una separazione regia di Asghar Farhadi Iran 2011
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una separazione (2011)

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locandina del film UNA SEPARAZIONE

Titolo Originale: JODAEIYE NADER AZ SIMIN

RegiaAsghar Farhadi

InterpretiPeyman Moadi, Leila Hatami, Sareh Bayat, Sarina Farhadi, Babak Karimi, Ali-Asghar Shahbazi, Shirin Yazdanbakhsh

Durata: h 2.03
NazionalitàIran 2011
Generedrammatico
Al cinema nell'Ottobre 2011

•  Altri film di Asghar Farhadi

Trama del film Una separazione

Tutto è pronto per la partenza che Simin, suo marito Nader e la loro figlia Termeh hanno progettato. Lasceranno l'Iran per una nuova vita e uno nuova nazione. Tuttavia, all'ultimo, Nader ci ripensa: non osa lasciare solo il padre, malato di Alzehimer. La decisione porta un enorme scompiglio e Simin chiede il divorzio, che il tribunale non le concede. Lascia allora casa e Termeh decide di restare con il padre, sperando che la madre torni a casa. Ma la scelta fatta da Nader, che assume una giovane donna per accudire al padre in sua assenza, si rivelerà drammatica.

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Voto Visitatori:   8,22 / 10 (48 voti)8,22Grafico
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO OSCAR:
Miglior film straniero
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO DAVID DI DONATELLO:
Miglior film straniero
Miglior film straniero
VINCITORE DI 1 PREMIO CÉSAR:
Miglior film straniero
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Voti e commenti su Una separazione, 48 opinioni inserite

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StIwY  @  03/03/2019 18:06:14
   8 / 10
Molto bello questo film iraniano, che racconta uno spaccato di vita in modo lucido, senza voler fare la morale. Una storia alla quale si susseguono implicazioni, che tengono lo spettatore incollato fino alla fine, dove non ci sono vincitori nè vinti. Si lascia seguire sempre con attenzione. Bravi anche gli attori. E' proprio il caso di dirlo, "tutto il mondo è paese".

wicker  @  24/02/2019 17:19:22
   8 / 10
Ottimo film di Fahardi che descrive una storia di vita quotidiana mediorientale ,ma che potrebbe tranquillamente succedere anche da noi , con piglio sicuro , grande drammaticità e tensione e crea una sensazione a momenti anche di disturbo per
il vortice di amarezza e disagio vissuto dalla famiglia .
Ottime le interpretazioni degli sconosciuti attori .

Thorondir  @  02/10/2018 15:06:42
   8 / 10
Splendido spacato dell'Iran reso attraverso la storia di una famiglia e della sua inevitabile separazione: la vicenda viene intrecciata al caso "giudiziario" tra il protagonista e la donna delle pulizie e segna il conflitto latente di un paese meraviglioso seppur pieno di contraddizioni (che ho imparato ad amare avendo fato la tesi di Storia contemporana proprio sull'Iran): Farhadi porta sullo schermo i due mondi dell'Iran e soprattutto di Teheran. La famiglia mdio borghese affrancata da determinate dinamiche religiose e il sottoproletariato urbano, che in Iran è tremendamente legato ad una cronica disoccupazione e spesso asse portante del sostegno agli ulama e alla republica islamica. Questa dicotomia tra tradizione e modernità, superstizione e apertura, è ricalcata dalla dicotomia della coppia di protagonisti, chi fugge dai problemi e che cerca di risolverli peccando di irrazionalità. Ago della bilancia la giovane splendida bambina su cui ricadrà il dolore di tutto e quella scelta "spezzata" resa straordinaria dal non detto del fuori campo finale. Grande cinema.

topsecret  @  20/08/2018 16:02:00
   7½ / 10
Dovrei astenermi nel dare giudizi "morali" su questa storia, sostanzialmente per due motivi: primo perchè conosco molto poco della realtà iraniana e quello che so non è propriamente positivo e secondo perchè ho visto in questo racconto di Farhadi una certa ipocrisia di base, visto che mi sembra di capire che le colpe maggiori ricadono sempre sulle donne. E questa cosa, quasi circoscritta al mondo islamico, francamente comincia a rompermi le palle. Perciò mi limito solo a dire se il film mi è piaciuto o meno.
I fatti raccontati portano UNA SEPARAZIONE a un livello di coinvolgimento ed emotività piuttosto alti, ragion per cui la visione risulta interessante, densa di significati e decisamente alla portata di tutti, capace non solo di far riflettere ma anche di prendere coscienza su delle realtà distanti da noi ma trattando alcuni argomenti che sono comuni a tutti, quali l'onore, la famiglia, gli affetti e la giustizia.
Per questo, a mio avviso, UNA SEPARAZIONE si merita i premi che ha vinto e la considerazione positiva, come prodotto ludico, che la media del sito sottolinea in maniera condivisibile.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Zazzauser  @  07/09/2017 23:48:43
   8½ / 10
Raccontare l'Iran moderno. Sano, educativo, più reale del vero. Farhadi, il regista che si é ribellato all'"embargo" di Trump, racconta il Medioriente all'Occidente, soprattutto quello ignorante. Lontano da quel manierismo che lo vorrebbe veder portare in scena guerre, integralismo islamico e cibo per i media. Vicino alle contraddizioni, quelle sí, di un paese come tanti, del suo paese, che attraverso gli occhi di un padre, di una figlia, di una madre, di un marito, di una moglie assumono quel carattere di veritá che troppo spesso manca all'immagine di una parte del Mondo mal conosciuta. Magnifico

