JOKER1926 7½ / 10 17/07/2026 04:09:41 » Rispondi Con Nolan e l'Odissea il delirio mediatico è inevitabile. Il tema, il nome del regista, l'ambizione produttiva: tutto concorre a creare quell'aspettativa che il sistema-cinema riserva soltanto ai grandi kolossal. Quando ci si avvicina a un'opera del genere, si parte già dall'asset della vittoria.
Eppure sarebbe riduttivo liquidare il successo del film come il semplice prodotto dell'hype. Nolan costruisce tre ore di cinema ad altissima intensità, capaci di assorbire completamente lo spettatore. Quando la sala scompare e resta soltanto la visione, significa che il cinema sta funzionando al massimo delle sue possibilità.
Sarebbe inoltre un esercizio sterile soffermarsi sulle inevitabili libertà interpretative nei confronti di un testo fondativo come l'Odissea. Più interessante è osservare come Nolan scelga di confrontarsi con il mito: non attraverso la reverenza, ma tramite una rilettura personale e a tratti provocatoria. Emblematica, in questo senso, la rappresentazione di Menelao, che ribalta alcuni tratti della tradizionale kalokagathia eroica. Il tutto sostenuto da un montaggio nervoso, da un impianto sonoro imponente e da una messa in scena che raramente perde energia.
Per gran parte della sua durata il film sfiora il capolavoro. Poi arrivano gli ultimi venticinque minuti e qualcosa si spezza. Non è affatto questione di ritmo, alcune scelte narrative appaiono meno meditate e il rapporto tra Ulisse e Penelope viene risolto in una forma che tradisce parte della complessità costruita fino a quel momento. È qui che Nolan manca l'ultimo passo.
Resta un'opera monumentale, spesso esaltante e visivamente travolgente. Un grande film, senza dubbio. Ma il capolavoro, stavolta, rimane un po' lontano come il ritorno a casa dopo Troia per Ulisse.