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...CHE DIO PERDONA A TUTTI regia di Pif

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Mauro@Lanari     3½ / 10  19/07/2026 17:20:14 » Rispondi
Non esiste alcuna "etica evangelica": le Scritture cristiane sono un'opera apera in cui il magistero ecclesiale ha creato un'ortodossia e un'ortoprassi facendo "cherry picking" dei versetti più sacrificali, ops: oblativi. Prendiamo proprio il caso caro a Pif: la parabola del buon samaritano. È la risposta priva d'ogni logica con cui Gesù replica a un dottore della Legge in un unico Vangelo, Luca 10:29-37, com'esemplificazione (?) del duplice comandamento dell'amore. In Giovanni non ce n'è traccia, in Matteo non c'è alcuna esemplificazione e in Marco, colpo di scena, uno scriba risponde aggiungendo che ciò "val più di tutti gli olocausti e i sacrifici" (Mc 12,33b), l'unica variante ch'al versetto successivo riceve il complimento: "Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio»". Da due millenni la dottrina magisteriale sta neutralizzando, trascurando, addomesticando la dirompente singolarità di questo paio di versetti (il NT è scritto in greco, dunque i biblisti li definiscono "hapax eiremena") con l'apologetica del venir meno dei riti al Tempio sostituiti dall'immolazione gesuana. Invece sono stringhe di codice silent'e silenziato in attesa d'essere prese finalmente sul serio. Diliberto oratoriale: disquisiscine coi neodem, i cattocomunisti della 2a Repubblica, ch'affollano salotti televisivi e non, scaffali di librerie, classifiche di vendita nella saggistica religiosa pop-naïf, ma "ne ultra crepidam".
Mauro@Lanari  19/07/2026 18:59:21 » Rispondi
In una frase: oltr'alla "scientia crucis", neppure prov'ad abbozzare una "scientia gloriae".
Mauro@Lanari  21/07/2026 07:06:31 » Rispondi
Elimino gl'anacoluti.
Non esiste alcuna "etica evangelica": le Scritture cristiane sono un'opera apera con cui il magistero ecclesiale ha creato un'ortodossia e un'ortoprassi facendo "cherry picking" dei versetti più sacrificali, ops: oblativi. Prendiamo proprio il caso caro a Pif: la parabola del buon samaritano. È la risposta, priva d'ogni logica, che Gesù fornisce a un dottore della Legge in un solo Vangelo, Luca 10:29-37, com'esemplificazione (?) del duplice comandamento dell'amore. In Giovanni non ce n'è traccia, in Matteo non c'è alcuna esemplificazione e in Marco, colpo di scena, uno scriba replica aggiungendo che ciò "val più di tutti gli olocausti e i sacrifici" (Mc 12,33b), l'unica variante ch'al versetto successivo riceve il complimento: "Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio»". Da due millenni la dottrina magisteriale sta trascurando, neutralizzando, addomesticando la dirompente singolarità di questo paio di versetti (il NT è scritto in greco, dunque i biblisti li definiscono "hapax eiremena") con l'apologetica del venir meno dei riti al Tempio sostituiti dall'immolazione gesuana. Invece sono stringhe di codice silent'e silenziato in attesa d'esser prese finalmente sul serio. Diliberto oratoriale: disquisiscine coi neodem, i cattocomunisti della 2a Repubblica ch'affollano salotti televisivi e non, scaffali di librerie, classifiche di vendita nella saggistica religiosa pop-naïf, ma "ne ultra crepidam".
In una frase: oltr'alla "scientia crucis", neppure prov'ad abbozzare una "scientia gloriae". Nella teoria dei giochi: da uno scenario "lose-lose" a uno "win-win".