Ecco come immagino la genesi dell'opera: Un giorno un produttore della Disney si sveglia e per un caso abbastanza fortuito si rende conto che esiste un'altra parte di mondo all'infuori dell'America ed addirittura, nella quale fanno pure film, incredibile, scoprendo l'esistenza di questo "Alps", firmato tra l'altro da un nome ormai celebre pure nel suo continente, e pensa tra sé e sé, perché no? Perché non farne una versione spaccac0glioni americana? Sostituendo quell'algida freddezza ed il disagio di fondo del film greco con un po' di retorica che a noi piace tanto, con delle belle frasette per imbellettare l'opera e scenette patetiche con la musica al piano in sottofondo.
Ed ecco fatto, il prodotto che ne fuoriesce è questo, un po' il classico polpettone per famiglie a base di buoni sentimenti e zucchero, che parla di quest'attore di pubblicità americano e che vive in Giappone, il quale non riesce mai a completare un'intera conversazione senza cambiare lingua, fateci caso, non c'è una scena in cui la lingua rimane la stessa, switchano continuamente tra inglese e giapponese senza un determinato motivo, vabbè, fatto sta che il plot è quel prevedibile meccanismo nel quale il protagonista viene assegnato a dei casi ai quali si affezionerà, non riuscendo a scindere la figura professionale dall'emotività, un po' una metafora dell'attore che impersonifica talmente tanto il personaggio dal restare empaticamente coinvolto, con una sceneggiatura che si adagia verso delle scelte talmente convenzionali nelle sottotrame da far cascare il latte alle ginocchia, parlo della bambina e del vecchio attore ovviamente, ma soprattutto mostrando diverse scene improponibili, come quella del colloquio a scuola, momento imbarazzante, con Fraser che ripete frasi come "mi raccomando, non abbandonate la bambina, qualsiasi cosa accada, siateci sempre per lei" e robe così, mentre i membri commissione lo guardano sconvolti, vabè.
Nel complesso è un drammone pietoso e piagnucoloso con uno stile che per me è totalmente repulsivo, qualche buona intenzione nel mostrare un po' il Giappone contemporaneo fatto di solitudine, alienazione e rapporti sociali che vanno sempre più a raffreddarsi, ma è insostenibile.