i soprano - stagione 6 regia di Timothy Van Patten, John Patterson, Allen Coulter, Alan Taylor, Henry Bronchtein, Jack Bender, Steve Buscemi, Daniel Attias, Lee Tamahori, Mike Figgis, Peter Bogdanovich, altri USA 2006
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Serie TVi soprano - stagione 6 (2006)

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locandina del film I SOPRANO - STAGIONE 6

Titolo Originale: THE SOPRANOS - SEASON 6

RegiaTimothy Van Patten, John Patterson, Allen Coulter, Alan Taylor, Henry Bronchtein, Jack Bender, Steve Buscemi, Daniel Attias, Lee Tamahori, Mike Figgis, Peter Bogdanovich, altri

InterpretiJames Gandolfini, Lorraine Bracco, Edie Falco, Michael Imperioli, Dominic Chianese, Steven Van Zandt, Tony Sirico, Robert Iler, Jamie-Lynn Sigler, Aida Turturro, Vincent Curatola, Joe Pantoliano, Steve Buscemi

Durata: h 0.58
NazionalitàUSA 2006
Generepoliziesco
Stagioni: 6
Prima TV nel Marzo 2006

•  Altri film di Timothy Van Patten
•  Altri film di John Patterson
•  Altri film di Allen Coulter
•  Altri film di Alan Taylor
•  Altri film di Henry Bronchtein
•  Altri film di Jack Bender
•  Altri film di Steve Buscemi
•  Altri film di Daniel Attias
•  Altri film di Lee Tamahori
•  Altri film di Mike Figgis
•  Altri film di Peter Bogdanovich

Trama del film I soprano - stagione 6

La serie descrive la vita di Tony Soprano, boss della mafia italoamericana: la famiglia Soprano, i cui avi italiani sono originari di Avellino, vive nel New Jersey, vanta importanti contatti con le cosche newyorkesi e mantiene relazioni affaristiche con la camorra napoletana. Il boss Ŕ soggetto ad attacchi di panico che lo portano sul lettino di una psicoanalista, alla quale confida ben presto i suoi turbamenti legati alla famiglia, in particolare nel rapporto col terribile personaggio della madre Livia: i suoi guai per˛ passano anche attraverso il complesso legame con la moglie Carmela (connivente ma estranea alle imprese criminali del marito), i figli adolescenti, lo zio (fratello del padre) che non lo considera come boss e lo contrasta in ogni modo. A questi problemi personali si aggiungono quelli "lavorativi", in cui Tony deve destreggiarsi fra l'FBI, traditori della sua stessa famiglia e boss in ascesa di famiglie rivali.

Film collegati a I SOPRANO - STAGIONE 6

 •  I SOPRANO - STAGIONE 1, 1999
 •  I SOPRANO - STAGIONE 2, 2000
 •  I SOPRANO - STAGIONE 3, 2001
 •  I SOPRANO - STAGIONE 4, 2002
 •  I SOPRANO - STAGIONE 5, 2004

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Voto Visitatori:   9,79 / 10 (21 voti)9,79Grafico
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Voti e commenti su I soprano - stagione 6, 21 opinioni inserite

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BlueBlaster  @  12/02/2022 11:37:42
   10 / 10
E dopo 86 episodi in un mese e mezzo termino la visione di quella che sarà sicuramente la serie televisiva più bella e maestosa che abbia mai visto (ed è parere comune)...posso dire che mi mancherà tantissimo perché mi ero affezionato ai personaggi ed alle loro storie ma soprattutto al personaggio di Tony Soprano ed il fatto che Gandolfini di li a poco ci abbia lasciato non fa che amplificare la mia sensazione di tristezza.

Ottima ultima stagione in cui quasi tutto torna...abbiamo visto crescere i nostri personaggi (alcuni anche fisicamente visto che erano bambini/ragazzini quando la serie è iniziata) e ci siamo emozionati con loro.
Uno spaccato culturale e psicologico senza precedenti sulla tematica della mafia italoamericana che di certo un giorno rivedrò volentieri perché certi capolavori sono senza tempo.

