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LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE regia di Kirill Serebrennikov

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The Gaunt     8 / 10  05/05/2026 18:54:18Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
Un uomo solitario, paranoico, che si guarda sempre le spalle temendo di essere catturato e messo alla gogna come il suo sodale Eichmann, catturato dagli israeliani, processato e condannato a morte. La scomparsa di Joseph Mengele è un film austero e rigoroso sulla decadenza del Male, sottolineato in maniera eccellente nella sua fotografia in bianco e nero. Rifugi sudamericani sempre più improvvisati e miseri, mentre gli unici momenti a colori sono dedicati ai ricordi di Auschwitz, apice della sua grandezza di "angelo della morte". Sia pur presente in ogni scena, non c'è un vero approfondimento psicologico della sua figura perché non c'è né un cambiamento, tantomeno una redenzione. Coerente in maniera perversa con il suo pensiero nazista, semmai rancoroso del fatto che fra tutti i medici del campo di concentramento è lui la figura più rappresentativa dell'orrore, quasi a voler condividere tale colpa, che per lui non è. Un viaggio dallo splendore del Male fino a diventare il pallido simulacro, che vuole dare lezione ad un figlio a cui non dà mai una risposta chiara e netta sugli abomini di Auschwitz. Da applausi l'interpretazione di August Dielh.