VincVega  @  21/02/2017 14:14:43
   8 / 10
Un film che coinvolge dall'inizio alla fine, "Una Separazione" entra dentro, scatena emozioni forti. Una guerra tra poveri dove nessuno esce vincitore, perdono tutti qualcosa e in questo la progressiva incomunicabilità la fa da padrone. Ansia che si attanaglia, Farhadi racconta magistralmente e in modo realistico una storia che potrebbe capitare in qualunque parte del mondo, con le dovute differenze culturali.
Un bellissimo e complesso film fatto con pochi soldi e condito da ottime interpretazioni, tutte, nessuno escluso.

Bart Simpson  @  09/04/2016 21:08:06
   9 / 10
Un gran bel film! Storie quotidiane in cui ci si può riconoscere.
Meritatissimi i bei voti ricevuti.
Da vedere.

7219415  @  03/01/2016 00:45:28
   8 / 10
Nonostante i pochissimi soldi per la realizzazione e il tema che non sembra per niente avvincente, riesce a catturare l'attenzione e a non annoiare mai.

Invia una mail all'autore del commento diderot  @  09/07/2015 22:08:29
   7½ / 10
Una bellissima storia incentrata sul rapporto tra un padre e una figlia che vivono il difficile momento dell'allontanamento della madre. La trama è convincente anche se a volte troppo lenta, ma nonostante tutto non annoia. Bravi gli attori, interessante lo scorcio di vita che traspare da queste vicende. Finale geniale! Consigliato

Giovans91  @  07/04/2015 13:01:23
   8 / 10
Il regista Asghar Farhadi ci regala uno squarcio di vita comune dell'Iran. Non servono musiche, non servono immagini forti, il film scorre per due ore senza il minimo intoppo; ogni storia è incassata nella successiva arrivando ad una concitata ed a tratti vaga conclusione. Ma il finale non ha importanza: regala, invece, una reale idea delle difficoltà di gestire i problemi umani.

polbot  @  19/07/2014 23:22:31
   8½ / 10
Film fantasticamente ansiogeno; il regista riesce ad assorbire lo spettatore nella drammatica vicenda. Consigliato.

gemellino86  @  27/06/2014 16:54:24
   8½ / 10
Sicuramente uno dei migliori film del 2011. Ci sono diversi momenti di riflessione anche se il ritmo è un po' lento a mio parere. Bravi gli attori sconosciuti.

_Hollow_  @  22/06/2014 01:44:56
   10 / 10
Una sorpresa per quanto mi riguarda, un film capace di crearmi sensazioni fisiche ... una specie di ansia sentita dal corpo, come una chiusura allo stomaco. Questo grazie alla sceneggiatura totalmente plausibile, riguardante temi realistici ed empatici, e grazie alla regia e alla fotografia apparentemente banale e televisiva ma decisamente adatta agli avvenimenti. Ovviamente bisognerebbe essere iraniani per un'immersione totale, ma infondo siamo tutti cittadini del mondo. E a tal proposito sono magnifici certi dialoghi, come il rifiuto del padre nei confronti delle falsità insegnate alla figlia, dicendole di scrivere il giusto nonostante le ripercussioni sul voto, giusto per ricordarne uno.
Gli ultimi secondi finali poi, che si protraggono durante i titoli di coda, sono un capolavoro.

Oskarsson88  @  07/01/2014 22:53:45
   8 / 10
Film molto ben girato e ottimi tutti i protagonisti. Vengono affrontate molte tematiche, nel mentre la tensione resta alta durante tutta la visione, fino al finale parzialmente aperto.

Invia una mail all'autore del commento OpheliaQueen  @  15/09/2013 06:00:55
   9 / 10
Notevole, ricco di contenuti e tematiche ben affrontate. Molte domande senza alcuna risposta, una visione di un'infanzia costretta a crescere prima del tempo

krypton  @  12/08/2013 18:52:16
   8 / 10
Devo ammettere che sono i vari premi internazionali che il film ha vinto a farmi tentare la visione! Il risultato è senza alcun dubbio sorprendente. Una storia di divorzio, a prima (s)vista banale, si trasforma in una trama coinvolgente che ricalca ottimamente i paradossi e le virtù delle società medio-orientali.

L'abilità del regista è proprio questa; partire da una trama semplice e da qui strutturare una critica (implicita e severa) delle tradizioni religiose e della burocrazia-fantoccio dell'Iran. Ottimamente interpretato e ben tradotto in italiano, il film vale, a mio parere, il proprio Oscar. Consigliato!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento pompiere  @  01/06/2013 18:02:51
   7 / 10
Un ritratto drammatico e a tinte forti di un gruppo di anime disperate, spaesate, ammalate e bugiarde. La dittatura è/e la religione. Dio ne è testimone.

