still life regia di Jia Zhang-Ke Cina 2006
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still life (2006)

 Trailer Trailer STILL LIFE

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locandina del film STILL LIFE

Titolo Originale: SANXIA HAOREN

RegiaJia Zhang-Ke

Interpreti: -

Durata: h 1.48
NazionalitàCina 2006
Generedocumentario
Al cinema nel Marzo 2007

•  Altri film di Jia Zhang-Ke

Trama del film Still life

Il vecchio villaggio di Fengjie, Ú stato abbandonato perchÚ al centro di un territorio dove Ú stata costruita un'immensa diga. Il villaggio ora Ú completamente sommerso, ma il nuovo quartiere non Ú ancora completato. Un minatore, dopo 16 anni, torna al suo vecchio paese in cerca dell'ex moglie e quando s'incontrano decidono di risposarsi. Shen Hong, un'infermiera torna a Fengjie per cercare il marito che non si fa vedere da due anni, ma, dopo aver ballato insieme decidono di divorziare.

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Voto Visitatori:   6,47 / 10 (18 voti)6,47Grafico
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Voti e commenti su Still life, 18 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

kafka62  @  16/05/2018 10:37:04
   7 / 10
"Still life", natura morta, è l'altra faccia della Cina, quella di cui le cronache del "miracolo economico giallo", del PIL che cresce a due cifre, delle faraoniche Olimpiadi del 2008, non parlano. Le due storie parallele del minatore Han Sanming e dell'infermiera Shen Hong, giunti a Fengjie alla ricerca dei rispettivi consorti, che non vedono da diversi anni, descrive infatti la disgregazione dell'istituzione familiare, ben lontana dal modello tradizionale della Cina rurale che abbiamo conosciuto in tanti film. Ma non sono queste due storie austere, dimesse, silenziose, raccontate con uno stile scevro da ogni afflato emotivo, il vero soggetto del film, bensì l'ambiente che le circonda e che le potenzia con la sua forte valenza simbolica. La città di Fengjie è infatti un luogo che la costruzione della gigantesca diga delle Tre Gole sullo Yangtze si appresta a far scomparire, e durante tutto il film assistiamo alla lenta e sistematica demolizione di edifici, alla evacuazione di intere famiglie operata con burocratica indifferenza. Le macerie individuali (la fredda solitudine che neppure la sobria solidarietà proletaria alla Kaurismaki tra i personaggi riesce mai a superare) si riflettono così nelle macerie di case sventrate, di strade invase da detriti, di polvere e sporcizia, in un set naturale che Zhang-Ke utilizza a meraviglia, come Rossellini in "Germania anno zero". "Still life" è un film certamente ostico e impegnativo, ma dietro di sé lascia intravedere una umanità autentica e profonda, dignitosa nella sua povertà e nella sua sofferenza, che la forzata modernizzazione del Paese sacrifica, abbandonandola cinicamente al suo destino (il film è percorso dalle inascoltate proteste di chi ha perso la casa, il lavoro o addirittura un braccio), e soprattutto un'idea di cinema che, seppure dissimulata dietro estenuanti piani sequenza, è sempre forte e originale, e a tratti sa rivelarsi con inattesi e abbaglianti momenti di poesia surrealista (come quando una enigmatica costruzione si solleva dal suolo come un missile, o alcune coppie ballano sopra un ponte, o ancora nell'immagine finale, attraversata da un funambolo che cammina sul filo da un palazzo all'altro).

Horrorfan1  @  15/01/2014 14:22:42
   4½ / 10
La trama non si può commentare perché praticamente non esiste, essendo forse solo un pretesto per girare le inquadrature sul fiume e fra le macerie. La Cina ha senza dubbio paesaggi naturali e umani molto belli e interessanti, ma questo film non invoglia certo a visitare il Paese...

Una mia curiosità: ma come fanno i muri di ogni stanza ad essere sporchi e tutti imbrattati di nero fino ad altezza umana? Boh... Sarà così in tutta la Cina?

Infine, le scene "surreali" di astronavi ed equilibristi circensi stanno come la nutella su un piatto di frutti di mare (di quelli surgelati, però).

Mi piacciono le altre culture e sono stato più volte in oriente (anche se mai in Cina), ma questo film non riesco proprio a promuoverlo o a digerirlo: brutti posti e trama inesistente! Anzi: trama brutta (fosse inesistente allora sarebbe un documentario, che apprezzerei senza dubbio).

"Bella" la fotografia, forse... ma fotografia di cosa? Di nebbie, di scale di grigi, di colline spoglie e franose, deturpate da orribili condomini popolari, e di macerie! Alla faccia del bello!

Invia una mail all'autore del commento diderot  @  02/03/2013 12:18:20
   4½ / 10
Credo che questo film/documentario/nonsochè non sia adatto a tutti, la sua profonda lentezza (mai visto qualcosa di simile) diventa insopportabile verso la fine, le storie raccontate sono pressoché inutili. La pellicola racconta semplicemente la quotidianità vissuta di una China che rimane nell'ombra. Degno di nota, per l'eccezionale profondità, è la fotografia, l'unico motivo che da un tono al film. Mi sentirei di consigliarlo solo ad una cerchia molto ristretta di persone!