Non dimenticherò mai l'ultima scena sulle note di "Don't stop believin'" a dir poco assurdo e criptico quanto geniale (David Chase ti odio...e ti adoro)...
LACRIME!!!

markos  @  26/12/2021 11:02:08
   8 / 10
Voto l'ultima stagione comprendendo tutte.
Ho incominciato questo viaggio con Tony Soprano, e tutti i personaggi che ne fanno parte.
Bellissimo.

Niko.g  @  26/09/2021 16:51:47
   8 / 10
Voto e commento a tutta la serie (con spoiler).

STEREOTIPI?

"Mio padre era così, mio zio era così. C'era un'epoca in cui un italiano non aveva molte altre possibilità. Forse per essere un ribelle nella mia famiglia avrei dovuto vendere mobili da giardino sulla statale 22".
(Tony Soprano)

Si dice che questa serie contenga stereotipi etnici. In realtà, per ammissione dello stesso creatore David Chase, non fa altro che basarsi su una visione antropologica dei mafiosi italo-americani: la loro vita quotidiana, le consuetudini radicate, i problemi familiari e sentimentali che si incrociano con quelli lavorativi… il tutto visto attraverso una rappresentazione tendenzialmente iperrealistica, fatta di situazioni complesse e quasi mai lasciate al caso. Gli stereotipi, in questo caso, non sono altro che valori e tradizioni tramandati di generazione in generazione che consentono ai membri di un gruppo di identificarsi per condivisione. Bisogna allora pensarci due volte prima di parlare di stereotipi intesi come giudizi superficiali e privi di fondamento. Spesso c'è un fondo di verità che è del tutto legittimo evidenziare. Ad esempio, dire che a Napoli fare il caffè è un'arte, è un'affermazione basata sul vero. Chi attribuisce agli stereotipi un'accezione esclusivamente negativa, vede un mondo dove tutti gli esseri umani sono uguali, indistinguibili e senza un'appartenenza sociale. A questo punto, vivere a Dublino o a Napoli non farebbe alcuna differenza sul piano del tessuto sociale. Le differenze le vedi solo tu, che c'hai in testa gli stereotipi.
Probabilmente è anche questo aspetto antropologico ad aver suscitato l'interesse per la serie da parte degli spettatori americani, molto più intelligenti di noi da questo punto di vista. Negli Stati Uniti, infatti, la serie ha avuto un grande successo, cosa che non è avvenuta in Italia, presi come siamo dal politicamente corretto, dal dover sempre pesare sul bilancino i pericolosissimi stereotipi e dal lavarci la coscienza con le litanìe soporifere di Rula Jebreal.
Va anche detto, a parziale giustificazione della scarsa diffusione de "I Soprano" nel nostro Paese, che in questo caso l'Italia è anche il luogo del lavaggio dei panni sporchi, visto che sappiamo bene come ebbe origine "Cosa nostra statunitense" e quali traiettorie percorressero i fiumi di eroina.

Fulcro della narrazione è il personaggio di Tony Soprano, boss mafioso del New Jersey, sviscerato nella profondità dei suoi stati d'animo e sensi di colpa. La narrazione è progressiva e i personaggi crescono e sviluppano le loro vicende diventando a volte protagonisti di piccoli "minicicli" interni. Un esempio su tutti è il personaggio di Gloria Trillo, che entra di prepotenza nella terza stagione facendo tremare l'intera serie (splendida Annabella Sciorra e la sua interpretazione).
Uno degli elementi di maggiore originalità è la simbologia che s'innesca nell'intreccio narrativo e che crea una specie di mitologia interna al racconto. Ricorrenze, cene, rimandi ad avvenimenti passati, allusioni, metafore e altri espedienti retorici sono solo alcuni degli elementi che hanno portato la narrazione a svilupparsi su più livelli: psicologico, sociale e politico.
Chase attinge a piene mani a film come "Quei bravi ragazzi", "Nemico pubblico", "Scarface", la trilogia de "Il padrino" e, al netto dell'illegalità e del crimine, se c'è un aspetto da salvare nel comportamento di questi italo-americani, è il concetto di famiglia intesa come gruppo da difendere, il rispetto dei ruoli e delle regole.
La narrazione procede spesso e volentieri per flashback (l'infanzia di Tony, dove si annidano i motivi della sua ansia), con incursioni perfino nell'onirico (i sogni danno spesso le motivazioni delle azioni coscienti dei personaggi). Attraverso questi espedienti tecnici si rinnova il realismo tragico della saga di Coppola, se si esclude il contegno regale dei Corleone, del tutto estraneo ai Soprano.
L'interpretazione di James Gandolfini riesce a rendere in modo ineccepibile tutte le sfumature del protagonista, portando lo spettatore ad empatizzare con la sofferenza umana di questo mafioso moralmente ripugnante.
La voce italiana di Stefano De Sando è cucita a pennello su James Gandolfini, tanto da sembrare la sua, mentre quella di Gandolfini, al contrario, sembra la voce di un doppiatore.


