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MANHATTAN regia di Woody Allen

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stratoZ     8 / 10  10/01/2026 15:26:47 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Il paragone con Annie Hall è inevitabile, e per quanto, parere personalissimo, perda la sfida, ma per l'estrema qualità ed originalità dell'altro, "Manhattan" è una grandissima commedia romantica, altro caposaldo della filmografia di Woody, che qui ricorre per la prima volta ad un elegante bianco e nero che riproporrà saltuariamente, portando al centro del discorso l'amore per la sua città, per il quartiere brulicante di vita, fin dallo splendido incipit, in cui prova a scrivere questo pezzo su Manhattan, in cui si contraddice più volte, ed in queste contraddizioni sono concentrati i vari volti del posto in base al punto di vista, da quello melenso ed accondiscendente a quello cinico e troppo critico, ma la città viene omaggiata più volte nel corso della pellicola, diventando teatro delle vicende di questo protagonista, uomo ultraquarantenne, palesemente ancora troppo infantile, incompiuto ed indeciso sul punto di vista professionale e se possibile, ancor di più su quello sentimentale, la sua precaria relazione con Tracy, ragazzina ancora diciassettenne, alle sue prime esperienze, con la quale intrattiene dei rapporti a suo dire saltuari, che nascondono una certa paura di affezionarsi e gli danno quella sensazione di un'infinita gioventù, ma che viene messa in crisi dalla conoscienza di Mary, interpretata da una splendida Diane Keaton, donna affascinante e complessa, con cui il personaggio di Woody inizia un rapporto turbolento, passando da un'iniziale contrasto - bellissimo il primo incontro pieno di divergenze di opinioni, nel quale lei critica anche Bergman, suscitando l'ira di Woody - ad una forte complicità, creando il tipico intreccio che il regista ci regalerà diverse volte nel corso della carriera, andando a ricondursi alla tematica riguardante l'irrazionalità dell'amore, il suo arrivare e scomparire senza spiegazioni, la sua totale imprevedibilità, ma ciò che stupisce questa volta è la messa in scena, così curata e delicata, andando verso un percorso di bellezza formale che ricorda alcuni grandi autori del cinema europeo, la scena al planetario, con le silhouette di Diane e Woody che risplendono in mezzo alla sala delle stelle, la famosissima inquadratura dei due sulla panchina di fronte al ponte di Brooklyn, le varie sequenze al Moma o le generose vedute della città, tra Central Park ed i grattacieli.

Come al solito, Woody cura dettagliatamente i dialoghi, regalando momenti altissimi, oltre che ad una gamma di personaggi di gran valore, anche secondari, basti vedere l'ex moglie del protagonista, un piccolo ruolo di Meryl Streep, ora impegnata in una relazione con una donna, - indimenticabile quel dialogo " My analyst warned me, but you were so beautiful that I got another analyst." -, o ancora, la corsa finale a ritmo di musica, prima di un amaro finale, la colonna sonora di Gershwin, il leitmotiv di Mary, riguardante la sua origine di Philadelphia, le gag riguardanti il tentativo di Woody di investire la nuova compagna della moglie, una serie di situazioni sofisticate che aggiungono un grande valore alla pellicola, rendendola un altro piccolo cult della commedia romantica, gran film.