Invia una mail all'autore del commento NotoriousNiki  @  21/05/2013 18:19:26
   8½ / 10
Farhadi qui fissa 2 viti allentate e anche la regia si fa meno mutevole più sobria e rigorosa del precedente benchè si era espresso bene con i consueti propositi sovversivi al fondamentalismo ma il cambio di direzione a metà film lasciava qualche argomento in sospeso.L'attacco biforcuto a religione e burocrazia politica si fa corroborante con l'avanzare della narrazione, arricchita dai paradossi che per un occidentale dall'occhio non troppo smaliziato rasenta il surreale la descrizione di certi eventi futili quotidiani quale la badante che non può cambiare l'anziano invalido, neorealismo medio orientale che poteva sfociare in una sviolinata sentimentale sul finire e invece Farhadi dimostra quanto i 9000km di distanza geografica siano anche l'effettiva distanza da un certo cinema folkloristico che tuttavia non ha potuto esimersi dal riconoscere i meriti umanitari di tale opera.

Curiosity  @  20/03/2013 21:35:54
   6 / 10
Mah non capisco tutta questa esaltazione. Il film porta anche delle tematiche interessanti ma è lentissimo e non "parte" mai veramente...

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  08/12/2012 11:25:49
   8½ / 10
Questo è vero realismo. Un film a dir poco convincente, imperdibile per gli amanti del genere.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  07/11/2012 00:18:26
   9 / 10
Nel 2011 il titolo di "Miglior film straniero" è stato molto facile da assegnare (Oltre all'orso d'oro di Berlino) perche indubbiamente il film di Asghar Farhadi è un autentico gioiellino che arriva da dove non te l'aspetti...l' Iran.
Una storia apparentemente semplice e perfettamente trapiantata in questa cultura cosi lontana dalla nostra, una Donna si ribella a questa realta' maschilista ed è disposta anche a lasciare il marito pur di trasferirsi in occidente.
Ma il bello del film è che lo spettatore ha la visione completa della situazione con i diversi punti di vista in tutti i casi che ci troviamo di fronte...dalla separazione all'incidente, dal senzo laico a quello religioso.
Emblematico il finale,perfetto nella sua incertezza nel non dare una soluzione...
Grande film

fabri70  @  06/11/2012 22:32:28
   9 / 10
registi italiani.....guardate come si fà del cinema---bellisimo film.non annoia mai.consigliato a tutte le età

crimal9436  @  01/09/2012 19:08:59
   8 / 10
Che sorpresa! Pellicola ricca di spunti interessanti

gabri68  @  11/08/2012 15:33:16
   9 / 10
chissà perchè avevo un pregiudizio riguardo questo film; temevo fosse la solita menata mediorentale, pesante e triste, che sembra non finisca mai.....
e invece mi è piaciuto moltissimo! Una regia impeccabile, una storia apparentemente banale ma ottimamente sviluppata insieme ai personaggi coinvolti. Per nulla pesante anzi, man mano la storia si fa sempre più avvincente.

-Uskebasi-  @  01/08/2012 04:11:30
   8 / 10
Da una separazione nascerà qualcosa di apparentemente inutile che coinvolgerà le vite di due famiglie.

Non so come questo Farhadi sia riuscito a costruire un castello girando intorno, ingrandendo e sezionando un unico evento, non lo so davvero. Parla di un Paese, di bugie, di paure, di giustizia, del dimostrarsi innocenti, dell'amare la propria famiglia senza interferire nelle loro scelte, in un contesto dove tutte le cose, per quanto uguali e diverse tra loro, sono legate da un immutabile minimo comune denominatore: la Fede.

Il pregio più grande del film è che sembra tutto incredibilmente vero. I dialoghi con questi botta e risposta, con queste parole che si ripetono e queste accuse giustificazioni e discorsi che ritornano più volte, sono di una perfezione di tempo e realtà imbarazzante. Sono così perfetti e reali che escono dal cinematografico. Questo oltre ad un'ottima sceneggiatura significa avere a disposizione grandissimi attori, dal primo all'ultimo e ognuno nel ruolo giusto, con note di merito per i due coniugi protagonisti. Termeh, la loro figlia, presumo guardando i cognomi che sia in realtà la figlia del regista. Nel finale i genitori divisi, senza una parola o uno sguardo ad unirli, attendono la sua decisione bagnata di lacrime, che forse non ha più importanza.

Mi è molto piaciuto il personaggio di Nader, lo ritengo un padre eccezionale, sono sempre stato con lui e in alcune scene non so come abbia fatto a non perdere la testa.
Fossi stato in lui avrei fatto il kamikaze...
Dio mi è testimone.

castoro79  @  17/05/2012 00:41:57
   8 / 10
Ottimo film. Accuratissimo il profilo psicologico dei personaggi. Sceneggiatura senza fronzoli secca e diretta prende dall'inizio. Secondo me un film da vedere!

