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POSSESSION regia di Andrzej Zulawski

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stratoZ     9 / 10  08/06/2026 12:56:28 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Il film più famoso di quel geniaccio di Zulawski ed anche uno dei suoi capolavori, "Possession" è un'opera estrema, senza compromessi, di difficile catalogazione, una storia d'amore isterica, disperata, tossica, esasperata, che nel suo estremismo arriva a toccare componenti orrorifiche ed addirittura apocalittiche, con una trama semplicissima l'autore ci trasporta nella Berlino Ovest degli anni ottanta dove vive questa ordinaria coppia borghese, con un figlio piccolo, nella quale l'equilibrio viene distrutto dalla scoperta del tradimento di lei, da qui il marito inizierà ad investigare scoprendo pian piano elementi sempre più estremi, il film si pone come una rappresentazione del rapporto vissuto dai due nella loro fragilità, lo stile di Zulawski è dominato da una camera a mano che vaga senza pace, esattamente come i protagonisti, assieme ad un sonoro estremamente immersivo nel quale le urla dei due sono sempre in primo piano, ogni tanto intermezzate da qualche altro forte suono che siano oggetti che cadono, vetri che si rompono, esplosioni, che mostrano come la progressiva esplorazione del rapporto li conduca verso questa bolgia infernale, andando anche verso un confine così labile nel quale la realtà si mischia all'incubo senza dare punti di riferimento, il tutto è una grande metafora dell'incomunicabilità all'interno del rapporto, una visione estremamente nichilista di Zulawski, che al tempo stava affrontando un complicato divorzio, e credo questo non sia un elemento casuale, nel quale dona il suo punto di vista nero, senza la minima speranza, il matrimonio che crolla e fa un sacco di vittime, la trasformazione della donna, inizialmente angelica, che subisce addirittura uno sdoppiamento, come si vede nel personaggio di Helen, maestra del figlio, uguale alla moglie, ma che ne rappresenta l'idealizzazione buona, pacifica, materna, diventando una proiezione della necessità di una figura del genere da parte del marito, distinguendosi da quello che diventa invece Anna, una sorta di entità maligna che urla, distrugge, addirittura uccide, andando a creare quella terribile creatura, un concentrato di male dal concept visivo lovecraftiano che probabilmente rappresenta tutta la tossicità del rapporto, con i due uomini, il marito stesso e l'amante storico, che si ritrovano di fronte ad un essere incomprensibile per natura, inconciliabile per antonomasia, la donna che mostra, dal punto di vista degli uomini, la sua duplice faccia, ma la narrazione è abile anche nella descrizione del personaggio maschile, un Sam Neill straordinario che caratterizza un marito anch'esso tossico, lontano dall'idealizzato amore incondizionato, quanto psicologicamente sul baratro, quanto legato solo all'egoistica ambizione del possesso nei confronti della moglie, è un film nel quale la narrazione nonostante le scabrose vicende messe in scena non distingue più buoni e cattivi, mette tutti in questo girone infernale, senza compromessi, senza conciliabilità.

Ma ciò che stupisce di più è lo stile, Zulawski impone una componente dinamica che riesce a coesistere con una regia meravigliosamente evocativa e ci sono diversi momenti che lo dimostrano, a partire dalle piccole trovate registiche, come il confronto iniziale tra i due al bar, appena scoperto del tradimento, con lo specchio dietro e le posizioni inusuali di come sono seduti, lui inquadrato frontalmente, con un angolo a separarli, lei inquadrata di profilo, come volesse collocarli in dimensioni totalmente differenti, arrivando al continuo uso di questa camera a mano impazzita, che in fondo rispecchia l'animo tormentato dei personaggi, alcuni momenti sono straordinari, come l'inseguimento per le scale del marito che rincorre la moglie, senza alcuno stacco, ed ovviamente, quella leggendaria scena nel sottopassaggio della metropolitana, tra le urla della Adjani che squarciano le orecchie dello spettatore fino a questa sorta di implosione, o aborto, nella quale sembra avvenire il mostruoso e definitivo sdoppiamento del personaggio.

Poi c'è la componente dell'ambientazione, nella quale, vi sono degli inserti storici interessanti, che si ricollegano saltuariamente alla vicenda, Berlino Ovest ai tempi era una sorta di enclave occidentale circondata da territorio sovietico, nel bel mezzo della guerra fredda si viveva quell'ambiente paranoico e cupo, che si rispecchia molto bene nelle tematiche del film, una città fatiscente, con i suoi colori grigi che si alternano ad alcune sequenza sanguinolente caratterizzate da un rosso ben più saturo, mettono in contrapposizione la grigia quotidianità della coppia, la speranza di un futuro ormai totalmente affievolita, con la passione ardente ed i sentimenti di estrema potenza emotiva che dominano i personaggi, lo stesso muro di Berlino, inquadrato più volte ed adiacente alla casa dove vive il mostro, è un chiaro simbolismo del muro emotivo e comunicativo tra i due.

Tra dramma, horror, fantascienza distopica, "Possession" è una perla del cinema di Zulawski, capace di scendere a fondo nell'animo nerissimo del rapporto di coppia, con un finale straordinario, volutamente esagerato, che non fa sopravvissuti, ma spazza via tutto, una Adjani clamorosa domina la scena col suo personaggio estremo, lasciando lo spettatore in balia di un forte disagio e di un pessimismo incontrovertibile.

Capolavoro.