Altra bella commedia sofisticata di Woody nel cuore degli anni ottanta, un'opera delicata e lievemente malinconica che analizza un microcosmo familiare afflitto da svariati problemi, interessante la narrazione che divide tutto in piccoli capitoli che narrano episodi di vita dei membri della famiglia come piccoli tasselli di un mosaico per descrivere la situazione, tra i tanti personaggi approfonditi, vi sono le tre sorelle, Hannah, considerabile la protagonista, donna empatica e sempre disponibile, soprattutto nei confronti delle due sorelle, al punto da fare numerosi prestiti di denaro ad Holly, la sorella che non ha ancora trovato una determinata strada nella sua vita, sia sotto il punto di vista professionale, che quello relazionale, considerabile la sbandata della famiglia, che si destreggia tra relazioni e lavori precari, col sogno nel cassetto di diventare un'attrice e scrivere per il teatro, poi vi è Lee, sorella impegnata con un uomo ben più anziano di lei e parecchio facoltoso, che sembra essersi accontentata di una relazione che non la soddisfa a pieno ma le da un discreto sostentamento, tutto questo fin quando non vi sarà la cassetta scatenante dell'attrazione di Elliott, marito di Hannah segretamente innamorato di Lee, che farà di tutto per sedurla, ma verrà colto da grandi dubbi riguardanti sia l'etica che la natura della relazione con Lee. Il film propone una serie di situazioni in bilico tra il dramma e la commedia, una sorta di walzer della vita nel quale i personaggi si destreggiano tra insicurezze e voglia di stabilità, desideri e razionalità, convenienza ed istinto, intrecciando le vicissitudini emotive con abilità.
E poi c'è la linea narrativa riguardante il personaggio di Woody stesso, che qui interpreta l'ex marito di Hannah, rimasto comunque in buoni rapporti con lei e la famiglia, un produttore televisivo, che in fondo interpreta il tipico personaggio che ci si può aspettare da Woody, estremamente ipocondriaco, che immagina di avere ogni possibile malattia, e che per via di un controllo di troppo consigliato dal medico sarà estremamente preoccupato di avere pochi giorni di vita rimasti, questo scatenerà in lui una sorta di crisi esistenziale nella quale non riesce a smettere di pensare alla morte ed alla futilità della vita, che lo porterà ad avere problemi lavorativi - bellissimi i dialoghi con l'assistente, nel quale non vuole fare il programma perché fra qualche milione di anni l'universo si estinguerà - e trovare consolazione provando diverse religioni, ognuna con un particolare punto di vista sulla vita, lui è forse l'elemento più tragicomico, che si muove per le vie di New York alla ricerca di un senso dell'esistenza per non finire nel baratro del pessimismo più totale, con annessa scena riguardante l'omaggio all'arte ed al cinema, quando ritrova la bellezza di vivere in una proiezione di un film dei Fratelli Marx, suoi grandi ispiratori.
Buonissima commedia drammatica che si svolge nel corso degli anni, scandita a livello temporale dalle stagioni della grande mela, spesso e volentieri mostrata in tutta il suo fascino, dal foliage autunnale di Central Park, ai grattacieli innevati durante il periodo invernale, qui Woody ha a disposizione un cast magistrale, da Michael Caine, col suo personaggio un po' infimo, ma estremamente composto e carico della classe che si associa all'attore, a Max Von Sydow, verso il quale sono sicuro Woody provava una tremenda ammirazione, visto l'amore per Bergman, fino al cast femminile tra la solita grande Mia Farrow e le ottime interpretazioni di Dianne Wiest e Barbara Hershey, bellissima fotografia di Gordon Willis, in fondo molto simile alle altre opere del periodo di Woody - escluse of course quelle in bianco e nero - con questi colori caldi che danno un certo senso di accoglienza e familiarità.