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LUX AETERNA regia di Gaspar Noé

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stratoZ     6½ / 10  02/04/2026 12:58:01Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Interessante mediometraggio di Gaspar Noé, autore verso cui nutro un rapporto di amore ed odio, che in determinati frangenti ritengo geniale, in altri mi sembra provochi a vuoto - in particolare questa sensazione la provavo nei confronti dei primi film, e ritengo sia migliorato col tempo -, che qui mette in scena un esperimento metacinematografico, mostrando un set nel momento di realizzazione di una scena riguardante l'esecuzione al rogo di una strega, partendo fin da subito con le dovute citazioni ad alcuni maestri che inevitabilmente hanno influenzato l'autore stesso, come appunto Dreyer, e le immagini provenienti direttamente da "Dies Irae", alle svariate frasi che fungono da intermezzo al film di Godard e Fassbinder.

La primissima parte è lungo dialogo tra l'attrice protagonista che si prepara all'interpretazione e la regista alla sua opera prima, momento che stimola già qualche riflessione sulla stregoneria ed il cinema stesso tra aneddoti e considerazioni, ma che funge più che altro come preludio di un'apocalisse produttiva, come si vedrà successivamente, il film và verso un progredire di caos, in un set in cui si instaura una certa anarchia che scaturisce soprattutto dalle personalità esuberanti dei vari ruoli, infiltrati da parte della stampa e registi in erba che interrompono costantemente la lavorazione, maestranze e ruoli dirigenziali che si trovano raramente d'accordo, il tutto enfatizzato dallo stile di Noé, che propone questo interessante gioco col formato e lo split screen, mostrando spesso più punti di vista contemporaneamente - elemento che utilizzerà a mio parere in maniera ancor più efficace in "Vortex" - , dando ad un film già caotico un'ulteriore botta, giocando con le sovrapposizioni sonore, il punto di vista diegetico di questa telecamera, spesso utilizzata per incolpare uno dei personaggi che sta sulle balle al produttore, una musica ad alte frequenze che si insinua e prende presto dei connotati lisergici, creando un vero e proprio crescendo fino alla lunga ed estrema sequenza del rogo, da cui in fondo si estrapola uno dei significati principali dell'opera, quello riguardante la genesi dell'arte, l'incidente, l'estremo stress, i fattori provenienti dalla vita reale, si stampano su pellicola e diventano una sentita rappresentazione del sentimento, della sensazione, giocando tanto con l'ambiguo rapporto tra realtà e finzione, tra l'attore ed il personaggio, tra l'impersonificazione e improvvisazione, l'incidente sotto il punto di vista produttivo diventa un'occasione per far emergere prepotentemente la spontaneità del gesto, la sofferenza vera diventa motore della performance.

Opera estremamente sensoriale, immersiva e piena di fascino, come spesso capita con Noé, virtuosissima tecnicamente, tra lunghi pianosequenza ed una fotografia particolarissima, che ovviamente raggiunge l'apice in quel climax finale non particolarmente adatto agli epilettici, nel complesso l'ho apprezzato.