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IL BRUTO E LA BELLA regia di Vincente Minnelli

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stratoZ     8 / 10  02/04/2026 13:02:41 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Probabilmente il miglior film di Minnelli, in quella che era una grande epoca per i film sul cinema e sul mondo dello spettacolo, figlio di opere cardine come "Sunset Boulevard" o "All about Eve", è un dramma crepuscolare molto intrigante che tramite una narrazione divisa in tre flashback che riportano tre diversi punti di vista dei personaggi, ricostruisce la dibattuta e divisiva personalità di Jonathan Shields, celeberrimo produttore hollywoodiano con una carriera fatta di alti e bassi, ne emerge un ritratto di un uomo talentuoso e ambizioso, capace di realizzare grandi film, con anche ottimo successo di pubblico, con poco budget, imbonitore carismatico e particolarmente abile nella comunicazione, una figura perfetta nel suo mestiere che tuttavia deficita fortemente nei rapporti umani, e d'altronde la tematica principale del film prende proprio questa via, il giocare col perenne contrasto tra l'abilità professionale, la scaltrezza, l'acume e le capacità relazionali di un grande produttore che non combaciano con una realizzazione privata, e con una componente etica come inesistente, è un personaggio verso il quale nonostante il punto di vista critico, si riesce ad empatizzare, partendo dalle origini, quando alla morte del padre, che lo ha lasciato in balia dei debiti, per circostanze abbastanza fortuite, riesce ad ingranare con la carriera, venendo presto inglobato in quel meccanismo hollywoodiano senza pietà, fatto di squali e gente pronta a spellarti al primo fallimento, fatto di dipendenza nei confronti del denaro e dell'opinione pubblica, fatto di compromessi che ingurgitano l'arte, e troncano anche gli stessi rapporti umani, il primo episodio è un perfetto rappresentante di ciò, di come il personaggio debba rinunciare all'amicizia ed alla fedeltà di uno dei collaboratori che è stato con lui fin dall'inizio e gli ha dato delle idee fondamentali, sacrificandolo in nome di scelte produttive di convenienza.

Lo stesso secondo episodio, che prende le fattezze del melodramma a stampo psicologico, con la figura di questa attrice figlia di un celebre attore morto per la sua dipendenza nei confronti dell'alcool, costantemente sul baratro psicofisico ma che grazie alle grandi abilità di Jonathan riesce a sfondare e tirare fuori il meglio di sé, una realizzazione professionale che troverà il suo contraltare nel dramma del tradimento, separando così bruscamente i due campi, gelando il personaggio e lo spettatore, fino ad arrivare al terzo racconto, forse quello più debole ma comunque di grande efficacia nel proporre una certa meschinità di fondo del personaggio che arriva a sembrare non del tutto consapevole delle proprie azioni, vista la mole del gesto compiuto.

Il finale è una piccola chicca che riafferma anche con una leggera ironia, i principi del film, con Jonathan che affronta una nuova crisi professionale che verrà abbandonato dagli ex collaboratori per il duro passato, tuttavia comunque interessati al suo lavoro, considerato di qualità, andando nuovamente a separare la personalità artistica da quella prettamente umana.

Minnelli fa un gran bel lavoro di messa in scena, con un bianco e nero contrastato tra le belle location hollywoodiane, case di prestigio con interni ipertrofici ed i set stessi, ma il punto forte sono le ottime interpretazioni, con un Kirk Douglas sugli scudi, estremamente convincente nel suo personaggio frammentario e difficilmente inquadrabile, agli stessi comprimari, un montaggio che impone un ritmo altissimo e regala bei momenti di pathos emotivo.

Grandissimo film.