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Gran bel film di Fincher, un thriller atipico che narra i famosi avvenimenti riguardanti il killer dello zodiaco, un caso molto noto nella California a cavallo degli anni sessanta e settanta, uno dei punti forti del film, che probabilmente è diventata un'arma a doppio taglio, è la sua natura riflessiva, lontana dalla spettacolarizzazione a tutti i costi o dai canonici colpi di scena del genere, "Zodiac" prende le vesti di un dramma psicologico, un'opera dalla durata corposa che si dedica non al whudunit, non all'intreccio in sé, quanto alle conseguenze della mancata cattura del killer che svolgono un ruolo chiave nello sviluppo della psicologia dei personaggi, tra ossessione e una vera e propria distruzione delle sfere professionali e private degli stessi.
La prima parte è quella di stampo prettamente thriller, con le prime sequenze riguardante le coppiette fatte fuori al parco e le conseguenti lettere alla polizia ed al giornale inviate dal killer per iniziare una sorta di gioco che diventa una sfida d'intelligenza, nella quale il killer sembra sempre un passo avanti, non lasciando quasi nulla, se non volontariamente, nelle mani delle forze dell'ordine, procedendo in una sorta di inseguimento che presto si fa ossessione, il personaggio stesso di Paul Avery giornalista in carriera considerato uno dei più attendibili sulla cronaca nera, interpretato da un ottimo Robert Downey Jr., ne subisce le prime conseguenze, finendo per farsi terra bruciata con i collaboratori e ponendo una sorta di pietra tombale sulla carriera, andando verso una sorta di depressione che lo porterà a diventare un'alcolizzato, o ancora, il personaggio di Dave, interpretato da Mark Ruffalo, in quello che è uno dei suoi ruoli migliori, poliziotto della squadra omicidi che finirà per vivere una vera e propria ossessione nei confronti del killer, con la parte centrale del film che è una vera e propria montagna russa di sensazioni, dal totale sconforto per la mancanza di elementi che possano aiutare a trovare il colpevole alle flebili speranze date da alcuni fonti insperate che portano gli agenti sulle tracce di Allen, che sarà il principale sospettato della vicenda, poi smentite da eventuali test della calligrafia, in questa fase la regia di Fincher, molto sobria e di grande rigore stilistico, si concede silenzi ed un funzionale calo di ritmo che lascia tanto spazio allo sgomento, a sensazioni derivanti dall'ego ferito di un agente che trasforma il lavoro in una questione personale, una sfida per dimostrare di essere più furbo, più scaltro del killer, ancora più sentita anche per le continue pressioni dell'opinione pubblica e della stessa stampa, così come degli stessi colleghi e superiori, creando un contesto di aspettative attorno alla sua figura che rendono l'atmosfera quasi opprimente.
Nella seconda parte emerge il personaggio di Robert, interpretato da Jake Gyllenhaal, un vignettista che ha la passione per le parole crociate che è abilissimo nell'interpretare i codici delle lettere del killer, lui come gli altri personaggi ingaggia una vera e propria sfida con l'assassino e sembra quello che ci và più vicino, andando a riaprire questioni apparentemente chiuse, mettendo in dubbio referti e test considerati inizialmente incontestabili, ridando una flebile speranza, che tuttavia porterà alla totale ossessione del personaggio, al punto da minare gravemente la sfera privata della sua vita, fino alla rassegnazione di un finale amaro e apprezzabilissimo proprio perché poco cinematografico.
Fincher impone una splendida messa in scena, come già detto, la sua priorità è quella di scavare nella psiche dei personaggi e lo fa tramite silenzi, uno stile tendenzialmente realistico, senza particolari sensazionalismi, concedendosi tuttavia qualche grande scena di stampo più virtuoso e dando prova della sua straordinaria capacità di gestire la tensione, basti vedere la splendida sequenza dell'omicidio in riva al lago, ma anche quella dello scantinato con Robert protagonista, con lo spettatore che vorrebbe fuggire più lontano possibile dallo schermo per la tensione.
Grandissimo thriller, uno dei migliori di Fincher.