tre manifesti a ebbing, missouri regia di Martin McDonagh USA 2017
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tre manifesti a ebbing, missouri (2017)

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locandina del film TRE MANIFESTI A EBBING, MISSOURI

Titolo Originale: THREE BILLBOARDS OUTSIDE EBBING, MISSOURI

RegiaMartin McDonagh

InterpretiFrances McDormand, Woody Harrelson, Caleb Landry Jones, Abbie Cornish, Kathryn Newton, Peter Dinklage, Sam Rockwell, Lucas Hedges, Kerry Condon, John Hawkes

Durata: h 1.55
NazionalitàUSA 2017
Generethriller
Al cinema nel Gennaio 2018

•  Altri film di Martin McDonagh

Trama del film Tre manifesti a ebbing, missouri

Dopo mesi trascorsi senza trovare il colpevole dell'omicidio di sua figlia, Mildred Haynes fa una mossa audace, realizzando tre manifesti che sembrano un controverso messaggio diretto a William Willoughby, il venerato capo della polizia della sua città. Quando nel caso viene coinvolto anche Dixon, vice del capo della polizia immaturo e con un debole per la violenza, lo scontro tra Mildred e William sull'applicazione delle leggi diventerà sempre più duro.

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Voto Visitatori:   8,24 / 10 (21 voti)8,24Grafico
Voto Recensore:   9,00 / 10  9,00
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Voti e commenti su Tre manifesti a ebbing, missouri, 21 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

daaani  @  19/01/2018 17:55:27
   7½ / 10
finalmente l'ho visto anche io...
caratterizzazione dei personaggi eccellente e scene grottesche ben riuscite. mi ha fatto piacere rivedere Caleb Landry Jones, attore che avevo già ampiamente apprezzato nel film "barry seal, una storia americana".
purtroppo non amo i finali sospesi, ma a parte questo ne consiglio la visione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento williamdollace  @  19/01/2018 00:05:55
   9½ / 10
È il 19 gennaio e sicuramente abbiamo già uno dei primi tre film dell'anno se non il primo: Three Billboards Outside Ebbing, Missouri.
"I heard her sing in tongues of silver
I heard her cry on a summer storm
I loved her, but she did not know it
So I don't think about her anymore
Now she's gone, and I can't believe it"

Manticora  @  18/01/2018 21:12:28
   8½ / 10
Martin McDonagh ha fatto centro, ancora una volta il regista di origine irlandese costruisce una storia coinvolgente in cui la forza della vicenda è rappresentata dai personaggi. Spicca tra tutti oltre alla McDormand, impavida, spietata ma anche fragile l'interpretazione dell'anno di Sam Rockwell, attore caratterista di razza, ingiustamente lasciato ai margini da Hollywood che qui merita come minimo una candidatura come migliore attore non protagonista, anche se forse potrebbe uscirci anche una candidatura come protagonista. Un poliziotto stupido, incostante e distratto, che però non riesce a tenere a bada la sua aggressività, e questo gli costerà

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Nonostante l'antipatia che il personaggio suscita assistiamo ad una RINASCITA, McDonagh ci dice che un mentore può SEMPRE fare la differenza, in questo caso una lettera scritta da un morto

Nascondi/Visualizza lo SPOILER SPOILER
Anche l'interpretazione di Caleb Landry Jones alias Red è più che buona, due camei di lusso impreziosiscono il tutto, Abbie Cornisch bellissima è sofferente, e Peter Dinklage alias Tyrion Lannister, il nano innamorato di Mildred. Tra dialoghi fulminanti, scatti di violenza, parolacce a profusione e tre manifesti che disturbano non poco, Martin McDonagh ha probabilmente fatto uno dei migliori film dell'anno, che spero possa avere una nomination anche come miglior film e colonna sonora, sull'america profonda, violenta e razzista, con un finale sorprendente, che lascia tutto in sospeso, o no?

