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Clint Eastwood nei suoi floridissimi anni 90's realizza uno dei drammi sentimentali più celebri del cinema contemporaneo, un film emozionante, sentitissimo, che a mio parere trova il punto forte nella splendida messa in scena, in primis dominata dal duo protagonista, poco da fare, la Streep è fenomenale nel tratteggiare il personaggio di Francesca, donna di mezza età proveniente dall'Italia che ha sposato un soldato americano e si è trasferita nella provincia dell'Iowa, dove conduce una vita estremamente normale, alle prese con una quotidianità stantia alla quale si è ormai rassegnata, tra le faccende domestiche, il crescere i figli, l'occuparsi dell'orto, la recitazione della Streep riesce a trasmettere tutti i tormenti del personaggio, facendoli trasparire non in maniera plateale ma andando a lavorare sul paraverbale, sul linguaggio del corpo, sui tempi scenici, una performance incredibile che riesce a far empatizzare col personaggio, entrare nella sua vità in cui vige questo dualismo tra l'amore per la famiglia, il bisogno di stare in un porto sicuro ed il rimpianto di non aver vissuto in maniera più avventurosa, di non aver visitato gli altri posti del mondo, di non aver mai lasciato la casa e la routine per puro svago, è l'incontro con Robert, fotoreporter di National Geographic che si trova nella località per fotografare questi celebri ponti, che farà smuovere qualcosa in Francesca, venedo a contatto con la sua personalità libera, con le sue abitudini da nomade che ha deciso di non stabilirsi mai ma girare il mondo, intraprendere rapporti saltuari che non per forza vuol dire siano meno veri, il film va ben oltre la banale storiella d'amore, che intendiamoci, in ogni caso è molto emozionante anche quella, per via dell'ottima caratterizzazione dei personaggi, và a mettere il focus su tematiche ben più ampie, non nuovissime, ma trattate in maniera particolarmente impattante, il rapporto tra i due diventa lo specchio di quella breve trasgressione di soli quattro giorni che fa valere la pena di aver vissuto il resto della vita, un amore sentito che diventa doloroso nel momento dell'addio, inevitabile, e che prende spunti esistenzialisti.
Interessante anche la descrizione del contesto della provincia americana degli anni 60', una sorta di paesello dove le voci corrono, tutti sanno tutto di tutti e vi è un certo bigottismo di fondo, come si vede nella figura della donna che ha tradito precedentemente il marito ed ora viene maltrattata dal resto degli abitanti.
Eastwood firma un'opera toccante, con una regia sapiente, che sceglie una via quasi minimale, senza infarcire il film di elementi superflui, concentrandosi sul rapporto, tra silenzi, piccoli gesti, intese e bei confronti, per puro gusto personale, nella seconda parte si spinge un po' troppo oltre con qualche frase che tende a ricalcare i significati, risultando didascalico, ma per fortuna è un momento limitato e che non fa troppi danni, una bella colonna sonora e la fotografia satura che risalta l'ambientazione rurale, donano al film una dimensione poetica, delicata, emozionante.