voglio la testa di garcia regia di Sam Peckinpah USA, Messico 1974
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voglio la testa di garcia (1974)

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locandina del film VOGLIO LA TESTA DI GARCIA

Titolo Originale: BRING ME THE HEAD OF ALFREDO GARCIA

RegiaSam Peckinpah

InterpretiHelmut Dantine, Warren Oates, Gig Young, Kris Kristofferson, Robert Webber, Isela Vega

Durata: h 1.52
NazionalitàUSA, Messico 1974
Generewestern
Al cinema nell'Agosto 1974

•  Altri film di Sam Peckinpah

Trama del film Voglio la testa di garcia

Un ricco messicano offre un milione di pesos a chi gli porterà la testa dell'uomo che gli ha messo incinta la figlia. Ma Alfredo Garcia è morto. Pianista fallito decapita il cadavere già seppellito.

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Voto Visitatori:   8,01 / 10 (35 voti)8,01Grafico
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Voti e commenti su Voglio la testa di garcia, 35 opinioni inserite

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VincVega  @  11/01/2018 19:39:52
   8½ / 10
Sinceramente quando sentivo il titolo di questo film pensavo fosse un western, poi mi sono documentato e ho capito che siamo più dalle parti del noir, allora ho voluto subito recuperare uno dei film più recenti di Peckinpah.
Beh, che dire. Un grande film, non me l'aspettavo. Degradante, disperato, cupo, rozzo, spietato, struggente. Ci si affeziona subito a Bennie. Fin dai primi fotogrammi in cui entra in scena, si percepisce la sua aurea da perdente. Aggrappato alla storia, un po' malata, con la sua donna.
Grande interpretazione di Warren Oates.

kingofdarkness  @  12/06/2015 11:03:22
   7½ / 10
Ambientato in un Messico post-western anni '70, è un film disperato e maledetto che inizia come dramma on the road a sfumature thriller, per poi evolversi in un vero e proprio action a suon di sparatorie ed inseguimenti a raffica.
Lentissima e quasi straziante la prima ora (in puro stile Peckinpah), peraltro satura di dialoghi inutili e situazioni poco interessanti ai fini della trama….spettacolare invece tutta la seconda parte, nella quale, oltre che ad una massiccia dose di azione, assistiamo alla metamorfosi interiore del protagonista che, pervaso dai sensi di colpa dopo aver perso l'amata, cambia totalmente registro nei confronti di quello che inizialmente era il suo solo ed unico obiettivo, evolvendosi da cinico figlio di pùttana a vero e proprio giustiziere solitario in missione.
Strepitosa da questo punto di vista la performance di Warren Oates nel caratterizzare il fallitissimo Bennie, musicista da 4 soldi inizialmente senza alcun principio morale, ma che con il susseguirsi degli eventi si vede costretto a rimettere in disccussione sè stesso, intrapendendo un sanguinoso percorso di redenzione che sfocerà poi in una totale carneficina finale.
Forse l'azione e le sparatorie possono sembrare un tantino esasperate, ma risultano comunque cariche di suspense, violente e ben enfatizzate da un sapiente utilizzo dei rallenty (John Woo ha imparato molto da Sam, eh si).
Discrete le musiche, anche se fondamentalmente anonime.

Peckinpah non è un regista che considero leggendario, nonostante riconosca il valore di alcune delle sue opere ("Cane di Paglia" e "Il Mucchio Selvaggio").
Questo "Garcia", però, è sicuramente uno dei suoi lavori più apprezzabili.

Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  13/10/2014 18:26:04
   8 / 10
Questo è un film molto "fisico", dove sporcizia, calore, polvere e degrado sono onnipresenti, insieme ai corpi (vivi e morti) dei protagonisti. Peckinpah (all'apice del suo alcolismo) lo ha girato in un'atmosfera di grande disperazione. Sembra un western (all'inizio, letteralmente) e avrebbe potuto esserlo. Esagerato nei momenti di azione così come esasperante a volte nella sua lentezza. Personaggi indimenticabili!

