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SORRY, BABY regia di Eva Victor

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stratoZ     6 / 10  05/01/2026 21:37:25 » Rispondi
ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

"Sorry, baby" è un film dai due volti, che in linea di massima ho apprezzato ma mi ha deluso in qualche aspetto di discreta importanza, se da un lato è un film sentito, nel quale la protagonista viene tratteggiata molto bene, in maniera realistica e con un distacco che mostra il dramma da un punto di vista esterno e trasmette molto bene le difficoltà della donna nel superare il trauma subito, dall'altro ho trovato dei personaggi secondari fin troppo macchiettistici e superficiali, tagliati con l'accetta per trasmettere qualche sensazione di pancia in più allo spettatore in un film che non ne avrebbe bisogno.

La divisione in capitoli funziona bene, fin dal primo in cui ormai sono passati diversi anni dal trauma e lo spettatore viene lasciato con la curiosità ed il timore di scoprire cosa sia effettivamente successo, una fase della rinascita in cui la protagonista inizia a vedere la luce, negli episodi successivi invece vi è un approfondimento del passato, tra prima e dopo la terribile vicenda, con la protagonista e la sua migliore amica nel loro ottimo rapporto di complicità ed il professore, uomo apparentemente rispettabile e comprensivo che mostra il suo lato più meschino, ma la parte che mi ha deluso di più riguarda le vicende successive, quelle con protagonista il medico e le assistenti dell'università, che comunicano alla protagonista il primo con una freddezza sconcertante e poca sensibilità, le seconde tramite le tipiche frasi fatte che tendono a creare inutili schematizzazioni, momenti lodevoli nell'intento ma che ho trovato terribilmente stereotipati e verbosi, per intenderci, è una struttura più simile ad un video divulgativo di Instagram che associabile al cinema, va bene volere trasmettere i problemi di comprensione, le reazioni sbagliate, una critica sociologica a questi elementi, ma è fatto con una superficialità faziosa e logorante.

Diverso è invece l'episodio riguardante il tribunale, nel quale la protagonista viene chiamata a far parte della giuria per un caso che non la riguarda, che invece si concentra più sulla sua difficoltà a metabolizzare il trauma, il suo non volerne parlare in pubblico, il suo essere in soggezione con la giuria, e le figure che la interrogano, una vergogna provata anche essendo la vittima per la pesantezza dell'episodio.

Nell'ultima parte, vi è uno spiraglio lasciato aperto, una progressiva rinascita che sembra portare la protagonista verso una ritrovata pace, il gattino salvato dalla strada che diventerà il suo nuovo migliore amico, il nuovo rapporto col vicino, inizialmente sessuale, ma che sembra trasparire qualcosa di più e la nascita del figlio della migliore amica, l'empatia di uno sconosciuto che vedendola in difficoltà le offre un panino e qualcuno con cui parlare, tutti piccoli elementi che aiutano nella risalita e che lasciano una certa speranza.

Bella l'ambientazione del New Hampshire, con le sue giornate grigie e i verdi prati della East Cost, ho apprezzato molto anche il design degli interni, invece registicamente mi è sembrato parecchio piatto, con poca voglia di osare e praticamente nessuna sequenza davvero evocativa, direi che nel complesso è un film nobile negli intenti ma lacunoso nella messa in scena e qualche dettaglio facilone.