Non tra i miei preferiti del grande John, anzi direi tra i suoi pochi film dimenticabili, è un soggetto che propone qualche spunto interessante, d'altronde non tutti i giorni si vede un mix tra horror, fantascienza, western ed azione, e che come spesso accade nella filmografia dell'autore, riserva anche qualche interessante riflessione sociologica, qui il focus è ben chiaro, l'imperialismo denunciato senza mezzi termini, in fondo queste entità marziane si ritrovano invase dagli umani che vengono a rompergli le scatole, dovendosi soltanto difendere, lo stesso trucco di questi indigeni marziani, ricorda tanto quello delle tribù, che siano africane o americane, tuttavia il punto di vista è spesso spostato su questa squadra di recupero, arrivata sul pianeta per portare indietro Desolation Williams, temuto criminale che si dice abbia sterminato il resto degli umani, da qui il gruppo, capisce che la minaccia è incombente ed unisce le forze per sopravvivere contro queste entità apparentemente immortali e che una volta che viene distrutto il corpo umano che occupano, si trasferiscono subito in un altro.
Il film prende quella struttura tipica dei film in uno spazio chiuso con i nemici che vengono dall'esterno, tornando al cult dello stesso Carpenter "Assault on precinct 13" ed innumerevoli western a cui l'autore si è ispirato, la realizzazione tuttavia non è delle migliori, le scene d'azione in realtà rimangono poco impresse, senza particolari momenti con la minima verve, gli effetti speciali sono rivedibili, probabilmente a causa di un budget non così corposo, ma tipo quando gli spiriti lasciano il corpo e si vede la loro soggettiva è abbastanza bruttino, si salva comunque un ritmo che regge bene e non fa mai annoiare e sopratutto la forte ironia presente nei vari personaggi, da Ice Cube, criminale che pian piano mostra un animo buono ed umano, complice anche la perdita del fratello che accresce l'empatia nei suoi confronti, a Jason Statham che ci prova per tutta la durata con la capa della spedizione, interpretata da Natasha Henstridge.
Simpatica l'ambientazione, con una Marte totalmente colonizzata dagli umani, che sono stati capaci di ricreare l'atmosfera terrestre, la fotografia la valorizza fino ad un certo punto, tingendo di rosso ogni cosa, sembra uno di quei filtri stereotipi dei posti tipo Messico -> Giallo, Nord Europa -> Blu, Marte -> Rosso, più o meno, giostrando diverse sequenze tra una tamarrata e l'altra.