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  24/05/2014 15:51:57
   7½ / 10
Ricorda quei ritratti della carriera di Mann, di uomini violenti obnubilati dall'amore, la cui violenza si nasconde ovunque ed è una inesorabile spirale che li avvolge senza via di scampo. Come la scena dello stupro, una palese autocitazione, regia brutale per niente accorta ma Sam non lo è mai stato dopotutto, fotografia cupa, polverosa e sudicia, malsana come il ronzio delle mosche sul cadavere di Garcia nascosto in auto, riflette il periodo autodistruttivo di Peckinpah tra alcool e droghe e come un novello Malcolm Lowry e del suo dramma etilico lo ambienta e lo dirige in Messico.
Al di là delle traversie che vanno a minare la redenzione coltivata dall'amore e poi lo shock del vuoto post mortem, la cosa migliore è la scenografia di un Messico deformato, necrofilo, che fa da sfondo a questa discesa negli inferi lungo i gironi di una divina commedia.

DogDayAfternoon  @  29/04/2014 20:20:48
   6 / 10
Western anacronistico (sono rimasto stupito dopo le prime scene di vedere aerei e automobili, ero convinto si trattasse della classica ambientazione western con calessi e cavalli) con un soggetto molto interessante ma di difficile assimilazione, come di consueto per i film di Peckinpah. Sempre molto arduo affrontare i suoi lavori, diciamo che il ritmo non è proprio il suo forte: nonostante la trama sia intrigante infatti il film si porta avanti in maniera molto lenta, è facile cadere nel sonno e nella noia e le sparatorie che ogni tanto fanno tener svegli in realtà sono fatte veramente male. E' un film del 1974 ma dimostra come minimo dieci anni di più. Però alla fine il 6 glielo do, perché comunque la storia è pur sempre interessante e si vuole arrivare (a fatica) alla fine per vedere come si conclude la vicenda; bravo Oates ma non così eccezionale.

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Ultima risposta 30/04/2014 19.55.40
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JOKER1926  @  20/05/2013 16:52:26
   7 / 10
Sam Peckinpah rappresenta una regia acuta e famosa, tale regista nel 1971, ad esempio, è stato il padre del film "Cane di paglia". I connotati, a questo punto, iniziano sensibilmente a circoscriversi, in modo netto.
"Voglio la testa di Garcia" (1974) è un altro esempio di ruvidità scenica, praticamente un western moderno.
Il plot parla chiaro fin da subito; il prodotto si addensa in una storia di vendetta e di un losco business per il (sadico) recupero della testa di Garcia, un uomo "ingrato".
Traspare quindi, immediatamente, nel film quella rozzezza e quel mascolinità massiccia che porta i personaggi a vivere in circuiti di massima violenza, in tutto ciò vien fuori una valanga di maschilismo con le donne vittime, allo stato puro, di un sistema antico ma, visibilmente, molto efficace.
Oltre il grande lavoro di cristallizzazione di copione emerge con Sam Peckinpah un buonissimo lavoro per quanto concerne la scelta degli attori e per lo stile, fra inquadrature, ambientazioni ed atmosfere.

"Voglio la testa di Garcia" si conferma come prodotto tremendamente poliedrico, oltre i contesti western si evidenziano trame collimanti in vicende sentimentali, di rancore e di tattica (criminale). Film che non fa suo un genere e spazia fra l'essere un on the road e un gangster! Grandi apprezzamenti per un finale esplosivo che sembra quasi il preludio a ciò che nel 1983 combinerà De Palma con il munifico "Scarface".

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Ultima risposta 17/06/2015 12.33.26
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clint 85  @  10/12/2012 01:46:33
   6½ / 10
La prima parte è esageratamente lenta; in compenso il film si riscatta con una buonissima seconda parte. Precisazione: è tutto fuorché un Western.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR elio91  @  28/09/2012 11:54:36
   8 / 10
Altra grande prova di Peckinpah nel suo periodo migliore; inoltre ebbe anche il controllo totale sul film, cosa non da poco visto i massacri cui pellicole precedenti e successive dovettero sottostare a causa della produzione.
Ed è un film eccessivo e squilibrato in ogni sua componente: passa e travalica il genere diventando degenere (si passi il gioco di parole); dal romanticismo esasperato e maledetto all'humor più nero, dalla malinconia quasi patetica alla violenza nuda e cruda. Inoltre non dovrebbe sorprendere se, tra i dialoghi del protagonista con la testa di Garcia (grandioso il fatto che mai lo si veda, manco da morto se non in foto) e una lenta discesa negli inferi, questo sia non solo il film più nero di Peckinpah ma anche il più misogino, ciò è chiaro. A partire da Elita innamorata di Bennie ma con in "testa" sempre Garcia (che bastardo, è lui la causa di tutto il casino e ci crepa ad inizio film), ma forse non solo lui: emblematica in tal senso la sequenza di stupro (iniziale) e dolcezza (successiva) con Kristofferson, che tanto ricorda l'analoga scena in Cane di Paglia. E poi il grandioso momento sulla tomba di Garcia... e per finire, ricordiamoci pure che tutta la vicenda nasce (e finisce) con la figlia del ricco messicano, la cui intemperanza sessuale scatena i cani alla caccia di Garcia e aizza, nel finale già citato, il protagonista a concludere l'opera.
Mai la donna ha avuto un ruolo più ambiguo, inquietante e da strega e probabilmente mai Peckinpah è stato più nero, autodistruttivo e feroce fòttendosene di tutto e tutti. Come ha sempre fatto.

