CyberWYX 8½ / 10 13/08/2026 00:38:30 » Rispondi Per essere il mio primo Kurosawa, direi che è stato un bell'inizio.
Il trono di sangue è un film del 1957 e, considerando ciò che riesce ancora oggi a trasmettere, è francamente impressionante. Non mi ha fatto impazzire in ogni suo momento: alcune lungaggini le ho sentite, soprattutto nelle sequenze nella nebbia o in certi passaggi volutamente dilatati. Ma resta difficile non rimanere affascinati dalla potenza visiva e simbolica del film.
Kurosawa prende Macbeth e lo trasporta nel Giappone feudale, ma ciò che mi ha colpito maggiormente è il rapporto tra l'uomo e il proprio destino: un destino che viene annunciato e che, proprio perché annunciato, sembra cominciare a scriversi attraverso le azioni di chi tenta di comprenderlo e assecondarlo. Il ruolo che ci viene assegnato, il posto che crediamo di occupare nel mondo, finisce così per condizionare ciò che diventiamo. In questo immaginario tragico giapponese c'è qualcosa che sento molto distante dal modo occidentale di raccontare la fatalità, e proprio per questo particolarmente affascinante.
L'apparizione dello spirito nella foresta mi ha letteralmente costretto a fermare il film e riguardare la scena per cercare di capire come fosse stata realizzata: per un attimo sembrava quasi un'immagine manipolata digitalmente, tanto è straniante ancora oggi.
Lo stesso vale per alcuni giochi di penombra, per le simmetrie e per il modo in cui i personaggi sembrano materializzarsi o dissolversi nello spazio. C'è una precisione dell'inquadratura che, pensando al 1957, lascia davvero interdetti.
Se dovessi giudicarlo ignorando completamente l'epoca, probabilmente mi fermerei intorno al 7 e mezzo. Ma sarebbe un giudizio incompleto: inserito nel suo tempo, con i mezzi e la mentalità cinematografica di allora, Il trono di sangue acquista inevitabilmente un'altra dimensione. È un film sorprendentemente moderno, a tratti quasi impossibile per la propria epoca.