Bellissimo film di Ozu, a posteriori, una delle opere che ha influenzato il neorealismo, in realtà in buonissima compagnia - mi viene subito in mente "Toni" di Renoir -, più stilisticamente che concettualmente, erano ancora gli anni prima della guerra e Ozu presumibilmente non poteva immaginare quello che sarebbe successo, è un film straordinario nel contestualizzare la precarietà del Giappone, non vi sono ancora le macerie, non vi è un'economia sventrata dal conflitto, vi è soltanto una realtà industriale nella quale questo padre si muove assieme ai due bambini, è un'opera spoglia che non si mette a spiegare o perdersi nei dettagli, non vi è nemmeno il chiarimento sul motivo per cui manca la madre, la prima parte, agli antipodi dall'opera futura di Ozu, è quasi del tutto girata in esterni, con il padre ed i figli che girovagano alla ricerca di un lavoro ed un pezzo di pane, mostrando un continuo rifiuto da parte dei datori di lavoro che porta a momenti particolarmente toccanti, di grande dignità e complicità familiare, è un film estremamente proletario sul proletario, che mostra senza fronzoli una realtà dimenticata, gli ultimi costretti a fare i conti con la vita, la seconda parte, caratterizzata dall'incontro con questa donna rimasta sola, con una figlioletta malata, è ambientata perlopiù in interni, prendendo una dimensione più intimista, colma di empatia, l'atto attorno al quale gira tutto diventa un precursore del film più famoso del nostro caro De Sica, e fa emergere una componente empatica straordinaria ma soprattutto una denuncia sociale e politica tagliante, l'ultimo, il più povero, che per la sua grande umanità fa un gesto che lo comprometterà a vita, per salvare la vita di una bambina in pessime condizione di salute è uno specchio dell'indifferenza dei più benestanti e delle istituzioni, è un atto che annulla ogni concezione di bene o male, un crimine, illegale ma estremamente morale, che mette lo spettatore in una condizione mista tra la rabbia per via del contesto e la compassione per un personaggio dal cuore enorme.
Pulito e minimale, e forse per questo riesce a far sgorgare ancora meglio le emozioni, è un Ozu ancora lontano dallo stile statico della seconda parte di carriera, con una regia che regala anche diversi movimenti di macchina, uno stile inizialmente agrodolce che si va a drammatizzare esponenzialmente in una seconda parte straziante, per quanto mi riguarda un film bellissimo.