Warren Oates magnifico!

Manu90  @  04/09/2012 12:59:06
   6 / 10
Niente, Peckinpah proprio non me lo riesco a far piacere...dopo "Il Mucchio selvaggio", "Sierra Charriba", "Pat Garret & Billy the Kid" e "Cable Hogue" tocca "Voglio la testa di Garcia". Quello che proprio non riesco a digerire del regista sono i momenti troppo lunghi e lenti, che influiscono di gran lunga sulla valutazione finale della pellicola.
Per quanto mi riguarda l'opera migliore del regista resta "Cable Hogue", che difatti è proprio quella che si discosta di più dalle tematiche che l'autore affronta solitamente nei suoi film. Sufficienza molto stretta anche in questo caso...

iokanaan  @  13/12/2011 05:54:06
   9 / 10
Firmato Sam Peckinpah.
Uno splendido western (siamo negli anni '70 in Messico) e un omaggio ai western... l'eroe del film e' un pianista.
Il pianista sbagliato, nessun cartello con la scritta "non sparate sul pianista" e a dirla tutta una provvigione dell'un per cento e' davvero poco. Tra i deserti, i villaggi messicani, le strade impolverate con la testa di John Doe in un sacco, tutta quella polvere fa venire sete e il film e' innaffiato con litri di tequila.
Gli eroi di Peckinpah sono solitamente gente su cui non si scommeterebbe, questo usa la sua macchina come vorrei fare io ( ed io non guido) come un catorcio. Il film e' bello e Peckinpah conclude bene.

P.S. da vedere di Sam Pat Garrett & Billy the Kid, Getaway e Cane di paglia.
di Arthur Penn Gangsters Story

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gabe 182  @  06/09/2011 15:51:54
   7½ / 10
Grande film del regista Peckinpah, un mixer di generi che sconfina dal western al noir fino al drammatico.
Non lo considero un capolavoro, ma è un grande film, convincente e soprattutto violento come pochi, costruito in un mare di corruzione e degrado che non può lasciare indifferenti, è uno dei film piu rudi e sporchi che ho visto, il finale poi mi ha lasciato un pochettino sconvolto.
Molti meriti anche all'attore Warran Oates, molto convincente anche se mi ha fatto parecchia pena, e la crudeltà che deve sopportare e sconvolgente.
Non male veramente, non ho visto tantissimi film di Peckinpah, ma per ora non sono mai sceso al di sotto del sette e mezzo, spero di vedermi in breve, il mucchio selvaggio.

TonyMontana  @  11/07/2011 21:29:18
   8 / 10
Quando un ricco messicano scopre che la figlia è stata messa incinta da un suo dipendente promette una ricompensa di un milione di dollari a chi gli porta la sua testa. Per Bennie, disgraziato pianista in un night, sarà l'occasione della vita.

Sam Peckinpah tiene alta la tensione per quasi tutta la durata del film, definisce uno splendido ritratto psicologico del protagonista e inserisce alcune scene di delirio memorabili.


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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  12/06/2011 12:33:16
   9 / 10
E' il film più cupo dell'intera filmografia di Peckinpah. Una prima parte in cui è evidente nel protagonista la sua voglia di riscatto, cercando di uscire da quel vicolo cieco esistenziale in cui si era messo. In questo senso la presenza di Elita, la donna di Bennie rappresenta quella molla decisiva per riuscire nel proprio riscatto. Morta Elita, nemmeno la presenza del tanto denaro non significherà più nulla e la seconda parte del film è un vero monologo interiore di un uomo che si incammina verso il proprio martirio e dove Warren Oates offre sicuramente la sua prova migliore come attore.

