Bellissima opera di fantascienza di Spielberg, in pieno periodo d'oro per il regista che a quei tempi non ne sbagliava una ed a mio parere rimarrà ispiratissimo almeno fino a metà anni novanta, in ogni caso "Close encounters of the third kind" è diventato a ragione un cimelio di culto del genere per via del suo peculiare approccio con l'immaginario degli extraterrestri, prima di tutto bisogna contestualizzare quella che era la fantascienza prima, proveniente da degli anni cinquanta e sessanta colmi di paranoia per via della guerra fredda nella quale l'elemento straniero, così come il concetto di sconosciuto, era visto come una minaccia, una costante preoccupazione, un passo verso l'estinzione per l'uomo che tendeva costantemente a preservarsi respingendo e ricorrendo a misure estreme contro questi esseri spesso mostruosi e sanguinolenti, Spielberg qui ribalta totalmente questa concezione, inserendo prima di tutto una componente di stupore, di genuina curiosità da parte dell'uomo che ammira il cielo stellato fantasticando di altre forme di vita simili a noi, a tal proposito vi è una fotografia clamorosa, il cielo blu notte così condito di astri, per ovvi motivi irrealistico, ma estremamente affascinante e propedeutico alla narrazione, fa sognare lo spettatore assieme ai personaggi, allo stesso tempo la regia riesce ad essere equilibrata inserendo comunque una componente di mistero, che scaturisce in una certa suspense - ed ai tempi, Spielberg era un fenomeno a gestire la suspense, penso basti "Duel" a dimostrarlo - che pervade la pellicola, vuoi per i bizzarri avvenimenti, come blackout, vuoi per la totale ignoranza di fronte ad un fenomeno proveniente da così lontano, giocando, soprattutto nella parte centrale, con un certo approccio antropologico che mostra le reazioni dell'uomo e delle istituzioni di fronte a questo fenomeno, tra un credo inattaccabile, spesso scambiato per follia, a complotti studiati alla perfezione per evitare la scomoda presenza di testimoni.
Tutto questo scaturisce in un incontro finale da antologia, nel quale il mistero viene parzialmente risolto, il film evita facili clamori e tramite le sequenze finali lancia un messaggio di pace e tolleranza, annulla la paura del diverso e dell'ignoto tramite la conoscenza di questi alieni pacifici, con i dovuti riferimenti a tematiche sociali importanti, come appunto la xenofobia, il tutto con una semplicità disarmante, senza la minima retorica, lasciando allo spettatore un incredibile stupore di fronte alle splendide immagini dell'imponente astronave che lentamente approccia i terrestri, d'altronde anche loro, come noi, si sentono inizialmente intimoriti, altro elemento interessantissimo è la componente musicale, la splendida scena in cui comunicano con l'astronave tramite le melodia, trovando in essa il linguaggio universale.
Tecnicamente di assoluto valore, dai già citati effetti speciali, splendidi per il periodo, alla fotografia dai colori pop, satura ed immersiva, ovviamente, una delle chicche del film, è la presenza come attore di quel mito di Truffaut.