TUTTE LE VOLTE CHE ESCO, QUELLI MI RIBUTTANO DENTRO!

Lo ripete Silvio Dante, consigliere di Tony Soprano, scimmiottando "Il padrino III", ma è quello che potrebbe dire lo spettatore ogni volta che termina una puntata de "I Soprano". Proviamo a chiederci perché.
La caratteristica di questa, come di tante serie tv, è quella di creare curiosità morbosa (che poi non è altro che dipendenza). Che cosa accadrà nel prossimo episodio? Cosa farà Tony Soprano? Rispondere a queste domande ci spinge a proseguire fino alla sesta stagione, all'ottantaseiesimo episodio, al 4.300° minuto. Non tanto perché sia una serie scritta e interpretata con cura. Certo, anche questo aiuta, ma non è fondamentale, non è l'elemento strutturale. Fondamentale è conquistare lo spettatore sul piano del conflitto interiore e trascinarselo per anni (insieme ai corposi contratti HBO) con il paradosso del "mafioso buono". Fondamentale è generare una frizione all'ennesima potenza tra le sfere emotive del personaggio. Padre Ralph di "Uccelli di rovo" era lacerato fra la voglia di essere un prete degno e le tentazioni della carne di un uomo giovane e bello: successo garantito. Walter White di "Breaking bad" è lacerato tra il voler essere un signore della droga e un onesto professore di chimica: altro successo garantito… e così via. Qui la sfida è fra la depressione e l'onore, il gangster e il marito, il mafioso e il papà e lo scopo è instillare, puntata dopo puntata, la voglia di vedere come si risolverà il conflitto. Sistematicamente però, il possibile aggancio di un tema morale, la scintilla che indirizza una storia verso la propria soluzione, slitta, lasciando lo spettatore sempre sospeso, sballottato da una formula che garantisce continui innesti drammatici: l'illusione del cambiamento (stabilita a tavolino dagli sceneggiatori).
A questo punto si potrebbe aprire una discussione a parte, per capire se la serialità televisiva sia una forma d'arte come quella del Cinema, oppure una mezza mascalzonata. Non è questo il momento, ma sono sicuro che ognuno di noi conosce la risposta e preferisce rimuoverla per non sentirsi fesso.


LA PSICANALISTA, IL PRETE E L'AGENTE FEDERALE: PICCOLI ANTAGONISTI NON CRESCONO.