Invia una mail all'autore del commento marco986  @  27/04/2012 19:32:47
   8 / 10
Buon film iraniano da vedere

aldo palmisano  @  29/03/2012 22:20:19
   8 / 10
quando un uomo e una donna sposati decidono di dividersi c'è sempre una figlia che ne paga le conseguenze. la crepa è sanabile, lei spera, serve solo un po' di tempo per risolvere il problema, pensa; ma la voglia di andare via da un paese dove non si vede il futuro è poco conciliabile con chi invece lo vede solo lì, proprio in Iran.
ciò che sembra essere la trama di un film ne è solo l'incipit in un lungometraggio che, nonostante sia arrivato a colpire anche quei venduti della giuria Oscar, vale davvero molto.
le sfortune di due famiglie diverse si incontrano per caso, ognuna è sensibile ai problemi, comprensiva coi propri cari e attenta nei modi di agire dettati dalla propria morale; ma non riesce a vedere dove le disgrazie degli altri sono pesanti in egual maniera.
da qui sono i peggiori princìpi ad emergere: egoismo, ipocrisia e perchè no, orgoglio.
questo è il mondo non solo in Iran, non solo nelle famiglie degli altri, non solo nei film.
per un rancore o per fierezza, per riuscire a ottenere l'ultima parola su una vicenda, per sopraffare l'altro tutte le dispute, le lotte e le guerre sono cominciate.
e poichè in ogni disputa il tempo ha sempre l'ultima parola, come l'arcobaleno dopo il temporale, la pace prima o poi placa ogni guerra; ma con quanti feriti e morti?

Ciaby  @  27/03/2012 17:23:54
   9½ / 10
Un dramma semplice che, però, riesce a sconvolgere. Finale straordinario.
Non c'è molto da dire, se non cinema vero e vitale, con attori straordinari e una sceneggiatura minuziosa che inchioda alla poltrona e non lascia scampo.
Splendido l'incipit, con i documenti che vengono scansionati.
Da non perdere.

franzcesco  @  27/03/2012 10:51:10
   7½ / 10
Questo film fa scuola:
Semplice,
Originale,
Interessante,
Ricco di dettagli e sfumature,
Intelligente.
In Italia dobbiamo solo prendere esempio da "Una Separazione" che con pochissimo investimento e raccontato in profondità e senza fronzoli è riuscito a colpire tutti andando a vincere Berlino, Golden Globe e Oscar!
Ripeto: questo film fa scuola!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  01/03/2012 21:53:10
   7½ / 10
La separazione di due coniugi è un fatto di normale quotidianeità, specie per una società occidentale ed in fondo anche in questo film tutto viene mostrato nella sua banale, se così vogliamo dire, crisi di coppia. Partendo da questo preuspposto si innesca una reazione a catena di avvenimenti apparentemente incontrollabile nel susseguirsi degli eventi. Si allarga quantitativamente lo spettro dei personaggi durante lo sviluppo della vicenda, lasciandoti disorientato perchè è come veder oscillare in eterno la bilancia della giustizia, senza avere tuttavia la possibilità di valutare torti e ragioni, riuscendo a malapena a stabilire il peso delle attenuanti. Pur non presentando in maniera palese una precisa denuncia politica (le alte sfere iraniane non sono molto tolleranti su questo), attraverso questo vivere quotidiano si distinguono le anime lacerate di un paese sospeso fra tradizione e desiderio di modernità, disorientato e sperduto come lo sguardo di una bambina di undici anni.

kako  @  24/02/2012 21:25:54
   7½ / 10
una bella sorpresa questo film! forse non 'sto capolavoro che alcuni scrivono qua sotto ma una storia molto curata e interessante, mai noiosa e sempre coinvolgente, che fa anche riflettere.

Lory_noir  @  08/02/2012 19:15:22
   7½ / 10
Davvero un bel film, tecnicamente semplice ma con una sceneggiatura molto originale e realizzato in modo da colpire in maniera efficace lo spettatore.

najo161  @  04/02/2012 03:29:17
   10 / 10
Non sono un critico, non so se merita 10....ma questo film mi ha emozionato come pochi! Per me il film dell'anno, anche meglio di the artist. Un film di una realta disarmante, sembra che sia un documentario....questo grazie anche a degli attori straordinari, in primis la moglie, leila hatami, sceneggiatura e regia magnifici, da vedere assolutamente.

forzalube  @  07/01/2012 01:48:55
   8½ / 10
Per me è il primo film del 2012, ma praticamente batte quasi tutti i film del 2011. E' incredibile come da una storia che narra fatti quotidiani di poco conto si riesca a dar vita ad una sceneggiatura così perfetta e così profonda. Forse è anche migliore di Carnage nel mettere a nudo le incomprensioni e le incomunicabilità che maturano nella vita di tutti i giorni.

