Film totalmente strambo, un'opera associabile stilisticamente a quel movimento che stava nascendo in Giappone con Tsukamoto, tra il cyberpunk, il body horror, una componente grottesca notevole, con una sceneggiatura improntata sull'assurdo, ammettiamolo, non sempre semplicissima da seguire, che tramite pochi elementi riesce in ogni caso a trasmettere un messaggio anche abbastanza chiaro, "964 Pinocchio" è la storia di questo manichino lobotomizzato che viene venduto da una grande azienda a delle clienti per soddisfare le loro perversioni sessuali, che tuttavia per colpa di un difetto di fabbrica verrà abbandonato, iniziando un'avventura in un mondo esterno del quale non ha minimamente esperienza, incontrando presto Hamiko, una giovane vagabonda che lo prende a cuore e con la quale intraprende un viaggio che comporterà la trasformazione di entrambi.
A livello tematico, l'autore sembra voler trasmettere col suo stile dinamico, scattoso, senza un attimo di tregua, una certa componente ansiogena e paranoica nei confronti di un futuro dove la tecnologia sembra ormai aver presto il totale sopravvento sulla quotidianità, andando ad influire su bisogni come quelli sessuali, allo stesso tempo, il dettaglio del difetto di fabbrica ed il successivo abbandono, sembrano lanciare un monito verso la società iperconsumistica, che aveva raggiunto forse il suo apice nel decennio appena concluso, questa paura, ben esplicitata nella prima parte, esplode in una seconda totalmente anarchica, stilisticamente basata sull'esagerazione, con diverse sequenze dal gore ben messo in mostra, come la famosa e lunga scena del vomito di Hamiko, che praticamente produce più vomito del suo stesso peso corporeo, finendo per impanarsi con lo stesso, un momento particolarmente schifoso che nella sua natura estrema rappresenta un vero e proprio sintomo di nausea come conseguenza iperbolica della paura e della frenesia della modernità, con i due personaggi che sono dei veri e propri scarti di questa società che va a trecento all'ora.
La trasformazione del protagonista, rappresenta anche una certa ribellione, vicina alle tematiche cyberpunk nelle quali spesso viene assottigliato quel confine tra le macchine e l'uomo, il burattino sessuale, anche se lobotomizzato, pian piano prenderà consapevolezza della sua natura e del rigetto a cui è stato sottoposto, elaborando emozioni ed ambizioni umane che erano state represse sul nascere, da qui diverse sequenze ancora una volta estreme, come la lunghissima corsa, con una telecamera impazzita che non riesce a staccarsi dal movimento, che a tratti sembra una versione ancor più estremizzata di Zulawski - per quanto si possa estremizzare un autore simile - e segue il personaggio per lunghissimi tratti prima di una sanguinolenta e grottesca resa dei conti.
Uno dei pregi del film è quello di riuscire ad andare oltre il mero gore, quello di riuscire a creare, tra un po' di schifo e un po' d'ironia, una componente empatica forte, facendo prendere a cuore allo spettatore le vicende di questi due scarti della società, fino ad un finale che sotto quel velo di melma, vomito e malformazioni, nasconde un cuore tenero.