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I SEE YOU regia di Adam Randall

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Mauro@Lanari     1½ / 10  03/03/2021 14:34:40 » Rispondi
Il serial killer vien'ammazzato mentre sta cercando di spiegare le motivazioni del suo comportamento (un trauma infantile?). Fors'al regista debuttante non frega farci capire la prima metà del film, in cui mostra un dramma familiare. Così Helen Hunt e gl'altri personaggi perdono di senso e dimensionalità, in definitiva funzionali solo a uno stupido whodunit costruito com'un piccolo "Memento".

Mauro Lanari
Mauro@Lanari  03/03/2021 16:25:54 » Rispondi
E quando la storia viene ridott'a un unico McGuffin, allora non si sta più guardand'un horror movie ma un film ch'è un orrore.
Invia una mail all'autore del commento Jason XI  10/11/2022 11:06:25 » Rispondi
Ma come ***** scrivi.....
Mauro@Lanari  10/11/2022 21:35:52 » Rispondi
Come ***** mi pare. Problemi?
John Carpenter  11/03/2021 11:08:22 » Rispondi
Temo tu non abbia capito questo GRANDE film.
Mauro@Lanari  11/03/2021 13:20:31 » Rispondi
Un GRANDE film oppure un film GRANDE?
https://www.youtube.com/watch?v=JbFibkxxByQ
CyberDave  11/06/2026 09:48:46 » Rispondi
No dai, non si può dare 1 a questo film, capisco sia un pochino intricato ma non è cosi difficile da capire e da godersi.
Voto palesemente fake giusto per abbassare la media e fare il ribello come spesso fai sul sito.
Mauro@Lanari  12/06/2026 01:46:42 » Rispondi
Nel XVIII capitolo della "Poetica", plokē è letteralmente l'intreccio, la trama o groviglio e désis la complicazione o nodo che vanno dissolti o sciolti nella lýsis, un gomitolo da dipanare partendo da una condizione di partenza ch'è un equilibrio instabile perturbato più spesso da un errore (hamartia) del protagonista rispetto a fattori esogeni e restaurabile protolatricamente con un suo ravvedimento (anagnōrisis), la sua resa all'ordine costituito che conduce al regressivo e nostalgico ripristino dello status quo ante. Caso emblematico: l'"Odissea" omerica (mentre quella di Kubrick ne è un estremo sovvertimento). Se prima esistevano dell'eccezioni, poi è diventata la forma (de)mentis normativa. Non è solo il fondamento ancora vigente della narrazione in 3 atti, ma è il canovaccio della Storia e delle storie (stasi->désis->lýsis->stasi) poi classificato da Propp in 31 variazioni sul tema ("Morfologia della fiaba", 1966; ed. or.: Morfologija skazki, 1928). Se invece s'iniziasse da un "cristallo senza crepe" ("Risky Business", Brickman 1983: https://www.youtube.com/watch?v=zersdruCXfU), non ci sarebbe alcun precipitare degl'eventi e l'approdo non tornerebbe a essere altrettanto precario (il "E vissero felici e contenti" come convenzione catartica posticcia). Una distopia perpetua e sempre più derivativa. Coi continui falsi happy ending ci siamo ridotti al loop di Sisifo, un'Odissea perpetua quanto l'uomo-criceto di Frank Poole mentre fa jogging sulla Discovery One tra i colleghi crioibernati (Kubrick 1968), la post-histoire di Gehlen (1952), l'eterno ritorno neozoroastriano (1883) proposto col nichilismo attivo da Nietzsche (1887) e rilanciato in "La condition postmoderne" di Lyotard (1979),"The End of History" di Fukuyama (1992), "Groundhog Day" di Ramis (1993). La conseguenza peggiore è che questo schem'antistoricista, che problematizza per recentismo l'attualità più o meno vicina salvaguardando un passato idealizzato, è così perverso e alienante d'aver condotto l'umanità a bramare lo iam al posto del nondum sovrascrivendo la linearità dell'anzitutto agostiniana teologia della storia e il novum vettoriale del mitologema ebraico-cristiano: da protologia (l'Eden di Gen 2,8)->storia->salvezza->escatologia (la Gerusalemme celeste d'Eb 12,22 e quella nuova, "che scende dal cielo", d'Ap 21,2.10) a Eden mitizzato->caduta->redenzione->recupero dell'Eden com'un Adam, androgino, Gaia qualsiasi. La storiosofia elaborata dall'Ipponate non è esente da criticità di pari importanza, ma non intendo affrontarle in questa sede.