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TE' E SIMPATIA regia di Vincente Minnelli

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stratoZ     7 / 10  11/04/2026 18:56:56 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Bel melodramma di Minnelli che qui tratta un argomento scottante, ovviamente da contestualizzare al periodo, ancora in pieno codice Hays, nel quale l'omosessualità non poteva esser davvero mostrata, è così che l'autore ha dovuto rendere la cosa particolarmente velata, operazione molto simile a quella fatta da Mankiewicz qualche anno dopo con "Suddenly, Last Summer", qui Minnelli gioca con una sceneggiatura intelligente, proveniente da una commedia teatrale - e si vede tanto, soprattutto nella seconda parte - che descrive dettagliatamente il contesto scolastico americano degli anni quaranta, andando a scalfire pian piano i pregiudizi e la chiusura mentale dell'ambiente, mostrando l'aperto contrasto tra gli interessi medi dei ragazzi e quelli del protagonista, Tom, distaccato dalle tipiche discussioni sulle ragazze e sullo sport, puntando più su una sensibilità ritenuta poco mascolina dalla superficiale visione del resto del college, ma la critica non si limita solo all'ambiente scolastico quanto a tutto il contesto attorno, a partire dagli stessi professori ed arrivano alla stessa famiglia di Tom, col padre che mostra una certa mascolinità tossica che continua a ribadire la funzione di virilità nell'uomo

Lo sviluppo della sceneggiatura approfondisce la figura di Laura, interpretata da Deborah Kerr, moglie di uno dei professori che prende a cuore Tom e si invaghisce di lui, mostrando anche da un certo punto di vista la disfunzionalità della figura del marito, che si perde in quel marasma di intolleranza di cui è invaghito il contesto, provando a liberare Tom dai pesanti giudizi e preconcetti a cui è quotidianamente sottoposto.

Il film presenta un'impronta fortemente drammatica, che ho apprezzato parecchio, una forte disillusione di fondo, anche abbastanza atipica nell'opera di Minnelli, che porta alla distruzione del rapporto ed ad un vero e proprio burnout del protagonista, sfinito dalle pressioni sociali di un mondo che non lo fa minimamente esprimere, il finale è una chicca di malinconia che valorizza ancora di più l'opera.

Molto interessante per la coraggiosa tematica trattata, è un buonissimo dramma di stampo teatrale, stracolmo di dialoghi e perlopiù girato in interni dove gli attori danno grande prova della loro presenza scenica e personalità, una Deborah Kerr estremamente empatica ed un John Kerr - ho controllato, non sono parenti - sopra le righe capace di trasmettere tutto il suo disagio.