Un biopic abbastanza classico, leggermente sopra la media di questo tipo di prodotto, con la tipica estetica vintage e un po' satura che la A24 ha fatto diventare uno dei suoi elementi più distinguibili, azzeccata considerata l'epoca in cui è ambientata la vicenda, ovvero tra fine 90' ed inizio 2000, e degli archetipi narrativi abbastanza rivisti, tuttavia devo dire che nell'insieme il tutto sembra funzionare, per intenderci, è una storia intensa, tra dramma, incomunicabilità e ambizione, che riesce a trattare diversi argomenti senza mai perdere il focus del discorso, a partire dall'ascesa di questo lottatore, Mark Kerr, uno dei pionieri delle arti marziali miste, il suo percorso condito da un filotto di vittorie che gli crea sempre più assuefazione, che tuttavia, come prevedibile, gli causerà una grossa caduta psicologica dopo la prima sconfitta, la narrazione è efficace nel sottolineare il baratro in cui cade, l'ego danneggiato che lo porta verso un percorso di autodistruzione, allo stesso tempo implementa l'interessante linea narrativa della relazione con la fidanzata, una montagna russa di emotività che passa da momenti di relativa tranquillità ad esplosioni di rabbia, un rapporto ben messo in scena che sottolinea la devozione di lei nei confronti di una personalità come quella di Mark, esuberante, ed ambizioso nel raggiungere i suoi traguardi, ma allo stesso tempo fragile, al punto da cadere in pesanti dipendenze, tante sono le scene che condiscono questo difficile rapporto, mostrate anche in maniera parecchio cruda, dai dettagli delle sostanze dopanti assunte da Mark, a quella furiosa lite che culmina in un quasi suicidio da parte di lei, a tal proposito, Emily Blunt offre una prova recitativa di altissimo livello, restando sempre credibilissima nonostante una caratterizzazione estremamente sopra le righe, Dwayne Johson è ben più impostato, ma stupisce, al netto della considerazione che ho sempre avuto per lui, la prova credibile e più che dignitosa che offre, non è particolarmente espressivo, ma in fondo lo stesso personaggio richiede un certo blocco delle emozioni.
Discreto biopic, e tra i film sportivi più gradevoli che mi sia capitato di vedere, ma lo standard è generalmente basso, con qualche debituccio nei confronti di altre grandi opere del passato - Raging Bull - mischia bene lo sport con la vita, entrambi fatti di alti e bassi, entrambi così estremamente imprevedibili, paradiso ed inferno che si alternano in un batter d'occhio.