Con l'avanzare degli episodi e delle stagioni, troviamo diversi tipi di antagonisti. Quelli cosiddetti "concorrenti" (ovvero le altre famiglie mafiose, come i Lupertazzi) e i non concorrenti, come ad esempio la psicoterapeuta Jennifer Melfi (interpretata da una bravissima Lorraine Bracco), Padre Phil Intintola e l'agente dell'FBI Dwight Harris.
Generalmente, se c'è un ruolo che suscita coinvolgimento è proprio quello dell'antagonista. È lui che innesca la miccia per far "esplodere" il protagonista, soprattutto se quest'ultimo è un antieroe. Si dà il caso, però, che nella serie "I Soprano" gli antagonisti non concorrenti abbiano le polveri bagnate o che sparino a salve.
Padre Phil, guida spirituale di Carmela Soprano, è un prete debole, con ottime potenzialità, ma sostanzialmente evanescenti (l'episodio "Un conto da saldare", anche nella sua evanescenza ai fini di una svolta narrativa, resta comunque il migliore dell'intera serie).
La dottoressa Melfi segue a ruota: anche lei è un'ottima professionista, però abbaia ma non morde come potrebbe, vittima lei stessa di sbalzi emotivi.
Infine, l'agente Harris proprio non ci arriva a capire che deve piazzare una cimice nell'ufficio del "Bada Bing". Un'operazione tutt'altro che difficile per l'agenzia governativa più importante al mondo e che, oltre ad essere stata più volte messa in atto dall'FBI, ha riservato nella realtà anche momenti comici, come nell'intercettazione ai danni di Pellegrino "Butcher boy" Masselli: "Accidenti, non sapevo di appartenere alla famiglia Genovese".


NON VEDO, NON SENTO, NON PARLO.

Carmela Soprano (Edie Falco), moglie di Tony. Un personaggio, un mito. Lei ha sempre una teglia di pasta pronta nel forno, o qualche etto di capocollo in frigo per sfamare in qualsiasi momento chiunque varchi l'ingresso di casa sua. Stereotipo della moglie che si prende cura del marito, dei figli e della casa? Soltanto una femminista accecata potrebbe affermarlo. Carmela è una casalinga convinta, come ce ne sono milioni nel mondo, che ha fatto una scelta e che svolge le sue mansioni con grande dignità. Non pensa che sia la carriera lavorativa a dare dignità alla sua persona.
Tra i personaggi che ruotano attorno a Tony, c'è soprattutto lei. Dove hanno fallito la dottoressa Melfi, Padre Intintola e l'agente Harris, sarebbe potuta arrivare Carmela, lanciando la serie nella stratosfera. Ma niente da fare. Anche l'arco del suo personaggio è deprimente. Quando si trova davanti alla contraddizione delle sue convinzioni da fervente cattolica con le azioni immorali di suo marito, sceglie quasi sempre di ignorare il problema. Idem per la figlia, Meadow. Il suo disgusto per le azioni del padre, di cui aveva avuto presto sentore e una serie di potenziali conferme (compresa la morte del suo fidanzato Jackie Jr.), viene archiviato e sepolto in men che non si dica: David Chase non ha nessuna intenzione di sviluppare un antagonista degno di Tony Soprano, che rimane così libero di sguazzare da un episodio all'altro, di stagione in stagione, senza che nulla cambi realmente. Un vero peccato, visto che la depressione avrebbe potuto rappresentare l'aggancio per una catarsi epocale.


VORREI, MA NON POSSO. (spoiler!)

È dunque abbastanza evidente che risolvere i conflitti morali, chiudere sottotrame e cercare il definitivo, non sia proprio il punto forte della serie, deliberatamente ambigua. In "Caccia al russo", tanto per fare un esempio noto, il russo preso a pistolettate riesce a scappare e nessuno ha mai saputo che fine abbia fatto (e non si tratta di un personaggio irrilevante viste le dinamiche vendicative sempre dietro l'angolo). In un altro episodio, Tony presta al suo amico Artie Bucco 50.000 dollari che lo stesso Artie non potrà restituire, ma Tony si accollerà il debito e lo riscuoterà lui stesso. Come abbia fatto però a recuperare l'ingente somma prestata ad Artie Bucco nessuno lo sa.
L'apoteosi dell'ambiguità, però, la si raggiunge nel finale. Non sappiamo se quella scena rappresenti la morte di Tony vista dalla sua stessa prospettiva oppure la mera possibilità della sua morte. Una conclusione volutamente incompleta e frustrante, che lascia allo spettatore il compito ingrato di orientarsi in un numero ristretto, ma illusorio, di possibili esiti. Uno di questi è che lo schermo nero non rappresenti affatto la visuale di Tony spenta da un proiettile, ma quella dello spettatore, oscurata dalla conclusione della serie. In altre parole, la vita dei Soprano prosegue, ma siamo noi ad esserne esclusi. Interrompendo la scena in quel preciso momento, Chase ammette di non poter rendere giustizia delle indicibili infamie perpetrate da Tony Soprano e finisce per renderlo immortale ("don't stop" le ultime parole della canzone), sbattendoci in faccia il paradosso del gatto di Schrodinger e guadagnandosi allo stesso tempo un'opportunità, quasi scaramantica, per un possibile seguito che tuttavia, amara ironia della sorte, non ci sarà.