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  14/12/2011 23:08:59
   7½ / 10
Un film che mi ricorda come certi vincoli possano essere appiannati al di là delle influenze religiose e (soprattutto) morali, dove il regista evita ogni sussulto emotivo di troppo ma cede alla lusinga della parola (è un action movie della parola, questo "Una separazione"), dei dialoghi (semplici e a dirla tutta non sempre superlativi), e della decontestualizzazione sociale. E' probabile che sia il SOLO film capace di trasmettere la tensione della società iraniana senza il minimo bisogno di rileggersi le barricate o sposare la causa degli amori appassionati e infelici (v. I fiori del Corano). La prima parte è letteralmente esemplare, la cura di un vecchio malato di Alzheimer da parte di una giovane donna affaticata e sfortunata ci ricorda i sacrifici delle nostre (bis)nonne e un mondo dove le donne si spezzavano la schiena per mantenere la famiglia. Ma poi esiste l'altra faccia della medaglia, quella di una donna intraprendente e coraggiosa (ma fino a quanto?) che lascia in permanente stato di precarietà il consorte afflitto dalla malattia del vecchio padre. Ecco che in questi frangenti l'Uomo che è in noi torna a scaricare (ovvio no?) le colpe su di lei, sulla sua incoscienza e non sul suo coraggio.
Un pò come vedere "Scene di un matrimonio" di Bergman scritto con i dialoghi dei film di Abtellatif Techichè.
Ovviamente poi esiste uno spettatore che, per quanto libero da ogni pregiudizio, attende col fucile spianato gli stessi comportamenti coniugali maschili (islamici) che la società occidentale deplora senza dimenticare di averne abusato per decenni.
In questi e altri aspetti il film ha un rigore formale ineccepibile, straordinario.
A tratti diventa un pò pedante, vuoi per l'uso della mdp che fotografa pochi interni ed esterni - occhio: le manette facili sono quasi un'abitudine nell'Iran contemporaneo - vuoi per il faticoso doppiaggio, v. un improbabile giudice arabo-meridionale

1 risposta al commento
Ultima risposta 14/12/2011 23.09.54
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Flavietta2  @  28/11/2011 19:32:34
   8½ / 10
Un film che mi ha colpito profondamente.
E' difficile e semplice, realistico e al contempo quasi grottesco nel su essere estremamente veritiero. Non ci sono vincitori o vinti, buoni o cattivi. Ogni smielatezza viene accantonata lasciando spazio all realtà nuda e cruda.
E così tutto procede come avverrebbe nella vita, tra tensioni, rapporti conflittuali, scontro religioso e debolezze umane. Perchè questo è "una seprazione", uno spaccato, anzi tanti spaccati della vita reale, così tanti che non si può non essere colpiti da almeno un aspetto.
E il tutto verte sul dialogo tra le persone, mai d'accordo, sempre pronti a far valere una ragione invece che un'altra, a difendersi afarsi capire, in un mondo che non sempre può dare ragione alla loro voce. In fondo "la legge non capisce certe cose", giudica e basta, così come le persone stesse, che si limitano a basarsi sul loro punto di vista come se fosse la legge dello stato. Eppure anche la legge può sbagliare.
Il film si conclude lascindo un vago senso di vuoto dentro, ed è giusto che sia così, perchè c'è molta carne al fuoco, ci sono molti, troppi elementi che ci toccano. E noi non possiamo che restare basiti davanti alla maestria di questo regista che con poco ha portato la realtà nella realtà.
E c'è bisogno di questo, perchè del buonismo fine a se stesso ne abbiamo fin sopra la punta dei capelli, soprattutto se spacciato per qualcosa di vero, o verosimile.
Intelligente e innovativo.
Forse non adatto a tutti, non perchè noioso, ma perchè sembra apparentemente non arrivare a niente ( anche se non è così), quindi potrebbe non piacere.
Consigliato.
E non c'è bontà, non c'è romanticismo, tutto si chiude quasi come è iniziato, forse con un'evoluzione, un cambiamento, ma non con il buonismo e la retorica snervante a cui ci hanno abituati. perchè questo non è un film romantico, questa non è una tragedia con grandi eroi, questo è il nostro mondo, un mondo che (come si evince dal film) noi non riusciamo a cambiare col nostro atteggimento.

1 risposta al commento
Ultima risposta 28/11/2011 19.34.52
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TheLegend  @  20/11/2011 04:35:18
   5½ / 10
Mi dispiace ma mi sono fortemente annoiato nonostante possa capire chi lo ha apprezzato.
Non posso proprio dare di più a un film che non riguarderei con piacere.

suzuki71  @  16/11/2011 08:51:01
   10 / 10
Straordinario Orso d'oro all'ultimo Berlino 2011, con altrettanto meritati premi ai due eccellenti protagonisti, questo film emoziona silente e denuncia con intelligentissima sottigliezza. Si parte e si finisce in un aula di tribunale, è in mezzo scorre uno spaccato familiare e di intera società, continua sensibilità a non infrangere purezza (quante porte chiuse per riserbo), e ricerca della Verità, forse la protagonista ultima del film: non conta tanto quello che deciderà il giudizio, è importante che l'amato sappia se sono innocente o meno, o che non accetti soldi maledetti, chè se è andata così ve lo provero' a ogni costo. E l'innocenza irrimediabilmente perduta della figlia Termeh (che mente al giudice per amor paterno) è una indimenticabile lacrima pesante sul sedile posteriore, così come lo sguardo furtivo della bimba ai piedi galeotti rivela che l'istinto è più forte di cento chador. Giudice e Dio, duopolio di una società imperfetta cui affidare le nostre aspettative di veder riconosciute e protette la nostra integrità e la nostra moralità, chè gli uomini minacciano impurità. Ricorda Carnage per quanto è serrata e intelligente la sceneggiatura, ma amplificato e socializzato e, infine, gettato su due sedie quasi di fronte a chiedersi interiormente che senso ha: non ce n'è, infatti.