Gruppo COLLABORATORI Terry Malloy  @  18/01/2018 19:10:01
   7 / 10
Mai compreso del tutto in cosa piaccia così tanto il buon Martin McDonagh, ma è certo che Tre manifesti è una piccola perla del cinema USA contemporaneo. Una black comedy su un tema a me molto caro, come la rabbia, il rancore. Il tag del film è infatti "rage begets other rage", e l'evoluzione della questione è risolta con una drammaturgia più attenta alle sfumature dei personaggi che all'effettivo intreccio.
Il film, va detto, è disordinato nella costruzione di un narrato che si divide sostanzialmente in due parti distinte: la prima rappresenta l'impatto, l'impatto dei manifesti e della rabbia di Mildred, nonché della reazione del capotribù Harrelson (un grandioso omaggio a True Detective), che sicuramente rappresenta il personaggio più complesso, sfumato e interessante (la scena del sangue in particolare è estremamente suggestiva); la seconda rappresenta la degenerazione della rabbia di Mildred, ottenebrata da questo sentimento nobile ma disordinato e dal senso di colpa per l'ultimo scontro con la figlia (un bel flashback). In un certo senso, questo film è l'evoluzione del discorso di True Detective 2, Mildred ricorda in parte Ray Velcoro. Non è facile trattare il tema della rabbia, e McDonagh ci è riuscito. Non ho capito cosa c'entrasse Peter Dinklage e ammetto che non ho apprezzato il finale, ma forse perché sono uno spettatore più televisivo che cinematografico e non mi piacciono le cose sospese.
Nel complesso, l'ho trovato un film stuggente e divertente, un bel racconto del Sud, una storia morale sul valore della rabbia e della calma nel gestire la sofferenza.

1 risposta al commento
Ultima risposta 18/01/2018 19.28.40
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Alex22g  @  18/01/2018 10:54:47
   10 / 10
Sono rimasto folgorato da questa pellicola. Il classico film che approcci con alte aspettative e ti rendi conto che le ha superate . Un cast strepitoso unito ad un ottima sceneggiatura e una sapiente regia. Diversi momenti del film rimarranno scolpiti dentro di me per la loro profondità e per la maestria di come sono state portate a schermo. Golden Globe meritatissimi e anche se non ho visto gli altri concorrenti dubito che possano superare la qualità artistica di questo film. Per me un capolavoro .

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  17/01/2018 23:13:29
   9 / 10
Cinemaworld  @  17/01/2018 15:57:36
   7 / 10
Mi é piaciuto molto. Lo consiglio.

Spera  @  17/01/2018 13:32:56
   7 / 10
Amo questo regista per i suoi due primi film, ho adorato "In Bruges" e apprezzato "7 psicopatici".
Il suo modo di mettere in scena la commedia nera è veramente splendido e crea quasi un genere difficilmente riscontrabile in altri autori.
Raramente commedia e dramma si uniscono in matrimonio meglio di come lo fa McDonagh.
Cavolo! E' riuscito anche a farmi piacere Colin Farrel che personalmente mi ha sempre fatto storcere il naso, il che è tutto dire.

