williamdollace 8½ / 10 15/03/2026 19:36:32 » Rispondi Non c'è punto di arrivo se non un orizzonte infinito per chi ha perso tutto e si muove, si sposta, si tratteggia, sulle tratte, in assenza di strade e indicazioni per arrivare ognidove o all'inferno, dove si arriva comunque, laddove tutto ha fine e inizio. Cinema estatico, furente, fatto di accelerazioni improvvise, tecnopolitico come i corpi che spostano sulle rotaie, viaggio verso l'altrove nell'indifferenza silente della natura, ridefinito dal design del suono che sa di requiem magnetico ed elettro cardio gramma eterno dove anche qualsiasi terza guerra mondiale è un ronzio per la solitudine e il dolore che si estendono come polverosi assoli a tappeto incendiati dal sole e dalle frequenze circolari e ipnotiche di kangding ray. Sirāt come dice il nome è un ponte sottilissimo in uno spazio vastissimo teso sull'inferno.