Discreto film di Ozu, uno dei pochi che ho visto che considero un film minore, anche se comunque la qualità è buona, l'unico realizzato dal regista durante gli anni della guerra, fondamentalmente è un dramma di stampo familiare che mette in risalto un particolare rapporto tra padre e figlio, giocando con le tematiche tanto care a regista, a partire dal senso di colpa che diventa il motore delle vicende dei due, col padre, maestro di scuola, che durante una gita vedrà annegare uno dei suoi alunni e non reggerà psicologicamente, finendo per trasferirsi, da qui la nuova vita dei due sarà costellata da difficoltà economiche, a cui il padre ovvierà con un gesto di grande altruismo trasferendosi lontano dal figlio e mantenendolo a distanza pur di mettere da parte altro denaro per la formazione, in questa parte viene mostrato il legame forte tra i due che prescinde la distanza, un elemento doloroso ma necessario che porta il film sui binari malinconici dell'ultima parte, quella che vede il figlio cresciuto che ha preso le orme del padre, col quale comunque continua a rimanere in contatto a distanza, fino ad una delle saltuarie visite che vuole mostrare, in questo senso è un film colmo di gratidudine, che mette lo spettatore in mezzo a quel difficile contrasto vissuto dal genitore tra la necessità della vicinanza ed una prospettiva per il futuro del figlio, il padre prende una funzione quasi sacrificale che si esplica bene nella parte finale, al punto che se fosse un film occidentale parlerei di figura cristologica, ma probabilmente Ozu non aveva questo tipo di visione e sto considerando la mia soggettiva.
In ogni caso è un'opera che riesce a trasmettere emozioni contrastanti, tra malinconia e speranza, senso di colpa e redenzione, affetto e distacco, Ozu fa vedere i prodromi del suo futuro stile con una prevalenza di immagini fisse e campi larghi in interni che dominano la scena ed un discreto ritmo che incalza costantemente la narrazione, non male.