2 risposte al commento
Ultima risposta 17/11/2011 09.40.19
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Clint Eastwood  @  03/11/2011 21:35:19
   9 / 10
"La legge non capisce queste cose" è la frase che il padre dice alla figlia cercando di spiegare in qualche maniera le assurdità che la vita ogni tanto regala. L'intero film contiene talmente tanti temi che teoricamente sembrerebbe impossibile dirigere un simile scenario e invece lo fa con grande maestria e classe. Intenso dall'inizio e alla fine chiudendo in bellezza quando meno te lo aspetti. Si direbbe un capolavoro e infatti lo è.

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  03/11/2011 15:01:17
   9 / 10
Tutti colpevoli, tutti innocenti.
Farhadi si diverte (si fa per dire..) ad analizzare, come un vero aristotelico (se sti arabi non avessero la Fede, sarebbero dei grandissimi logici), una degenerazione. I meccanismi di una separazione (titolo splendido) sono ingranaggi razionali e appunto logici che solo apparentemente appartengono alla legislazione del sentimento e della cultura: fede, politica, relazioni, senso dell'onore, soldi etc etc sono solo uno specchio per le allodole. Pare piuttosto a me che Farhadi cerchi uno sbocco logico nel dimostrare come un evento possa determinare una serie di fatti contingenti, assolutamente necessari, che s'ingrossano come un fiume in piena grazie a ipostasi socio-culturali. Perché ogni personaggio fa continuamente passi avanti e passi indietro, ogni motivazione di un gesto ne rivela diecimila tutte in contraddizione tra loro. Questo è un vero film poiché scevro da qualsiasi spinta culturale. Ci aspettavamo un certo tipo di Cinema (e infatti di andare a vederlo non avevo troppa voglia), e invece troviamo Cinema. Una sceneggiatura che sì trae spunti dalla realtà in cui è stata concepita (e infatti ciò che dà inizio alla Tragedia è la tesi per cui in Iran non si viva bene), ma che si libera dal dominio della retorica facile di denuncia, in cui era pericolosissimo cadere. "Per lasciare un messaggio basta un telegramma, il Cinema è un'altra cosa" diceva uno che del cinema aveva capito tutto. Se questo film avesse semplicemente voluto lanciare un appello, una critica, avesse voluto far vedere agli iraniani e a noi quale situazione c'è là, avrei dato 7. Ma questo film va ben oltre. è un meccanismo a orologeria, in cui tutto va secondo i piani di un Ente regolatore e onnisciente che è Farhadi, ma che siamo anche noi. Non a caso la prima sequenza, la più significativa del film, si apre con i due protagonisti che parlano con un Giudice di cui non si conosce nemmeno il volto. Mi ha ricordato tantissimo l'Interrogatorio di Antoine Doinel con la psicologa nei 400 Colpi. Questo è un film da cui si può imparare tanto Cinema. E di sicuro Farhadi pensava al suo Paese mentre lo girava, tuttavia si è innanzitutto ricordato che è un regista, e non un reporter.

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Ultima risposta 04/11/2011 21.23.58
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Gruppo COLLABORATORI JUNIOR pier91  @  03/11/2011 11:27:01
   9 / 10
Noi spettatori della civiltà occidentale c'aspettiamo da un regista iraniano un certo tipo di cinema, tutto focalizzato sulle condizione di un Paese che ci pare il degno teatro di un neo-neorealismo. Asghar Farhadi rifiuta quest'etichetta prestabilita, respinge il cinema lisciante dell'accondiscendenza e realizza un film che merita innanzitutto d'essere definito libero. La denuncia di una fitta rete di trappole imbastita dalla religione come dalla politica, non nuoce affatto al respiro universale della storia. Il titolo stesso suggerisce la volontà di raccontare un dramma prima di tutto familiare, rappresentativo della Realtà prima ancora che di una realtà.
"Una separazione" è un film fortemente anarchico, nella dimensione che meno avrei previsto.

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Ultima risposta 03/11/2011 21.30.16
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Laisa  @  02/11/2011 02:10:31
   8 / 10
la separazione è una porta trasparente - aperta - che divide due persone desiderose di oltrepassarla, ma nessuna delle due vuole fare il primo passo. Entrambe aspettano un segno dall'altro, entrambe pretendono che sia l'altro a prendere l'iniziativa... e quello che era un gioco, un capriccio, diventa abisso di orgoglio e incomunicabilità.


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Kitiara31  @  01/11/2011 19:34:42
   8 / 10
Il titolo dovrebbe essere "le conseguenze della separazione". Più del rapporto tra i due coniugi, il film si gioca sulla verità che appare e scompare e si modifica davanti agli occhi dello spettatore.
Intenso e mai noioso.

arturo  @  01/11/2011 10:52:25
   9 / 10
Rimando all'ottimo commento di Crimson, che sviscera con grande attenzione questo capolavoro imperdibile, così complesso nella trama e nei sottotesti da non lasciarti respiro. Non gli dò dieci solo perché il Cinema (inteso come Belle Immagini, Movimenti di Macchina, Montaggio Artistico, Musica) è un po' sacrificato ad una sceneggiatura serrata e tutta necessaria, la più raffinata che io ricordi da lungo tempo.