dagon  @  19/03/2011 13:15:57
   7½ / 10
anche se, per certi versi, è uno dei film più famosi del regista, non è tra i miei preferiti. Preludio idilliaco doppiamente ingannevole, sia per atmosfera che per ambientazione. Il film diventa un road movie/western moderno, alternando momenti lentissimi (in cui senti però che qualcosa sta caricandosi come una molla) con esplosioni di violenza in puro stile Peckinpah.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Ciumi  @  18/02/2011 19:11:47
   9 / 10
Se "Il mucchio selvaggio" acquistava nuova forma, e una brutalità più profonda, con la comparsa in scena del generale Mapachi, "Voglio la testa di Garcia" si apre con una figura quasi identica (tra l'altro lo stesso attore), boss assiso nel suo regno, uomo più crudele degli altri miserabili crudeli.
E' in sostanza un altro Western, per atmosfera, per personaggi, per l'azione, e ancora una violenta parabola dell'uomo fallito; ma dentro, questa volta, vi è incastrata una storia d'amore: tenera seppure bruta, fedele seppure traditrice, immatura ma non più giovane, venale, passionale, senza futuro.
E nella colonna sonora di un Messico in tutti i suoi colori - ma cupo, polveroso, corrotto, tra cani affamati e silenzioso, quasi in lutto - un morto. Un amante morto, come morirà l'amore. Anzi la testa appena, in decomposizione, e con essa il viaggio di ritorno, tra monologhi e sparatorie, è deprimente e sanguinoso.


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edmond90  @  04/01/2011 19:45:00
   7 / 10
Mi dispiace ma per me non si avvicina neanche lontanamente alle vette del Mucchio Selvaggio.
Bella e allucinante l'idea di partenza,ma sfruttata non sempre in maniera brillante.
La prima parte del film infatti e'a dir poco lenta e irritante,non degna di un regista cosi straordinario.
La seconda invece,sorretta da uno straordinario Warren Oates e intrisa di humour nero,oltre che dalla straordinaria perizia tecnica di Bloody Sam nelle scene di sparatorie,risolleva la pellicola e la riporta su livelli piu che accettabili.
Una mezza occasione sprecata dunque,poteva venirne fuori davvero un capolavoro.

Larry Filmaiolo  @  04/01/2011 16:42:49
   7½ / 10
prima parte un po' troppo lenta... Per questo non dò l'8... Ma a metà circa il film ingrana di brutto in stile 100 % peckinpahiano. Alcune scene sono da 10, manifesti della violenza grandiosa e (in)giustificata che il buon Sam riteneva caratteristica peculiare dell'uomo, insieme all'animalità e alla follia, che si respira fin dall'inizio nell'aria polverosa e pestilenziale del torrido deserto in cui il protagonista si spinge. Forse la storia è un pretesto per fare una, anzi LA peckinpahnata, ma meglio così, a me piace.

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Invia una mail all'autore del commento IL MITO.  @  04/01/2011 15:01:37
   8 / 10
Questo è il terzo film di Peckinpah che vedo dopo Cane di paglia e il capolavoro Il mucchio selvaggio. Ovviamente non mi ha deluso manco questa opera di Bloody Sam, anzi.
Genere a metà tra il western, il noir, il thriller e il drammatico, questo è un film epico, troppo sottovalutato. Grandissimo Warren Oates.

