Mauro@Lanari 7½ / 10 26/03/2026 11:29:44 » Rispondi Noé chiude il trittico sulle tossicodipendenze ("It's a life among drugs. We're really sleave to drugs", parole che poi assumeranno il loro vero valore metaforico: "Ageing or smack, which to choose?") con un'ulteriore catabasi, quella di due coniugi ch'iniziano la giornata brindando alla vita sedut'in terrazz'alla luce mattutina. Si collocano nella norma statistica di non patire l'agonia simultaneamente: lei s'ammala peggio di lui e l'assistenza psicofisica diventa unidirezionale. Sembr'"Amour" (2012) d'Haneke senza concilianti estetismi né consolatorie edulcorazioni (la colomba che spicca il volo quando muore Anne identic'a quella di Roy Batty in "Blade Runner" dell'82: ci libereremo mai dall'animismo?). Stavolta il regist'argentino par'ingabbiarsi nel dementia movie com'un "The Father" (Zeller 2020) qualsiasi dissolvendo l'universalità del messaggio, almeno finché lei non getta nel cesso gl'appunti del libro del marito, la "droga" di lui oltre all'amante che dopo 20 anni lo sta lasciando. "I don't throw away my past": speranza giunt'al capolinea. L'Alzheimer di lei ha effetti ancor più devastanti sulla cardiopatia del marito e il cerchio si chiude, la linea di demarcazione dello schermo diviene interazione continua: dall'agonia non può che nascere solo altr'agonia. Il cinereo dell'urne come ultimo non-luogo d'abitare.