Light-Alex 7 / 10 10/02/2026 12:07:58 » Rispondi Dopo Partenope, film estremamente metafisico e carico di suggestioni, Paolo Sorrentino torna qui a muoversi su un terreno apparentemente più concreto, avvicinandosi a temi del mondo reale: la politica, lo Stato, la legge, le questioni sociali. Eppure, come spesso accade nel suo cinema, questa dimensione pubblica resta solo una superficie.
I personaggi di Sorrentino sono pienamente immersi nel mondo, ma allo stesso tempo irrimediabilmente chiusi in se stessi, nelle loro piccole vite fatte di ricordi, delusioni, dolori e malinconie. È il caso del Presidente della Repubblica: massima figura dello Stato, circondato da uno staff efficiente, impegnato in appuntamenti di alto profilo, acclamato negli eventi pubblici. Ma dietro questa facciata istituzionale, la sua esistenza è dominata da un rimuginare incessante sul tradimento della moglie, sui tempi andati, sull'essere sospeso tra l'amarezza del tradimento e la dolorosa consapevolezza di amarla ancora.
Sorrentino ci ricorda così che dietro ogni persona - anche dietro chi raggiunge le vette più alte del potere - non si nasconde altro che la stessa fragilità umana: le solite miserie, le stesse piccole vite malinconiche che appartengono a tutti. Ne emerge un Sorrentino profondamente malinconico, ancora una volta.
Straordinaria la prova di Tony Servillo: è difficile immaginare questo film sorretto da un altro attore.
I temi sociali vengono toccati, le scelte politiche vengono prese, ma resta costante l'impressione che il vero fuoco del film non sia lì. Tutto si scioglie, alla fine, nello specchio del travaglio interiore del protagonista, più che in una vera analisi morale o politica. È un film che in parte inganna: sullo sfondo dei grandi sistemi politici, torna il Sorrentino più intimo e poetico.