Crimson  @  27/10/2010 23:54:31
   7½ / 10
Ossessione e (auto)distruzione.
Secondo un effetto circolare strano e paradossale s'innesca una catena di efferatezza con cui fanno tutti i conti. Incipit e epilogo sono connessi, anzi l'epilogo sembra proprio un ritorno alle origini.
Ciascuno dei protagonisti odia per una questione d'onore, una ferita interiore con cui non è riuscito da solo a fare i conti. E ciascuno paga il prezzo del suo odio: El Jefe, il protagonista, lo stesso Garcia, i due stupratori, la famiglia di Garcia. Fa eccezione la figlia del fazendero, ma fino a quando?
Il personaggio-chiave della trasformazione del protagonista è sicuramente la prostituta Elita.
Il film nella prima parte si dilunga sulla storia d'amore e anche se successivamente lo spettatore scopre che ciò era doveroso, resta la parte meno avvincente del film.
C'è un cambio di registro interessante: dapprima sembra una caccia all'uomo, poi il film gradualmente scivola in un'analisi più approfondita, e la testa di Garcia, di cui fino a poco prima ci chiedevamo se davvero fosse morto, che ruolo potesse realmente avere nella vicenda ed eravamo avvolti nel mistero della sua assenza, diventa un feticcio tramite cui continuare ad esplorare la spirale di distruzione auto e eteroaggressiva delle sequenze finali. Indubbiamente anche il buon (?) Bennie, che diciamocelo, ci è simpatico ma fino ad un certo punto, è solo una pedina di un ingranaggio irrazionale e più grande di lui, che segue ineffabilmente un rapporto di causa-effetto che ha la sua origine forse molto a monte, in un serratissimo codice morale che vige nel Messico rappresentato da Peckinpah, ma che si può estendere ad altre forme più o meno definite di presunta civiltà urbana.
Un gran film, con un paio di sequenze tecnicamente da urlo (la badilata al cimitero e l'inseguimento in auto da parte della famiglia di Garcia), sparatorie un po' esagerate (Bennie sembra avere decine e decine di proiettili in un caricatore) e sicuramente alcune scene non memorabili circa il rapporto tra Bennie e Elita. Ma tant'è, per il sottoscritto anche nel Mucchio selvaggio ci sono scene soporifere…e parliamo di uno dei film con il finale più movimentato della storia del cinema! Pregi e difetti di Peckinpah, o se preferite uso sapiente della narrazione e del modo di fare Cinema.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Angel Heart  @  11/10/2010 02:35:34
   6 / 10
Avventura dai richiami western rozza, sporca e cattiva. Un pò lenta negli sviluppi e nell'azione (specie nella parte centrale, troppo dialogata), ma la cazzutissima performance di Oates vale almeno una visione. Non mi ha fatto impazzire, ma si lascia guardare.

Redlife88  @  02/09/2010 11:26:29
   6 / 10
E' un film violento con una storia d'amore all'interno che, a mio parere, lo rallenta troppo. L'amore per la donna porterà a conseguenze però abbastanza verosimili e le doti balistiche del protagonista mi sembrano esagerate.

dobel  @  10/06/2010 09:29:34
   10 / 10
Il film maledetto di Peckinpah! Un film di morte, di degrado, di autodistruzione: la quintessenza della poetica del genio di Fresno. La testa di Garcia... tutti abbiamo una testa di Garcia da portarci dietro in ogni istante. E' il fardello con cui siamo costretti a vivere e per cui il prossimo ci attacca. Gli sconfitti qui si ritrovano in massa nel protagonista interpretato in modo superbo da Warren Oates (pare che Oates facesse ne più ne meno che l'imitazione di Peckinpah); qui l'autore del film diviene la propria opera trasfigurando se stesso non in modo banalmente autobiografico, bensì inserendosi moralmente nella storia. E' un film maledetto (nell'accezione truffautiana del termine): un film eccessivo, nel quale si è voluto raccontare tutto l'essere peckinpahniano. E' geniale e irritante allo stesso tempo, un'opera unica che non credo abbia paragoni: può solo essere citata, ma non imitata. In un momento nel quale il cinema sembra stia ripensando se stesso, e vivendo di citazioni più o meno interessanti (si pensi appunto a Tarantino), un film di Peckinpah è una boccata di ossigeno creativo. Negli ultimi anni ci siamo abituati ad un cinema (parlo soprattutto di quello americano) che sta facendo i conti col passato; un cinema che fa fatica a voltare pagina; un cinema cinefilo che vive di autoreferenza. Il cinema di Peckinpah è l'opposto: è una pagina di diario, una biografia interiore, un istante di vita vissuta, una tappa in più nel viaggio alla ricerca di se stessi.

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Ultima risposta 20/02/2011 18.38.58
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Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  10/02/2010 11:42:56
   7½ / 10
Bel film di Peckinpah. Sudicioe senza speranza, fin dal principio si vede il baratro in cui il protagonista si catapulta in modo cieco (ripreso con montagna di stile dai Coen in "Non è un paese per vecchi").
Ho trovato molto esagerato il finale, che esaspera molto le doti balistiche del protagonista (un eccellente Oates).

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  05/11/2009 14:31:57
   7 / 10
Ennesima storia di vendetta firmata Peckinpah dove non è certo la trama a sorprendere!
Esagerato e a mio avviso un po' sopravvalutato!

Gruppo REDAZIONE VincentVega1  @  25/10/2009 14:48:51
   9 / 10
Bellissimo film d'amore e autodistruzione, di violenza e di vendetta.
Peckinpah ai massimi livelli, senza dubbio uno dei suoi film migliori, trascinato da un Oates con occhi coperti da scurissimi occhiali da sole ma in grado comunque di far trasparire tutte le sue emozioni. In bilico fra road movie e western, un viaggio negli inferi dove ormai nemmeno più il denaro ha valore se non c'è una persona con cui condividerlo, o se non c'è più un traguardo da raggiungere.