"Dovrei essere morto e invece sono vivo. Sono l'uomo più fortunato del mondo. Dopo quello che è successo, ogni giorno è un dono, per me".
(Tony Soprano)

7219415  @  09/02/2020 22:53:24
   10 / 10
Una delle migliori serie televisive mai realizzate

AMERICANFREE  @  21/09/2016 08:48:56
   10 / 10
Insieme a breaking bad la mia serie preferita

LaCalamita  @  28/05/2016 12:26:34
   10 / 10
Si possono certamente fare degli approfondimenti sulle singole stagioni, ma mai come nel caso de I Soprano mi sento di giudicare e commentare la serie in modo unitario : voto 10 vero.

Difficile fare un commento che possa rendere giustizia a questo capolavoro. Una serie tv che inizia bene, ma personalmente è col passare del tempo che mi sono reso conto di cosa avevo tra le mani. Una serie che una volta finita di vedere mi ha fatto ancora più impressione...per certi tratti si assapora addirittura l'aria di leggenda. Non serve a nulla fare storie dove bisogna salvare il mondo o altre robe simili, la vera epicità si raggiunge entrando dentro, approfondendo. Quella che è la storia di un mafioso come tanti, il singolo racconto di un abitante di questo pianeta funge da simbolo del labirinto morale, delle scelte che ognuno di noi è chiamato a compiere nella vita. Il che non vuol dire solo decidere se assassinare la gente ma anche educare i figli in un certo modo, fare delle scelte riguardo il proprio futuro, etc. Oltre alla trama in sè c'è una vera storia morale che riguarda il protagonista e i suoi personaggi.
La quantità di argomenti in gioco è tale da poter considerare la serie un affresco dell'america e dell'occidente in generale. Altro che commentare, ci si potrebbe scrivere un libro su I Soprano.
I personaggi così incredibilmente ben scritti che guarderesti con piacere anche una scena dove si scopre che a tizio piace la marmellata. Una coerenza paurosa, un'accuratezza nel delineare i tratti dei personaggi mai vista prima. E' il caso di dire che i personaggi "prendono vita".
E che dire del fatto che la serie sembra vivere sospesa tra due livelli : quello del realismo e quello mistico-soprannaturale, a cui la serie fa cenno molte e molte volte, eppure mai rivelato ufficialmente. Un qualcosa che va al di là di ciò che vediamo o frutto della mente dei personaggi? Non importa, questa lettura secondaria agli eventi della serie si sposa incredibilmente bene col realismo di cui gode la serie: uno stile, un modo di raccontare le varie storie e singole situazioni senza fronzoli, senza "pompaggi" banali in stile trash-hollywood.
Qualcosa di eccezionale I Soprano.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  13/03/2016 13:54:21
   10 / 10
Il re è nudo, solo e rabbiosamente disperato. Semina morte e viene accerchiato dalla morte. Il nero lugubre prima dei titoli di coda. Un finale strano ed affascinante con tanto di citazione a 2001.

guidox  @  01/12/2015 21:44:38
   10 / 10
voto per tutte le stagioni, serie televisiva indimenticabile.
nella mia personale classifica, un pelino inferiore a The Wire, ma stiamo nuotando nel mare scintillante dell'altissima qualità.