M0rg4n  @  28/10/2011 11:43:03
   8 / 10
Il film comincia con una serie di fili narrativi che si intrecciano, si aggrovigliano (le situazioni peggiorano e diventano sempre più tese) e infine cercano di districarsi in vari modi possibili. Niente prima, niente dopo.
Come già detto nel commento precedente, il film è molto kafkiano, tiene continuamente in uno stato di ansia e sospetto, manca l'aria.

Delfina  @  25/10/2011 00:06:51
   6½ / 10
Commedia drammatica, e meravigiosamente cervellotica nel descrivere una realtà sociale nevrotica come quella iraniana raffigurata dal regista.
Un film che vede una lotta in corso tra coppie: una borghese, colta, relativamente occidentalizzata potremmo dire, l'altra sottoproletaria, misera, religiosa, ma disperata. Tale schema rammenta simmetricamente, invertito, "Carnage" di Polanski, ma in un contesto completamente diverso, seppure sempre riferibile a valori umani universali: la sincerità, la coerenza, il coraggio, la coscienza (personale o religiosa).

Un'ottima sceneggiatura e regia, nonché i bravi interpreti, soprattutto il padre e la bambina, sono le qualità migliori del film, che, per il resto, offre un quadro piuttosto desolante della società iraniana, immergendo lo spettatore in una situazione pesante, drammatica e quasi kafkiana.

Crimson  @  24/10/2011 23:00:50
   9 / 10
Lo hanno definito, a ragion veduta, "il meno iraniano dei registi contemporanei".
Farhadi con questo suo ultimo film si conferma uno dei più grandi cineasti in circolazione soprattutto perché effettivamente orchestra un dramma cervellotico riuscendo nell'impresa di non circoscriverlo entro i confini del proprio paese (in cui continua a vivere, a differenza di molti altri colleghi), bensì estendendolo ovunque.
Particolare non di poco conto, questo, che permea mediante un linguaggio cinematografico ormai universale.

Certamente il regista indipendente non esula stilettate ben indirizzate ad un certo modo di pensare rigidamente ancorato a principi religiosi intessuti profondamente nella propria cultura (e ciò era pressoché inevitabile) ma riesce ad andare ben al di là di un mero atto d'accusa (viceversa da Panahi, senza nulla togliere al Cinema di questo sfortunato regista che adoro) mostrando come in realtà religione e convenzione siano spesso utilizzati come "pretesti" per giustificare a se stessi e agli altri la natura di una propria, tormentata scelta.
Il punto focale è proprio questo, il valore di una scelta nei confronti della verità. Cos'è la verità? Già in ‘About Elly' una multiforme accozzaglia di bugie indicava come la verità fosse molto più semplice da raccogliere rispetto alla stratificazione che ci si adoperava per rivestirla, in funzione di timori spesso infondati e in quel caso un dover fare i conti con una mentalità prevalente (passa del tutto in secondo piano che Elly è un'eroina; al contrario si dà credito al fatto che fosse fidanzata e avesse partecipato come "single" ad una vacanza).

L'abnorme e poco ingegnosa massa di dissimulazioni e di argomentazioni viene dipanata per timore di una reazione, per non compromettersi. Non c'è fiducia.
Tra le righe s'impone un frazionamento identitario in una nazione e universalmente di una natura umana (sia chiaro, ben oltre i confini iraniani) incapace di mettersi nei panni degli altri; che si barrica dietro prese di posizione assolutamente testarde e a tutela di un proprio ideale di verità, che nel concreto si perde totalmente.
Spesso si degenera in scrupolosi e irrimediabili egoismi volti ad alimentare l'ostentazione delle proprie necessità individuali.
E' talmente palese una riflessione così allargata al termine di un percorso di approfondimento dei tre personaggi principali, Simin, Nader, Razieh.

Ora, entrare nei minimi dettagli di una meticolosissima sceneggiatura che segue un andamento quasi ‘thriller' sarebbe un'impresa titanica che mi metterebbe in difficoltà. Sarebbero moltissimi i momenti su cui soffermarsi, ma il corpo del commento, che già secondo quest'idea che sto seguendo risulta ostica a chi la scrive, rischierebbe di divenire non solo inaffrontabile ma anche soporifero per chi lo legge (che come sempre, vista la natura dei miei interventi, spero abbia visto il film, perché altrimenti non sta capendo assolutamente nulla – ben oltre i miei demeriti descrittivi e analitici - ).
Bisogna a questo punto evidenziare quanto il film risulti teso, sorprendente e coinvolgente. La capacità di creare un Cinema non solo di contenuti ma anche di piacevolezza visiva nel seguire una storia avvincente è una qualità pregevole di questo regista, che in questo film rende ancora più complesso il quadro narrativo tratteggiando una crescente mole di substrati attorno ad un evento di per sé di poco conto, una minuzia.
Di conseguenza mi soffermo solo sui cardini che secondo me sorreggono tutto: il comportamento di Nader e di Razieh.

