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HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO regia di Chloé Zhao

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Invia una mail all'autore del commento williamdollace     10 / 10  07/02/2026 21:24:59Nuova risposta dalla tua ultima visita » Rispondi
È un tempio la natura. È un tempio esoterico quello di Chloé Zhao che vive di riti e rimandi fra i rami gli anfratti i vuoti i rimedi le foglie il muschio il terreno. Le anime si salvano e si scambiano, si accartocciano e poi resuscitano.
Perché resuscitare attraverso l'arte è possibile, è possibile attraverso l'arte rendere il lutto universale, il dolore condiviso, elevare il singolo evento a evento di tutti, e questa narrazione, la storia di tutte le storie, la narrazione di tutte le narrazioni, in Hamnet coglie il suo scopo, quello del cinema che attraverso l'arte la narra e la eleva assumendone connotati indipendenti e singolari.
"Nulla cancella il passato. C'è pentimento, c'è espiazione e c'è perdono. Questo è tutto, ma è abbastanza" [cit. Arrival, Villeneuve]
C'è la vita e la morte, il dolore e il lutto, e poi c'é l'arte, che le trasforma e le rende universali, immortali, patrimonio di tutti, nei secoli dei secoli. Così come il cinema in una meta narrazione dell'universo impossibile del lutto e del dolore e dell'amore, viene fatto rivivere per altre migliaia di anni in migliaia di solitudini, gli spettatori di una tragedia teatrale, attraverso gli spettatori degli spettatori, in una buia sala cinematografica.
Per me capolavoro assoluto.