Grandissimo horror di Carpenter, un altro tassello della sua incredibile filmografia, realizzato con due lire e praticamente una sola location, che riesce a trattare in maniera straordinaria tematiche che spaziano dall'esistenzialismo alla religione, riscendo sempre a restare ancorato ad una componente horrorifica che tiene lo spettatore intrappolato in questo vero e proprio incubo, una regia ispiratissima che è capace di creare queste atmosfere asfissianti che mettono in evidenza uno dei punti cardine del soggetto, l'ineluttabilità del male, che avvolge in personaggi, una forza atavica che non lascia via di scampo e risulta inspiegabile, una sceneggiatura intelligente che tramite un soggetto in realtà basico, con questo prete che richiama un gruppo di studiosi di fisica per cercare di capire la natura di questa grande urna contenente un liquido verde, da qui ci mostra questo interessante elemento riguardante i punti di vista, come sia la sponda scientifica, rappresentata appunto dal professore e dagli studiosi, che la sponda religiosa, rappresentata dal prete, siano inermi e senza il minimo orientamento nello spiegare il fenomeno, toccando da ciò le tematiche esistenzialiste riguardanti l'uomo, il sapere e la conoscenza, i fenomeni del mondo che sfuggono al suo intelletto, l'inspiegabilità intrinseca dietro ad essi, prendendo un punto di vista quasi sopra le parti, andando a minare la concenzione antropocentrica e rendendo l'uomo semplicemente succube di questa misteriosa entità, e riconnettendosi anche alla tematica religiosa, tra sacre scritture e concezione di bene e male, ipotesi sulla natura di Gesù, sulla coesistenza delle forze e del confine tra di esse, è in questo senso un film strettamente sovversivo che tende a ribaltare le svariate concezioni in cui l'essere umano si culla per sentirsi al sicuro e lo getta in una spirale di terrore senza il minimo punto di ancoraggio, e proprio questo è l'elemento migliore del film, il suo non dare spiegazioni, il suo non avere risposte, che conferma il concetto stesso che vuole rappresentare, il suo non far parlare i dialoghi o lo spiegare i dettagli, ma lasciare all'evocatività delle immagini, delle atmosfere il compito di indurre una potente inquietudine sullo spettatore.
Dopo un'introduzione lenta il film procede abilmente nel suo massacro, Carpenter imposta una tensione di fondo già logorante, che tuttavia accelera in scene chiave semplicemente sublimi, mi vengono in mente gli svariati momenti con i barboni in stato catatonico che vengono posseduti da questa forza maligna o le meravigliose sequenze del sogno, così grezze e ansiogene, con uno stile che quasi anticipa il mockumentary, dinamiche e sporche, poco a fuoco esattamente come lo sono i sogni e la conoscenza dell'uomo nell'ambito esistenziale, gli ottimi momenti gore, con personaggi posseduti che si automutilano o a cui vengono tagliate teste o arti, fino a quello splendido finale con lo specchio, il contatto con quell'altra inquietante dimensione, col male che finalmente si fa tangibile, ma per pochissimo tempo, e una delle ricercatrici che compie questo sacrificio intrappolandolo nuovamente, con un particolare riferimento cristologico, ma lasciando comunque la sensazione della sua perenne presenza che è insita in ogni essere umano.
Horror bellissimo, con innumerevoli spunti che sgorgano dalla straordinaria creatività di un autore che qui scrive una sceneggiatura intelligentissima che nella sua semplicità stimola tantissime riflessioni, una regia immersiva ed inquietante e la sua solita colonna sonora al synth che personalmente adoro, altra perla di Carpenter.