Il suo ultimo film "Tre manifesti a Ebbing, Missouri" non mi ha lasciato completamente soddisfatto.
Qui commedia e dramma non si sposano perfettamente, a mio avviso, come negli altri suoi film (penso di aver visto "In Bruges" qualcosa come 8/9 volte) ma fanno un pò a cazzotti suscitando in me una sensazione di forzatura che non ho apprezzato.
Ho avvertito contrasto qui e non armonia perfetta nell'incontro tra i due generi, cosa che non mi fa valutare il film come una commedia nera perfetta ma come un prodotto poco coeso e un pò forzato nelle sue due facce.
Certo sono passati 10 anni da "In Bruges" e sono cambiate anche le produzioni: il primo era una co-oproduzione Belgio/Gran Bretagna, il secondo Gran Bretagna/Usa e quest'ultimo una produzione totalmente USA.
E scusatemi ma la trasformazione si vede e come e per me è discendente nei suoi 3 lavori e nei 10 anni trascorsi.
Se in "In Bruges" l'essere antiamericano erano espresso con battute sottili e sapientemente congegnate qui mi sembra tutto più piatto e banale.
Per non parlare poi delle esagerazioni nel linguaggio e nelle dinamiche famigliari che mi sono sembrate fuori luogo e forzate (come augurare alla propria figlia di essere stuprata giusto per rendere il dramma più aspro).
Qualche risata la strappa ma in sala ridevano per ogni ******* tanto da rovinare il coinvolgimento.
Io per mio carattere, riesco a lasciarmi andare di meno quando si parla di temi come questo, non ho tanta voglia di ridere e metabolizzo il dramma in modo molto lento, perchè comunque di questo stiamo parlando, di dramma: una madre che ha perso la propria figlia in modo atroce, l'abbandono delle istituzioni ai danni di questa stessa madre che non riesci ad avere giustizia e, ancora più terrificante, una società allo sbando intrisa di una mentalità retrograda e piena di pregiudizi.
Quindi in definitiva io ho sorriso un paio di volte ma devo dire che non mi sono mai emozionato come invece mi era accaduto e ancora adesso mi accade con "In Bruges", per me il suo capolavoro nonostante sia il lungometraggio di esordio del regista.

Il film rimane comunque godibile e originale, lo aspettavo con trepidazione forse troppa.
Gli attori sono ottimi e la regia pure, le musiche, invece, non mi hanno lasciato il segno come appunto aveva fatto Bruges e le sue atmosfere.
Ora però me lo rivedrò per la decima volta, è entrato per me nel top delle commedie nere insieme a "le mele di Adamo", caso strano entrambe produzioni europee.
Continuo a pensare che il cinema americano appiattisca e standardizzi tutto quello che di buono affiora sul panorama cinematografico.
Comunque consigliato e da vedere, anche se tra mangiatori di popcorn, gente che ride sguaiata e che chiacchiera e chi più ne ha più ne metta il cinema diventa un luogo sempre più difficile per apprezzare un film.

pak7  @  17/01/2018 02:05:07
   9 / 10
Chi può, corra al cinema. Non importa come: a piedi, in macchina, in motorino, in aereo. Andate al cinema.
Prima che sparisca dalle sale, cancellato da una programmazione che sembra essere troppo fitta per tenerlo in vita ancora a lungo.
Tre manifesti a Ebbing sarà probabilmente uno dei film dell'anno. Punto.
Parto da lei, parto da Frances McDormand: una che ha lavorato spesso coi Coen, una che non passa inosservata, dalla fisiognomica particolare ed assolutamente riconoscibile. Parto da lei ma potrei continuare con lo sceriffo, un Woody Harrelson assolutamente in parte a uno strepitoso Sam Rockwell, quasi irriconoscibile. Parto da qui, da una caratterizzazione dei personaggi eccezionale e da una sceneggiatura mai scontata, dall'inizio fino all'ultimo secondo del film.
Dopo aver appeso i tre manifesti riguardanti l'omicidio di sua figlia all'ingresso della città, la protagonista, otterrà l'attenzione voluta dando inizio a un'ascesa irrefrenabile di pathos.
Lo spettatore non può rimanere indifferente davanti a una lavoro del genere, davvero non può. Straordinario.

1 risposta al commento
Ultima risposta 17/01/2018 15.34.09
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gandyovo  @  16/01/2018 22:32:10
   8 / 10
Un noir, una commedia nera, un film. il cinema è un'arte e 3MAEM, acronimo appena inventato, ne è un degno rappresentante. Una storia "piccola" con dialoghi interessanti e un cast in splendido stato di forma. Ce ne fossero di questi film!

