Cult di mastodontico successo di Ridley Scott, ma che personalmente non mi ha mai detto granché, un kolossal storico che ho sempre trovato poco emozionante, se non nelle battute finali, con un soggetto da revenge movie in un'epoca a posteriori splendente ma fondamentalmente caratterizzata da violenza e tensioni politiche, partendo dalla campagna contro le tribù germaniche, con la bidimensionale figura di Massimo Decimo Meridio, un po' l'eroe che si deve amare a tutti i costi, guai a trovargli un difetto, perfetto sia sotto il punto di vista delle abilità di combattimento che riguardo la strategia militare, oltre che a livello morale, un po' quell'anima troppo pura per immischiarsi nella turbolenta politica dell'impero, ma che a livello meritocratico meriterebbe di diventare l'imperatore della galassia, che viene per forza di cose tirato in mezzo al conflitto dall'infamissimo Commodo, che combina un delirio, finendo per bruciargli casa, ammazzargli la famiglia, cavalli compresi.
Il cuore del film è la lunga e agognata vendetta nei confronti di Commodo, che accompagna uno spettatore desideroso di giustizia ed il dilaniato personaggio di Massimo, diventando un gladiatore in una provincia africana e finendo a Roma grazie alle sue abilità, da qui il film riserva diversi momenti di epicità come quella simpatica scena in cui Massimo si toglie l'elmo, anche se ho sempre preferito la versione col doppiaggio in catanese che trovate su youtube, ma, scherzi a parte, vi è anche la parte che apprezzo di più del film, l'elemento del consenso, fondamentale nelle dinamiche politiche di Roma, allora come oggi, Commodo potrebbe far fuori Massimo in cinque secondi con tutti i soldati che si ritrova, ma anche l'imperatore dipende dal consenso, Massimo ha il supporto del popolo, e questo da particolarmente fastidio a Commodo, questo probabilmente è il sottotesto più maturo del film.
Si arriva alle battute finali col film che si dilunga un po' troppo tra un evento e l'altro, la battaglia finale obiettivamente, è accettabile solo perché è un film, la vedo dura che un imperatore, specie infame come Commodo, possa fare una scelta del genere nella realtà, ma vabbè, è un film, non sto qua a disquisire sulla veridicità storica, regalando comunque un bel po' di pathos in questa fase.
Nel complesso però resta poco, anche dopo diverse visioni, non è un film che mi emoziona, gasa a tratti, ha frasi epiche buttate qua e là, ma tutto rimane in una dimensione così superficiale ed approssimativa da risultare impalpabile, anche tecnicamente, ha uno stile fin troppo patinato, con una Roma fintissima, e oggi più che mai si nota quanto sia tutto ricostruito tramite una fredda CGI, una fotografia stucchevole, con i suoi colori caldi, probabilmente l'elemento migliore è la colonna sonora di Zimmer e la famosa canzone di Lisa Gerrard, che vabbè, è tipo tra i suoi pezzi più dimenticabili, meglio ascoltarla nei Dead Can Dance.
Ma ricordate, non è tanto il film in sé, il vero danno è che da qui in poi Ridley Scott farà altri trecento kolossal storici ancora più pallosi, ancora più impalpabili, è questo il vero dramma.