stratoZ 6½ / 10 oggi alle 13:34:38 » Rispondi ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER
Film d'esordio per la coppia di registi, devo dire, una favoletta gradevole e visivamente di buonissimo livello, il concept principale del film riguarda la metanarrazione, proponendo interessanti riflessione sulle storie trasmesse oralmente, sul folklore, sulle tradizioni del popolo italico, venendo introdotti alla vicenda da questi allegri uomini verso la terza età che si riuniscono al bar a bere qualcosa e raccontare la favola di Luciano, dividendo la vicenda in due parti.
Il racconto in sé mostra abbastanza esplicitamente, delle incongruenze tra la prima e la seconda parte, con una trasformazione del personaggio abbastanza improbabile, ma probabilmente questo stesso elemento fa parte del significato metanarrativo che pone una certa incoerenza nel racconto trasmesso per via orale, come specificato da uno degli stessi personaggi nella pausa fra il primo ed il secondo racconto, su come queste storie passino da dieci, a quindici a cinquanta parole da persona a persona, un esempio evidente è il totale cambiamento di attitudine nei confronti del denaro, se nel primo episodio Luciano è una sorta di eroe popolare che respinge a tutti i costi le convenzioni del tempo, gli ordini di una classe dirigente egoista e dispotica, rappresentata dalla figura del principe, ma anche dal resto del contesto che obbedisce ciecamente, professando quello che è un prodromo della lotta di classe, andando contro le caste precostituite, nella seconda parte il personaggio diventa fondamentalmente quello che è un cercatore d'oro nella terra del fuoco, che a differenza della prima parte, fa della sua ragione di vita il ritrovamento di questo leggendario bottino, costretto all'esilio dall'accusa di omicidio che pende sulla sua testa, nel finale atto di ribellione al principe, attaccando quel simbolo del potere che è la porta che ha imposto al popolo di non utilizzare ed involontariamente, uccidendo la sua amata, almeno a detta del racconto che volontariamente rimane poco chiaro al riguardo.
Se nella prima parte il film prende i connotati del dramma storico di stampo sociale, con una bellissima ambientazione bucolica tra le campagne del centro Italia, la seconda assomiglia molto ad un western di frontiera, riportando in voga la tematica della febbre dell'oro in uno dei luoghi più remoti della terra, giocando con quello che è uno dei temi principali del western crepuscolare, l'avarizia, proponendo una sfida all'ultimo sangue con i pretendenti a questo tesoro e mostrando un'umanità avida e senza la minima morale.
Molto bello a livello visivo, estremamente radioso con una fotografia pulita che in certi momenti ricorda le immagini di Malick, una regia alla ricerca del virtuosismo e di una certa bellezza formale, aiutata dalle splendide scenografie, tra borghetti rustici, boschi, laghi ed imponenti montagne, mi è piaciuto.