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VIVERE - IKIRU regia di Akira Kurosawa

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stratoZ     8 / 10  05/05/2026 12:18:45Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Bellissimo film di Kurosawa, un'opera molto toccante del leggendario regista nipponico che racconta l'ultima parte della vita di questo funzionario comunale, un uomo che ha sempre rinunciato ai piaceri ed agli affetti per dedicarsi al lavoro, freddo nei rapporti, compreso quello col figlio e che resta costantemente al suo posto, facendo il minimo indispensabile per andare avanti, come definito dallo stesso narratore, un uomo già morto, che tuttavia tornerà in vita per via della tragica scoperta di essere affetto da un tumore allo stomaco, restandogli pochi mesi di vita, qui la narrazione mostra la trasformazione dell'uomo, passando attraverso varie fasi, un iniziale rifiuto che confluisce in un impeto autodistruttivo, portandolo a passare tra bar e locali della movida del tempo a bere e cercare di morire il più velocemente possibile, salvo poi fare conoscenza di alcuni simpatici tipi che lo porteranno a divertirsi e pian piano riprendersi psicologicamente, intraprendendo un percorso di redenzione che lo porta a sviluppare una nuova concezione, ora che ha il tempo contato e più nulla da perdere, una nuova mentalità dove non si tira più indietro come in passato, andando a svolgere dei compiti come quello della bonifica della palude, tanto voluta dai cittadini e costantemente rimbalzata da ufficio ad ufficio - quella sequenza, mostra una splendida ironia nella sua drammaticità, mi ha ricordato gli stessi rimbalzi che accadono in "Brazil" - dando un senso alla parte finale della sua vita, dedicandosi a fare del bene e venendo omaggiato dai cittadini riconoscenti.

Kurosawa impone uno splendido stile che partendo da un evento drammatico riesce a rincuorare e portare speranza nello spettatore, rinunciando ad inutili patetismi e spostando il punto di vista del personaggio dal dramma della preannunciata fine alla riconoscenza per il dono della vita, cercando di farne il meglio possibile, una tematica intima trattata in maniera toccante che si riversa anche nei rapporti sociali, specie nella seconda parte, portando l'elemento dell'idea che sopravvive all'uomo, gli stessi colleghi del protagonista proveranno a prendere spunto dalle sue azioni, ma verranno risucchiati dagli stessi meccanismi che avevano afflitto lo stesso per i trent'anni precedenti, realizzando un finale dolceamaro e di forte impatto sullo spettatore.

Registicamente di assoluto valore, con un montaggio eclettico che scandisce benissimo i tempi, non rinunciando a split screen e virtuose transizioni, una composizione del quadro come al solito ricercatissima - basti guardare i momenti nei vari locali, che sono una gioia per gli occhi, come ad esempio quella peculiare inquadratura del pianoforte in cui l'immagine è sdoppiata dallo specchio - ed diverse sequenze molto evocative, su tutte, ovviamente, quella dell'altalena, uno degli ultimi momenti di vita del protagonista, col suo sorriso sereno, consapevole della fine ma arrivato ad una pacifica accettazione che scalda il cuore.

Molto bello.