Interessante collaborazione tra Rossellini e Totò, l'unica, che ha riscontrato diversi problemi produttivi, il risultato finale comunque è buono, ne fuoriesce una commedia che affonda le sue radici nel realismo del dopoguerra tanto caro al regista, narrando, tramite il flashback del protagonista, imputato in tribunale, la lunga vicenda riguardante quest'uomo finito in carcere per aver compiuto delitto d'onore, uccidendo uno dei suoi migliori amici che ci stava provando con la moglie, scontando una lunga pena che lo porterà ad uscire diversi anni dopo.
Uno degli aspetti più interessanti è il decadente concetto che ribalta totalmente la visione del protagonista, ovvero quello di una realtà all'esterno ben più deludente della sua routine in carcere, all'inizio il buon Salvatore è ben felice di lasciare il carcere, pur non avendo una chiara visione del futuro e di dove stare o come reinserirsi nella società, ma una sequenza di esperienze deludenti lo porteranno addirittura a rimpiangere la detenzione, ovviamente è una trovata iperbolica, ma che rappresenta un certo spirito disilluso nei confronti della dura realtà del dopoguerra ed allo stesso tempo lancia un atto d'accusa nemmeno troppo velato alla difficoltà di reintegrazione di un ex detenuto nella società, lo si vede ad esempio nella bella sequenza della gara di ballo dove inizialmente l'uomo diviene un punto di riferimento per i ballerini che sostiene per completare questa maratona, ma che viene scaricato appena trapela la notizia, le ulteriori delusioni riguardanti la famiglia, forse ancora peggiori, che fanno crollare ogni certezza, anche riguardante il passato, fino ad allora idealizzato, sono la pietra tombale su quella che è la realtà al di fuori delle mura carcerarie, con la famiglia che rivela una natura immorale e avida e per finire con addirittura una deludente scoperta sulla moglie ormai defunta, questa crudeltà della pellicola, questa realtà così grezza, è uno degli aspetti che ho trovato migliori, il lato comico invece ne risente, non brilla come al solito se non in qualche momento in cui il solito grande Totò mette la quinta e parte a molla, ma probabilmente per esigenze di scrittura, è più limitato del solito, diciamo che la componente drammatica eclissa leggermente quella comica, ma non è detto sia un male.
Nel complesso l'ho comunque apprezzato, anche il finale è una chicca, riesce a strappare qualche risatina ma è molto più amaro che dolce.