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AL BAR DELLO SPORT regia di Francesco Massaro

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stratoZ     7 / 10  26/05/2026 12:32:42 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Allora, procediamo con calma, oggettivamente non è un film straordinario, tutt'altro, ha i suoi tanti difetti e siamo tutti d'accordo, però, personalmente, mi piace molto, partendo dal fatto che mi mette un bel po' di nostalgia, probabilmente perché da ragazzino mi capitava di andare al bar o al centro scommesse del paese e beccare soggetti simili a quelli del film, così colorati, così spontanei, così folkloristici, che una volta compreso e metabolizzato il loro malessere, riuscivo quasi a provare un mix tra fascino ed affetto nei loro confronti, il film in fondo narra di questo malessere, i due personaggi principali, Banfi e Calà, sono l'iperbolica rappresentazione di questi soggetti un po' accattoni, un po' sfaticati, che sperano nella buona sorte delle vincite per risolvere tutti i loro problemi, per questo ritengo che il film contenga in ogni caso un discreto elemento malinconico sotto quel velo di trash che lo caratterizza.

La Torino degli anni ottanta in fondo è così pittoresca, dividendosi tra il cognato che è il tipico impiegato FIAT diligente con casa di proprietà e famiglia e la banda di raccattati che sono i frequentatori del bar, ma il fascino oscuro della vincita al Totocalcio, in fondo influenza entrambi allo stesso modo, l'incredibile colpo di fortuna di Lino, roba che capita una volta nella vita, sarà il motore di una serie di gag e situazioni divertenti ma che dietro alla risata mostrano il volto di un'Italia picaresca, legata al denaro facile, concetti non lontanissimi da quelli espressi dalla precedente commedia all'italiana, il tanto agognato salto di ceto che buona parte di quei personaggi durante il boom volevano compiere. E lo si vede in tutti, dai familiari agli amici del bar, fino al personaggio della Venier, legata senza troppo impegno al protagonista, ma che si mostra anch'essa legatissima a quella grande somma di denaro.

Poi vabbè, lo stile è un discorso a parte, vi è un po' di trash, ed alterna sequenze riuscite ad altre più blande, ritengo che Banfi qui sia un portento, le scene migliori scaturiscono sempre da lui, tra le sue imprecazioni, o meglio ancora, i suoi scongiuri, come succede nella scena della diretta radio quando scopre di aver vinto, dovendo legare il nipote perché rompeva troppo le scatole e pregando alla ******* dell'incoroneta, o gli altri momenti al bar in cui battibecca col proprietario "ma cos'hai nel cervello? il risotto allo zaffereno??" lo so è una str0nzata ma mi fa spaccare dal ridere, invece Calà mi risulta abbastanza indifferente, ogni tanto fastidioso, ed anzi questo è un dei film in cui è più decente, ma per me i due stanno su piani totalmente differenti, diverse sue scene francamente, sono mediocri, come le imitazioni del cantato di "L'italiano" di Cutugno o i vari momenti al poker ed al casinò.

In ogni caso, è un film per cui provo un certo affetto, tra trash ed ingenuità, in fondo gli voglio bene.