Gustosissimi i monologhi in macchina del protagonista insieme alla testa del ricercato da tutti e amato da pochi Alfredo Garcia. Tarantino poi lo citerà nell'unica scena da lui girata in "Sin city".

3 risposte al commento
Ultima risposta 25/12/2009 13.30.52
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gatsu  @  27/09/2009 15:01:12
   8 / 10
Non so se definire questo film il capolavoro di Sam Peckinpah. La trama è molto profonda, una storia d'amore tragica ma intensa, sparatorie, orgoglio, onore, viaggio "on the road" e gran finale con i botti. Il protagonista passa quasi tutto il film con i suoi occhialoni da sole e trasmette davvero tante emozioni. Alcune parti sono troppo lente altre calano d'intensità. Una pellicola da cui Quentin Tarantino ha estratto molto materiale per il suo "Kill Bill". Poco conosciuto ma da vedere.

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  02/09/2009 16:51:35
   9½ / 10
Capolavoro misconosciuto di Peckinpah, il suo miglior film, pochi fronzoli e tanta cattiveria... una discesa inesorabile negli abissi.

harold  @  13/08/2008 15:00:19
   10 / 10
Capolavoro assoluto di Peckinpah. Romantico, disperato, violento racconto di amore e morte, ambientato in un Messico dove la lotta per la sopravvivenza raggiunge un punto di non ritorno. Attraversato dalla maschera sofferente di un Warren Oates mai più a questi livelli, la pellicola di Peckinpah celebra le gesta di un eroe solitario e romantico destinato alla inevitabile sconfitta. Molti i momenti da ricordare. Un film leggendario, vero e proprio canto del cigno del grande cineasta californiano.

Dan of the KOB  @  13/07/2008 18:47:18
   9 / 10
Rozzo, cattivo, spietato e senza un barlume di speranza!
Peckinpah e il suo pessimismo all'ennesima potenza, il classico film alla fine del quale viene voglia di farsi una doccia per sciacquarsi di dosso il sudiciume!

Fantastica la prova di un Oates in conflitto con se stesso, col suo amore difficile, con la sua voglia di rivalsa verso la società, con tutto e tutti!

Da vedere assolutamente!

Gruppo STAFF, Moderatore Invia una mail all'autore del commento Lot  @  06/03/2008 10:10:44
   9 / 10
Stimolato dall'ultimo Coen che, pur ammantato di stile, me lo ricordava, sono andato a riguardarlo... Capolavoro di Peckinpah, forse superiore anche al mucchio selvaggio.
Apice e abisso di desolazione, sporco e completamente privo di umanità, grandissimo Oates.
Da vedere.

The Monia 84  @  22/01/2008 18:59:41
   9 / 10
Un film grandioso, sanguinario ma non gratuitamente: la violenza è solo una parabola di una società egoista, un racconto senza speranza e senza luce, nel classico stile di Bloody Sam. Il personaggio di Bennie, suo alter ego (anche Peckimpah, come regista, era emarginato e bistrattato), è il simbolo dei ribelli sconfitti dal sistema, dei cittadini schiacciati dall'autorità, il tutto mostrato in un modo tragico e crudo. Il film simbolo di delusi e vinti pieni di rabbia. Da guardare cento volte e anche più.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  10/11/2007 12:40:18
   8½ / 10
Peckinpah è classe pura, Oates è perfezione intrinseca.
Lo si potrebbe scambiare con un western e i tratti sono quelli, ma fatico a collocare il grande Sam in qualsiasi genere.
Una storia semplice, un crescendo di violenza, tensione e psicologia. Peckinpah torna con la sua misoginia e firma un capolavoro, alcune immagine sono tecnnica pura da cui imparare.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/12/2005 12:57:17
   9 / 10
Violento, ma anche una grande storia d'amore. Un film straordinario che ha ispirtato moltissimi altri, su tutti "kill bill" di Tarantino

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  13/12/2004 18:11:37
   9 / 10
Il secondo miglior film di Pechinpah, dopo "il mucchio selvaggio", una disillusa parabola di morte e autodistruzione. Veramente fantastico.
Il film è ambientato in Messico, non è un western, ma Peckinbpah non si può confondere.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  13/12/2004 00:50:31
   9 / 10
Bellissimo film di Peckinpach.
Cambia lo scenario ma la cifra stilistica rimane inalterata.

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