kafka62  @  16/01/2018 21:19:00
   8 / 10
Dei film di Martin McDonagh non dovrebbe sorprendere l'abilità nella costruzione dell'intreccio e nella scrittura dei dialoghi, perché il regista inglese (ma di ascendenze irlandesi), ancorché vanti poche pellicole al suo attivo, può essere annoverato tra i più grandi autori di teatro viventi. Suoi sono autentici capolavori come Lo storpio di Inishmaan o Il tenente di Inishmore, che molti spettatori italiani hanno avuto la fortuna di vedere (a pochissima distanza di tempo dalla loro "prima" britannica e praticamente in contemporanea con gli allestimenti a Broadway) grazie alla meritoria attività del Teatro Stabile di Genova. Per dare l'idea della statura artistica di McDonagh basti dire che nel 1997 (quando aveva appena 27 anni!) ben quattro suoi spettacoli erano stati rappresentati simultaneamente nei teatri del West-End londinese, un'impresa riuscita prima di lui solo a un certo William Shakespeare.
Ciò che invece andrebbe sottolineato maggiormente è il fatto che i film di McDonagh, e soprattutto la sua ultima fatica fresca vincitrice di quattro Golden Globe, sono incontestabilmente originali, in quanto capaci di svincolarsi tanto dai suoi precedenti teatrali quanto dalle influenze di altri registi (molti hanno citato, in modo non del tutto campato in aria ma forse un po' semplicistico, i fratelli Coen o Quentin Tarantino). McDonagh è McDonagh e basta, non certo uno dei tanti parvenus citazionisti che proliferano al cinema nei nostri tempi. Il suo stile oscillante tra tragico e grottesco, tra amoralità e partecipazione emotiva, tra inverosimiglianze logiche e calibratissimi meccanismi ad orologeria, è unico, e porta alla costruzione di personaggi memorabili, inusualmente poliedrici e ricchi di sfaccettature. Se all'inizio del film è facile empatizzare con la determinazione, la cocciutaggine e l'assenza di scrupoli di Mildred (interpretata da una strepitosa Francis McDormand, nel ruolo più iconico della sua carriera), la quale si trasforma in una sorta di guerrigliera anti-establishment pur di far luce e ottenere giustizia sull'omicidio della figlia (capace di prendere a calci nelle palle un ragazzino impertinente, di gettare bottiglie incendiarie contro la stazione di polizia o di cacciare di casa il parroco venuto a parlarle per condurla a più miti intenzioni, in una scena esilarante che da sola vale il prezzo del biglietto), pian piano a emergere è l'umanità insospettabile di personaggi come lo sceriffo Willoughby di Woody Harrelson (le cui lettere lasciate dopo il suicidio, piene di tenerezza ma anche di ironia, sono una commovente testimonianza di una sensibilità difficilmente intuibile dietro il distintivo e la divisa) e soprattutto l'agente Dixon di Sam Rockwell (rozzo, ignorante, facinoroso e razzista, ma la cui parabola esistenziale si congiungerà inaspettatamente alla fine con quella di Mildred, in un finale aperto intriso di umanesimo e denso di interrogativi etici sul senso della vendetta e della giustizia da ottenere a tutti i costi). Nei Tre manifesti a Ebbing, Missouri bene e male si confondono, in un relativismo morale che può portare tanto a comportamenti cinici e spregiudicati quanto a gesti di solidarietà e di altruismo. McDonagh scoperchia il vaso di Pandora della rude, soffocante, arretrata provincia americana (quella che probabilmente ha votato Donald Trump alle ultime elezioni presidenziali) e si diverte a osservare come un entomologo il vorticoso crescendo di irrazionalità e di violenza in cui si trovano a dibattere i suoi personaggi, trattenendo la compassione e smorzando l'ironia, senza peraltro cancellare del tutto la speranza.
Originale nella costruzione e professionalissimo nella messinscena, Tre manifesti a Ebbing, Missouri si fa altamente raccomandare come una pellicola da non perdere per nessun motivo.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gardner  @  16/01/2018 09:11:18
   9 / 10
Gran film. Diretto alla grande e sceneggiato ancora meglio. L'eleganza inglese per descrivere la pesantezza della provincia profonda americana ci regala momenti di vero cinema. Meglio di qualsiasi tentativo effettuato nei dintorno dai fratelli Coen, la sicurezza narrativa rimanda alle migliori pellicole di Tarantino. Mc Dormand come al solito sublime (bella lezione a Joel Coen), ma Sam Rockwell ineguagliabile.

