CyberWYX 8 / 10 21/06/2026 18:39:05 » Rispondi Salò o le centoventi giornate di Sodoma è un film molto complicato da commentare, un po' perché su quest'opera è già stato detto quasi tutto, un po' perché ciò che si vorrebbe dire, spesso, si tende quasi a nasconderlo. È un film talmente aggressivo nei confronti dello spettatore che viene inevitabilmente da chiedersi quanto Pasolini si sia spinto oltre, e quanto abbia voluto costringerci a guardare qualcosa che normalmente preferiremmo rimuovere.
È un film che si fatica a vedere. Potrebbe rappresentare una realtà storica portata alle sue estreme conseguenze, oppure una sorta di surrealtà in cui viene concentrato il massimo della crudeltà: quella del regime fascista, certo, ma anche quella dell'uomo al di là della politica, nella sua capacità di produrre aberrazioni ignobili. La componente più disturbante è data anche dalla giovane età delle vittime: le sevizie psicologiche e fisiche a cui assistiamo si riversano su corpi non ancora adulti, rendendo tutto ancora più insostenibile.
La destinazione finale di queste vittime è chiara fin dai primi minuti. Noi assistiamo a una successione di spettacoli dentro gironi infernali calati in una dimensione fredda, chiusa, quasi rituale, dove viene mostrato anche oltre ciò che pensavamo di poter immaginare. È un film che disgusta, e forse deve disgustare. Non so nemmeno se sia un film da consigliare come "da vedere assolutamente", perché non è un'opera per tutti e non cerca in alcun modo di esserlo. Però, per chi arriva a vederlo, per qualunque motivo, è un film che lascia un segno.
Pasolini denuncia frontalmente la crudeltà umana, quella che purtroppo continuiamo ancora a vedere, forse oggi persino con una maggiore assuefazione, nonostante le continue denunce e nonostante venga spesso sbattuta in faccia allo spettatore, all'essere umano. In questo senso Salò non consola, non protegge, non offre vie di fuga: costringe a subire ciò che mostra.
È difficile anche dare un voto a un film del genere. Sotto l'aspetto tecnico è un'opera potentissima: fredda, coerente, rigorosa, costruita con una precisione quasi spietata. Si percepisce che tutto è pensato, che nulla è lasciato al caso, che la forma stessa del film partecipa alla sua violenza morale. Al di là di ogni ricostruzione storica, viene quasi da pensare che Pasolini abbia pagato a caro prezzo il coraggio di arrivare fino a questo punto, di concretizzare un'opera così estrema e definitiva.
Non so se posso dire che Salò mi sia piaciuto, sarebbe forse una parola sbagliata. Posso dire però che è un film che resta, che pesa, che si subisce più che si guarda. E proprio per questo gli do 8: per il coraggio di chi lo ha realizzato e anche per quello di chi, decidendo di vederlo, accetta di attraversarlo fino in fondo.