla guerra per staccare con questa vita, ma che vedrà cambiate tutte le sue ambizioni dall'arrivo del nuovo maestro, Antonio Vivaldi, che porta una ventata d'aria fresca, che punta sulle abilità di Cecilia, fino ad allora non considerata tra le migliori, nominandola primo violino.

Il punto di forza del film ritengo sia a livello di forma, la confezione è ottima, dalle ambientazioni alla fotografia, sicuramente la bellezza della città lagunare aiuta e tanto, ma la composizione del quadro regala diversi momenti visivamente di assoluto valore, basti guardare i campi larghi dell'orchestra, che con l'aiuto dei bellissimi costumi restituiscono immagini che sono una gioia per gli occhi, o gli stessi momenti al di fuori dell'ospedale, come la splendida isoletta nella laguna nella quale l'orchestra va a suonare, fino ad altri momenti più bui, come le intrusioni dei sotterranei in cui la protagonista va alla ricerca delle proprie origini, a base di chiaroscuro con solo una piccola candela come main light.

Narrativamente è un film ambizioso, che prova a mettere tanta carne al fuoco, non riuscendo a mio parere ad approfondire ogni aspetto, tutta la vicenda psicologica dell'abbandono della protagonista, la mancanza di una figura di riferimento come quella della madre, il dubbio sulla sua identità e professione, vengono trattate con una certa superficialità, quella che invece è più efficace è la critica al contesto storico, per ovvi motivi filofemminista, con la descrizione di uomini ricchi egocentrici e che si sentono i padroni del mondo, passando dal personaggio di Accorsi, stimato ufficiale della Serenissima allo stesso direttore dell'ospedale, legato al denaro e noncurante dei sentimenti altrui, ovviamente l'eccezione è Vivaldi, che in tutta la sua debolezza fisica, nasconde una forte empatia ed un'innata sensibilità.

Niente male.