Gruppo STAFF, Moderatore Kater  @  14/01/2018 20:12:47
   9 / 10
Vengo sulla scheda di questo film per lasciare il mio pensiero a riguardo e scopro - con cinefilo piacere - che il commento più sotto di VincVega interpreta perfettamente il mio pensiero fin nei dettagli, colonna sonora e "mix perfetto tra dramma e commedia nera" compresi.
Quindi che dire? Vi rimando al suo commento e a me non resta che dare un bel 9.

4 risposte al commento
Ultima risposta 14/01/2018 20.31.41
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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  14/01/2018 19:15:21
   8 / 10
Gran film quest'ultimo lavoro di McDonagh (3 film in 10 anni, se li scrive con gran cura). E'soprattutto un film ambiguo e violento, con personaggi notevoli interpretati da attori altrettanto notevoli. E'volutamente un ritaglio nel tempo di queste persone, più desiderose di essere migliori che di riuscirci. Forse nessuno (o quasi) va da nessuna parte in particolare, partendo e lasciando le cose in sospeso, ma la forza di quei personaggi certamente resta.

VincVega  @  14/01/2018 19:10:59
   9 / 10
Finalmente ho visionato il pluripremiato terzo lavoro di Martin McDonagh. Lo aspettavo da tempo, dopo aver apprezzato (molto) "In Bruges" e (un po' meno, ma comunque assolutamente godibile) "7 Psicopatici".
Capolavoro. Mcdonagh è il degno erede dei fratelli Coen e di Tarantino. Se gli altri tre hanno deluso coi loro ultimi film ('Ave Cesare' e 'The Hateful Eight'), il buon Martin dirige (in modo quasi tenue, umile ed eccellente allo stesso tempo) e sceneggia un film di rara potenza. Personalmente mi ha scatenato diverse cose ed emozioni, difficilmente ci sarà un'altra pellicola al suo livello quest'anno. La sceneggiatura è il vero fiore all'occhiello. Le situazioni che si susseguono, unite alla caratterizzazione dei personaggi e a dialoghi brillantemente scritti (impregnati di black humor), ne fanno una delle migliori cose che Hollywood ha prodotto negli ultimi anni. Il bilanciamento tra dramma e commedia nera è perfetto. Personaggi clamorosi come quello della madre in******* (Frances McDormand) oppure il poliziotto bigotto, non così idiota come sembrerà in un primo momento (Sam Rockwell), sono delineati come pochi. Anche i personaggi di secondo piano, hanno la loro caratterizzazione, nonostante i pochi minuti a disposizione, tipo la giovane fidanzata dell'ex marito della protagonista, oppure il ragazzo che affitta i manifesti o anche il nano che prova qualcosa per il personaggio della McDormand. Bello e in linea anche il finale, assolutamente adeguato e non banale.
Il cast, che dire. Tutti in stato di grazia. Frances McDormand, Woody Harrelson e soprattutto Sam Rockwell, che finalmente a 50 anni avrà il successo meritato, dato che fino adesso è sempre stato un po' nell'ombra. Si ha fatto "Moon", "Confessioni di una mente pericolosa", "Il Miglio Verde" e tanti altri, ma è stato sempre un po' bistrattato dai grandi premi e dalle produzioni come attore protagonista. Tutti bravi anche i comprimari, in particolare Peter Dinklage, il grande John Hawkes e Caleb Landry Jones, che farà molta strada. Da notare anche il bravo Zeljko Ivanek, che è comparso in tutti i film di McDonagh.
Un plauso anche alla colonna sonora. Sommessa e per nulla invadente.
Siamo a metà gennaio e abbiamo già il miglior film del 2018? A mio avviso, difficilmente ce ne sarà un altro all'altezza. Questa è un mio parere, ma oggettivamente è senza dubbio un piccolo grande film di qualità.