Pierpacco  @  12/06/2015 00:27:46
   10 / 10
Tony Soprano è un personaggio eterno ed indimenticabile, al di sopra di tutto e di tutti. Capolavoro enorme.

dagon  @  26/03/2015 23:25:21
   10 / 10
Serie storica, tra quelle che hanno cambiato la televisione, abbattendo il confine che la seprava dal cinema. Traendo la sua ispirazione da film come "Goodfellas" (peraltro citato), la serie narra storie di ordinaria quotidianità di malavita italoamericana. Quello che rimane nella mente è la perfezione della sceneggiatura, il tratteggio particlare e sfaccettato dei personaggi fino all'ultimo dei comprimari, le interpretazioni di tutti gli attori (favoriti personali: Van Zandt e Sirico) e la confezione nel complesso. Un capolavoro imperdibile.

maitton  @  09/03/2015 13:37:47
   10 / 10
"la piu'grande serie tv di sempre" (cit. terry)

alex94  @  06/01/2015 12:34:32
   10 / 10
Sesta ed ultima stagione di quella che secondo me è la più bella serie tv di sempre.
Semplicemente perfetta,indimenticabile l'episodio finale....
Per me è un capolavoro assoluto da vedere almeno una volta.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  12/07/2014 12:14:33
   10 / 10
Finale con attributi giganteschi.

Qui la serie sprofonda nel simbolismo, nel surreale, tutti i nodi vengono al pettine (ma, come direbbe Sciascia, se c'è il pettine), alcuni personaggi escono di scena, Tony resta sempre più solo, paranoico e sofferente, riflette sulla sua vita e decide di continuare la strada del crimine.
La stagione è divisa in due tronconi, è la più lunga. In molti si sono lamentati per l'accrescimento del ruolo riservato a Vito, personaggio secondario fino a quel momento: eppure non deve sorprendere. Da occasione di trattare con una certa intelligenza e crudezza l'omosessualità nel mondo dei gangster, le dinamiche in cui questa e altre ipocrite regole "estetiche" sono viste.
Incredibile il quartetto di episodi iniziale, con "Join the club" che è una delle cose più belle mai viste su piccolo schermo, incluso l'eccezionale, struggente finale.

Dispiace sia finita ma è giusto così.
Come Tony, alzo le braccia al cielo strafatto di peyote e urlo "I GET IT!"
Ma non sappiamo cosa. Tutto è evanescente, labile come un velo, ci sfugge dalle mani e non ci resta niente, il nero di uno schermo improvvisamente piombato ad oscurare suono immagini sensazioni previsioni.
I Sopranos ci fanno vedere un mondo che andava avanti prima che iniziasse la serie, e andrà avanti anche dopo. Con Tony oramai allo sbando, da solo.

Capolavoro enorme.

3 risposte al commento
Ultima risposta 19/07/2014 18.07.11
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Neurotico  @  13/06/2014 09:14:32
   10 / 10
La sesta ed ultima stagione de I Soprano inizia con una prima puntata (Members Only) e un finale di puntata, tra le migliori dell'intera serie. Il processo di analisi della psiche del Boss continua con approfondimenti inaspettati (come il sogno di un'altra vita, che probabilmente nasconde il desiderio di non essere mai stato quel personaggio enorme dalla caratura incontrastabile, e le sue riflessioni ispirate dalla droga sul ruolo della madre). I suoi rimorsi e sensi di colpa generano i soliti improvvisi e stupendi attacchi d'ira (il finale di Matrimonio in catene è esemplare). Meadow col tempo si fa magra e bella (e basta), e Anthony Jr si rivela personaggio interessantissimo, per quanto odioso, lagnoso, viziato e smidollato possa essere. Carmela-Edie Falco è superba. Un pò di gloria va a Bobby, in uno dei più belli episodi di sempre "Il compleanno di Tony".
Finisce meravigliosamente una serie capolavoro.

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gemellino86  @  10/03/2014 09:18:54
   10 / 10
Chiusura perfetta della serie. Forse è la stagione migliore anzi la mia preferita. Gandolfini sempre grande e anche gli altri attori danno il massimo. Un capolavoro visivo.

camifilm  @  08/02/2014 15:02:34
   10 / 10
Dalla prima all'ultima stagione una espressione perfetta di quello che significa analisi di un personaggio in un contesto di pretesto, come quello mafioso.

Chi ci vede solo una storia di mafia, non ha capito questa serie tv (tanto meno "il padrino").

