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VITA PRIVATA (2025) regia di Rebecca Zlotowski

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Invia una mail all'autore del commento cinemaincompagn     7½ / 10  14/12/2025 11:28:53 » Rispondi
COMMENTI
Buonasera.
Film francese alla massima espressione, sceneggiatura, regia, musica di alto livello; Judy Foster ha recitato in francese, da americana, e hanno detto che è stata molto brava con alta professionalità.
Di che cosa parlava il film?
Di essere visti, di essere guardati.
… non registra più, adesso ascolta …
Sembra che lei trovi pace in una consapevolezza ma di cosa? nell'aver scoperto che è un'altra vita?
Ricerca della verità, e poi non è la verità che conta, ma è la consapevolezza?
La consapevolezza la raggiunge quando scopre che in un'altra vita il figlio è stato nazista?
Dal mio punto di vista quel racconto, frutto dell'ipnosi, è l'aspetto onirico e fantastico. Per me La la consapevolezza della scena finale è che non era dal punto di vista professionale all'altezza: ho percepito un cambiamento, generato dall'evento del suicidio di una paziente, che ha messo in discussione totalmente tutta la vita e tutta la sua persona. Per me la consapevolezza è che non ascoltava i pazienti, registrava ma "non c'era", non fregava niente di quello che ascoltava (la sequenza di pazienti che parlano e lei che "sta lì"). Secondo me è un percorso di maturazione cogliendo che c'è bisogno di cambiare. Non è quella la vita.
Forse l'aspetto evidenziato, percepito nel film, è che fino a quando lei non ascoltava e registrava era piena di certezze. Alla fine è come se raggiungesse la consapevolezza che l'unica certezza è il dubbio: non puoi essere certo. Alla fine non si capisce più dove sta la verità. Acquisisce la consapevolezza che non si può essere certi.
È speculativo per arzigogolare.
Quello che non mi è stato chiaro è che per arrivare alla verità di quello che è successo è questo cambiamento immediato (va a trovare il bambino, che prima evitava, diventando improvvisamente affettuosa) repentino per cosa? Per essere arrivata a scoprire la verità?
Ma è la verità?
Aveva problemi da prima: non solo di pazienti che non ascoltava; non sopportava la musica … intolleranza nei confronti di tutto …
In quella specie di sogno che ritorna alla fine, c'è Central Park la figura femminile e le due bambine, che non si capisce bene; forse il problema veniva di là, da un punto.
Durante l'ipnosi questa figura si intravede e lei rifiuta: è una porta che apre ai suoi malesseri.
C'è un precedente della vita, per cui cerca di non stringere i rapporti col nipote, col figlio ("Non ho voluto volerti bene perché tu potessi sopravvivermi").
Secondo me la scena della donna con le due bambine all'inizio in avanti e nel finale all'indietro (come se volesse ritornare alla sua infanzia) è lei da piccola con la madre e parla di un dramma dell'infanzia di cui non vuole parlare.
C'è stato un momento del film in cui lei non riusciva a smettere di piangere. A me sembra che è ciò che succede anche nella nostra vita: c'è un momento di dolore in cui ti pieghi e si spezza tutto. Nel momento in cui comincia a piangere comincia a rendersi conto veramente di chi è: nella vita secondo me è così. Quando hai un grandissimo dolore a un certo punto ti svegli e se vuoi rinascere, come alla fine così sembra, devi diventare vero per forza.
"Non sono io che piango": forse c'era questo pianto che si trascinava chissà da quando e cominciano a uscire queste lacrime senza che lei lo voglia: sono lacrime da un trauma.
Sono d'accordo: quando si arriva al limite, al punto in cui sembra che si è perso tutto paradossalmente invece è l'inizio della ripartenza rendendosi conto prima di tutto che c'è un problema. Prima la vita era incasellata, ordinata, comandata; quando una paziente si suicida crolla il mondo della certezza e inizia il percorso per scoprire la vera possibilità di certezza e di serenità (nella scena finale l'espressione del volto è totalmente diversa da tutto il film come interpretazione, luce soffusa, posizione del divano e della poltrona come le indica Freud) tutto ritorna a essere più vero, più umano.
Tutti il film sembra composto da sue sedute di psicanalisi, come se lei fosse la paziente.
Grazie.

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