3 risposte al commento
Ultima risposta 14/01/2018 20.13.45
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Sestri Potente  @  14/01/2018 18:21:02
   8½ / 10
Non sono in molti a fare questo tipo di film: la "commedia nera" non è facile da girare, ci vuole molta maestria a spaziare dal thriller al comico senza cadere nella banalità. Mc Donagh (che scoprii con quella piccola perla di "In Bruges") sforna un film che fa già parlare di sè come uno dei migliori titoli dell'anno, e potrà giocarsi tranquillamente l'Oscar per diverse categorie.
Bravi, fra tutti, la Mc Dormand e Sam Rockwell, bella storia e tanti momenti che fanno riflettere.

EddieVedder70  @  14/01/2018 14:38:35
   7½ / 10
M. McDonagh era quello a metà strada tra G.Ritchie e Q.Tarantino, dopo "3 manifesti" sarà quello che somiglia ai Coen. Giudizio troppo severo, perchè McDonagh è un ottimo regista, ha sempre prodotto ottimo materiale (meglio "In Bruges" di "7 Psicopatici") e in questo "3 Manifesti" raggiunge una maturità di scrittura superiore ai precedenti. Fresco vincitore, non senza qualche sorpresa", dei Golden Globe era uno dei titoli maggiormente attesi pre serata degli Oscar, ma la sua visione non mi ha completamente finito. La sceneggiatura è forse l'elemento più complesso, l'esposizione dei 3 manifesti da cui il titolo, altera improvvisamente una stasi, un silenzio sopito, dando una sferzata al tranquillo paesello di Ebbing e così McDonagh si ritrova costantemente al limite tra lo "spingere" sull'acceleratore della violenza (il male genera male) e il "tirare" il freno del buon senso, dei rapporti tra compaesani. Il risultato è una film difficilmente catalogabile in un genere, dove si denuncia, per poi assolverla, un tipo di società, dove tutti sono equamente pessimi, ma predisposti al riscatto, dove una lettera o un *****atone sono capaci di travolgere posizioni precostituite.
Non so, ho apprezzato molto le interpretazioni, tutte molto convincenti (in primis F. McDormand e S. Rockwell), ma forse i personaggi non sono così scritti bene, rimane tutto troppo estremizzato tra alti e bassi e così si esce dal Cinema convinti di aver visto un buon film, ma non qualcosa di indimenticabile. Deluso? un po' si, le aspettative mi hanno tradito. Rimangono delle sequenze ben girate e di forte impatto (anche emotivo), una coralità della messa in scena e una discreta fotografia.

Larry Filmaiolo  @  13/01/2018 10:37:58
   8 / 10
Visto a Venezia, solidissimo e in realtà miglior film del lotto. Caleb Landry Jones, signori, è una stella già radiosa.

dagon  @  12/01/2018 20:37:32
   7 / 10
Molto Coeniano, non solo per la presenza della sempre ottima McDormand. Il comparto attoriale è il punto di forza di questo film, in particolare ho apprezzato il sottostimato Harrelson. Da stracciarsi le vesti non mi è sembrato, ma non male.
Personalmente, del regista ho apprezzato più "in Bruges".

Invia una mail all'autore del commento kampai  @  02/01/2018 08:57:06
   9 / 10
Film che ho amato molto all'ultima mostra del cinema a Venezia. La trama è abbastanza semplice ma i dialoghi e le varie situazioni sparse per il film sono eccezionali. Bravissimi tutti gli attori, specialmente Macdormad ,harrelson e Rockwell. Assolutamente uno dei film "pesanti" della prossima stagione.

7219415  @  01/01/2018 21:45:46
   7½ / 10
Ho amato In Bruges e 7 Psicopatici. Questo è un gradino sotto, manca quel black humor che contraddistingue gli altri due film di McDonagh.

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