Nader compie principalmente due scelte:

1. A conoscenza del fatto che Razieh fosse incinta, mente dinanzi al giudice per il timore che la legge possa essere applicata in modo inflessibile nei propri confronti, ossia non prendendo in considerazione l'attenuante (a mio avviso fondata) dello shock causato dall'aver trovato il padre in quelle condizioni. La scelta è stata dettata in considerazione di Termeh, sostiene.
Nasconde la verità per tutelare innanzitutto la sua posizione giudiziaria.
2. Desidera che emerga la verità sulla propria innocenza: stavolta non è più in ballo la sua posizione nei confronti della legge, ma quella morale.
Ossessionato da una giustizia morale a tutti i costi, chiede a Razieh di giurare sul corano di aver perso il bambino per le conseguenze della spinta ricevuta sull'uscio di casa. Ovviamente è certo della propria innocenza e dunque in questo caso "si serve" della religione per ottenere il proprio scopo.

Prima scelta di Nader: opinabile ma apprezzabile. Si può anche confidare nella legge (anzi, si dovrebbe) ma è lecito anche da parte nostra dubitare che il giudice potesse non mostrare la dovuta clemenza e apertura.
Punto di vista inverso: come si può sperare in una legge che non tratti le situazioni secondo una logica bianco/nero (come Nader rivela alla figlia di temere) se poi noi per primi ci comportiamo in conformità di tale logica dinanzi ad essa?
In ogni caso ci schieriamo dalla parte di Nader per quanto riguarda i destinatari di tale preoccupazione: nel dubbio dell'applicazione della legge egli sembra realmente in pensiero per la figlia e per il padre.

Nel secondo caso invece Nader finisce per impuntarsi e per accontentare solo le proprie ragioni: benché in quanto uomo/cittadino rivendichi giustamente la propria innocenza, antepone tuttavia ciò al ruolo di padre, marito, figlio.
Incapace di scendere a compromessi, non ha ponderato inoltre che la sua azione ha danneggiato Razieh e Hodjat.

Razieh è l'altro personaggio-chiave. Una donna profondamente insicura, che suscita in noi le più svariate sensazioni, prima di lasciarci con una grande angoscia e compartecipazione per la sua fragilità di ragazza, più che di donna, ingenua e in balia delle onde dell'emotività e di punti fermi che non derivano da un saggio percorso di crescita interiore.
Razieh chiede a Nader di non rivelare a suo marito Hodjat che lavora da lui: non è tanto per nascondere che quotidianamente si reca a badare ad un uomo solo in casa, piuttosto per non dare un dispiacere al marito che cerca ma non trova lavoro, mentre lei incinta e affaticata in un certo senso si sente di lavorare "al posto suo" (cosa che in effetti avviene). Ha un atteggiamento di protezione nei confronti del marito: combatte strenuamente contro i creditori. E' una donna disperata che come Nader mente in un primo caso, per poi ritrattare:

1. Razieh mente affermando che ha perso il bambino per via di una caduta (improbabile, come ci si accerterà) per le scale. In realtà lei fin dall'inizio è animata dal dubbio ma si lascia trascinare dall'ipotesi più vantaggiosa che si profila all'orizzonte: se venisse riconosciuto che ha perso il bambino a causa della caduta il marito riuscirebbe a divincolarsi dalla morsa dei creditori.
2. Dinanzi alla somma concreta pattuita verbalmente con Simin, Razieh deve fare i conti, più che con la propria coscienza, con la sua radicata convinzione che ottenere un profitto tramite una menzogna le causerà qualcosa di spiacevole in futuro.

Razieh è una donna molto religiosa, lo verifichiamo subito in una sequenza molto intensa in cui telefona a qualcuno per accertarsi che se assiste in bagno il padre di Nader (che è un anziano che ha l'Alzheimer ed è invalido al 100%) mentre costui è nudo (si è pisciato addosso, bisogna spogliarlo per forza! Ovviamente non sarebbe dignitoso lasciarlo in quelle condizioni) non commette "peccato".
Dinanzi alla richiesta citata di Nader di giurare sul corano, dunque, Razieh antepone il rispetto del precetto religioso (o meglio, il senso che attribuisce alla religione nei confronti di tutto il resto) all'amore - o se proprio non vogliamo chiamarlo così (perché il rapporto con il marito tutto sembra fuorché paritetico) - alla devota benevolenza verso il marito.
La conseguenza è un nulla di fatto economico che inabisserà ulteriormente e forse definitivamente il marito (già preda di un sempre più deficitario quadro psicopatologico), e a ruota se stessa.

Sul piano narrativo, le verità celate, la parola e l'azione che seguono fedelmente una preoccupazione crescente, ansiosa ed ansiogena, di ciò che gli altri potrebbero pensare e interpretare, creano un vortice sempre più abissale che inghiotte e distanzia sempre più i protagonisti fino ad una situazione di non ritorno.
Chi ne subisce maggiormente le conseguenze è Termeh.
Allo spettatore resta l'interrogativo: con chi dei due genitori ha scelto di vivere? E' un pensiero fugace, perché nel giro di pochi secondi siamo colti da un gelo impetuoso che ci attanaglia e non ci dà tregua, né speranza.
Sopraffatti da questa morsa ci rendiamo conto che la risposta ha perso di importanza.
Nader e Simin, sconfitti e induriti restano nelle loro posizioni, si ignorano ai lati del corridoio.
In mezzo, un fiume di persone.

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