stratoZ 8½ / 10 oggi alle 11:25:18 » Rispondi ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER
Bellissimo film post apocalittico sovietico, un'opera nera, nichilista, senza speranza, che condanna l'uomo senza faziosità o demagogia, un film intriso di critica e spirito misantropo che suggella il fallimento umano, senza compromesso, senza uscita, un flusso di coscienza che nasce dalle parole di questo professore ai tempi premio Nobel per la fisica che scrive lettere al figlio, mai ritrovato dopo l'apocalisse nucleare che ha raso al suolo tutto, costringendo i pochi sopravvissuti a proseguire una vita di stenti in dei bunker sotterranei, è un film estremo, perlopiù per il suo pensiero radicale, che presenta in realtà una messa in scena che gioca a sottrarre, e questa è una scelta vincente, probabilmente condizionata dal budget e dalle possibilità produttive, non mostrando direttamente l'orrore, quanto tenendolo appena fuori campo, fatta eccezione qualche esplosione mostrata da lontano, il resto si concentra più sulle conseguenze che sull'orrore della guerra nucleare in sé, anche nelle saltuarie sequenze in cui l'elemento cruento sembra avvicinarsi, come nell'iniziale fuga del professore, che insiste per passare attraverso il tunnel dei defunti per riuscire ad andare all'esterno a cercare il figlio, finendo in una sorta di laboratorio dove vengono portati i feriti dall'esplosione nucleare, la regia affida al sonoro il compito di shockare ed inquietare lo spettatore, giocando col fuori campo e le urla dei poveri malcapitati, non vi sono immagini che indugiano sul gore, non vi è quell'effetto shock a bruciapelo, vi è un approccio più filosofico, un approccio che ha metabolizzato il disastro e ne analizza le colpe e le conseguenze, ed è qui che il film lancia il suo significato più immediato, senza perdersi in politica o spicciola demagogia, senza dividere buoni e cattivi, ma accusando direttamente lo stesso genere umano, le nazioni coinvolte non vengono nemmeno citate - anche sé, considerato l'anno di uscita e la provenienza della produzione, sembra quasi ovvio -, il cuore del discorso è un fallimento evoluzionistico che bolla l'uomo come unica specie capace di estinguersi pur essendo quella dominante, capace di massacrare e decimare i propri simili per scopi dall'apparente vantaggio immediato ma che portano inesorabilmente nella miseria e nella distruzione.
Il film nella sua descrizione del contesto porta nel mezzo della disumanità dell'uomo una volta messo alle strette, la civiltà che viene demolita e l'etica che si adatta alle nuove necessità, non vi è più il rispetto del debole, vi sono rigide regole che guardano soltanto alla sopravvivenza della specie, che non transige di fronte a nulla, nemmeno di fronte ad un gruppetto di orfani in difficoltà, allo stesso tempo, vi è una sorta di adattamento, come si vede nella vita di Larsen, che in mezzo ad un mare di dolore, vista pure la dipartita della moglie vive nella speranza che in superficie la guerra sia finita e di riuscire a rivedere il figlio, prima o poi, con alcuni momenti particolarmente toccanti, come il seppellimento della moglie o il tentativo di ricreare rudimentali addobbi natalizi, per dare una parvenza di normalità al quotidiano.
Stilisticamente bellissimo, con una componente visiva foschissima, caratterizzata da questa color che ricorda il viraggio del muto, tra il giallo intenso che domina quasi tutte le scene e qualche sequenza col blu dominante, un mare di polvere che si alza tra le rovine della civiltà umana, che non permette di vedere poco più avanti, esattamente come la prospettiva del futuro dei personaggi.