Gruppo REDAZIONE K.S.T.D.E.D.  @  05/02/2014 13:32:25
   9½ / 10
Lì tra le altre, nell'Olimpo televisivo, I Soprano rivela nella sua ultima stagione, se ancora qualcuno non lo avesse capito, che il racconto non è quello della mafia, né di una parentesi mafiosa. Il racconto, per ben 6 stagioni, è quello di Tony Soprano, di un unico personaggio. La forza della serie è esattamente qui. Che sia un mafioso o un falegname o un uomo d'affari importa poco, se non per un contesto, quello appunto mafioso, che riempie e aiuta l'analisi. A venirne fuori è forse il ritratto più completo di sempre, non manca nulla, è stato detto tutto e lo spettatore, al termine, conosce meglio Tony Soprano della propria famiglia.

In un'ottica generale, quanto raccontato è maledettamente coerente, così coerente che il finale è perfetto. Ma il fatto è che non è solo perfetto, il finale, è pazzesco, per tutta una serie di motivi. Non c'è un finale migliore in circolazione, perché oltre alla coerenza mostra, come si suol dire, due palle così <--->. Come ripeto spesso, non ho idea di come glielo abbiano lasciato fare, ma lo ha fatto: uno schiaffo in piena faccia, qualche minuto di straniamento, un po' di rfilessioni e poi tutto prende forma, si realizza: finale capolavoro.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Satyr  @  03/02/2014 12:46:01
   10 / 10
L'ultimo atto è, ovviamente, quello in cui le cose iniziano ad andare malissimo. La fine di alcune sottotrame è talmente perfetta da generare lacrime a profusione. Il finale stesso, è la miglior casa mai girata su piccolo schermo. Un 10 che da solo non basta a tessere le lodi di una serie tv immensa. La tv che annienta il cinema. Nell'era delle serie televisive, I Soprano è qualcosa da mandare giù a memoria.

Gruppo REDAZIONE Invia una mail all'autore del commento cash  @  30/01/2014 13:47:48
   10 / 10
DIfficile parlare dei Soprano senza pesare bene le parole, al netto delle emozioni.
Una volta conclusa questa epopea, un bello spazio vuoto è quello che rimane. Non comprendo come si possa criticare il finale, davvero. In fin dei conti I Soprano non ha una trama ben precisa e non è nemmeno un serial episodico. E'l'irruzione della telecamera nella vita quotidiana di un meccanismo mafioso che, purtroppo, affascina. Non racconta nulla di preciso, non si ha l'impressione di essere di fronte ai tipici percorsi e colpi di scena da televisione. Una volta compreso questo, pare ovvio che non c'è nessuna storia che debba chiudersi, nessun nodo deve arrivare al pettine. Da qui l'assoluta perfezione di un finale che ritengo secondo solo a quello di the shield. E come the shield, si ha l'impressione che tutto il mondo dei Soprano contuini ad andare avanti, nonostante lo schermo nero, nonostante la fine della serie. Guardare I Soprano significa contruibuire alla creazione di un mondo paralleo che sopravviverà e viaggerà tangente al nostro, per sempre. Non è un caso che queste sensazioni me le lascino serial con personaggi scritti da persone davvero meritevoli d'esistenza, caratteri la cui complessità è tale da dare l'impressioni di poterli toccare. Tony Soprano è uno di questi; ambiguo, omicida, padre affettuoso, criminale, spacciatore, scemo.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  30/01/2014 01:30:43
   10 / 10
La più grande serie tv di sempre.

Gruppo COLLABORATORI Gabriela  @  29/01/2014 14:25:33
   10 / 10
Capolavoro
Gran parte del merito si deve alla performance di James Galdolfini, il boss che crolla; tanto spietato quanto indifeso e vulnerabile.
Una storia, quella di tutte le stagioni, che dosa perfettamente sia la verità che le convenzioni, il realismo e lo stereotipo.
Baccalà, Paulie e Spatafore diventano importantissimi per la storia ma io ho amato Dante.
Il finale più perfetto, sono rimasta inchiodata davanti allo schermo nero. fottuto capolavoro

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