Estonia  @  27/09/2012 10:10:33
   7½ / 10
Un film che riempie gli occhi per la poesia e la bellezza delle immagini. Protagonisti assoluti l'immenso fiume che scorre in un paesaggio di casermoni in demolizione e una vegetazione lussureggiante dalle molteplici sfumature di verde. Girato in digitale, con tempi dilatati e lentissimi piani sequenza. Le inquadrature quasi tridimensionali, gli ampi spazi, le prospettive vertiginose degli edifici, alcuni squarci su calcinacci e nebbie e soprattutto le scelte cromatiche curatissime danno al film un'intensità non comune. I rumori di fondo, le sirene e il rombo dei traghetti, i colpi di piccone che si mescolano alle dolci melodie musicali contribuiscono a rendere un'atmosfera particolarmente straniante, anche se l'umanità raccontata è immersa in una dimensione di desolazione esistenziale, in cui i rapporti umani si sgretolano come le macerie. In cui l'incertezza per il futuro si lega alla devastazione del presente come la precaria stabilità di un funambolo su un filo (la bella immagine finale).
La trama è una doppia storia di riconciliazione e separazione definitiva tra due coppie i cui componenti non si vedono da lunghi anni. Il tutto tra gli scheletri dei palazzi di Fengjie, un piccolo centro parzialmente sommerso dall'acqua in seguito alla costruzione della nuova diga. Ma tutto ciò è quasi un corollario alla visione maestosa dell'insieme. Notevoli alcune invenzioni surreali, come il disco volante che attraversa lo schermo o l'inaspettato decollo di un palazzone come fosse uno Shuttle che si staglia contro il cielo.
Regista dallo sguardo felicemente contemplativo che lavora in modo straordinario sulla qualità delle immagini.

Project Mayhem  @  24/01/2011 10:41:07
   1 / 10
Credo che la discrepanza tra la mediamente entusiastica valutazione di questa pellicola che qui leggo ed il ricordo che io ho di essa, segni in termini non negoziabili la distanza tra un ignaro (e probabilmente ignorante, etimologicamente) spettatore di film come me ed un cinefilo.
Giuro che le valutazioni che ho letto sono così inattese per me, che cercherò di rivedere il film con diverso spirito.
Anche se ammetto di partire prevenuto, perché a memoria e salvo errore, ricordo una lunga pellicola, così asfittica nella mancanza di dialoghi (che dove invece ci sono, fanno rimpiangere il silenzio testé interrotto) da avermi fatto maledire l'intera rassegna del giovedì d'essai di quell'anno...
Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Ri-visionerò cercando seriamente di cogliere quanto alla prima visione mi é evidentemente sfuggito oppure ho frainteso. Tuttavia, devo necessariamente assegnare il voto che ho assegnato, perché, ad oggi, in buona fede, mai consiglierei questo film a degli amici...

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Ultima risposta 07/07/2011 22.52.54
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trickortreat  @  27/10/2010 22:01:41
   8 / 10
Lentissimo e profondo film che racconta la storia di una Cina posta non sotto ai riflettori.. Incredibile la potenza visiva di questa pellicola.. ogni immagine è in grado di raccontare qualcosa.. Bellissimo

Tom24  @  13/01/2010 01:03:36
   8½ / 10
Pazzesca esperienza visiva che trasuda vita (e morte) da ogni singola scena-fotografia. Zhang-Ke sostanzialmente ci parla ancora della Cina, ma come nessun altro ne ha mai parlato prima. Finale da altro mondo. Realismo surrealista? Capolavoro.

VikCrow  @  06/03/2009 04:02:25
   10 / 10
La poesia permea la pellicola impregnandola di un'emozionalità non indifferente. Lo sto riguardando proprio adesso... che meraviglia. La fotografia è sorprendente!

Tuonato  @  28/01/2009 00:53:54
   6 / 10
Verrebbe da mettere il voto senza commentare.
Ignoro il contesto geo-politico-sociale, e già partiamo male per poter comprendere meglio e più a fondo cosa si sta guardando.
Difficili, se non impossibili, da cogliere alcune macroscopiche metafore(? gli alieni?); per quelle appena accennate non c'è problema perchè credo passino proprio inosservate.
Si respira aria di decandenza ed ho interpretato tutti quegli scenari demoliti come il crollo dei valori nella società moderna(non a caso nelle due storie parallele si tratta il tema del divorzio/separazione/inciucio che non so sinceramente da quanto tempo sia di moda anche in Cina), crollo che è direttamente proporzionale all'occidentalizzazione del paese(disgraziati sì, col cellulare però! vuoi mettere!).
Nonostante tutto, si sente che c'è uno sforzo e dell'impegno dietro questa pellicola, putroppo però non è riuscita a suscitare in me la benché minima emozione.
Non me la sento di bocciarlo, senza infamia e senza lode.

Ciaby  @  26/12/2008 16:22:24
   9½ / 10
poetico e vibrante. FInale da storia del cinema!

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  16/10/2007 13:38:50
   6½ / 10
Film/ documentario dal fortissimo impatto visivo, dall'ottima fotografia e dal piano-sequenza iniziale che lascia senza fiato. Purtroppo si perde in dialoghi privi di potenza, privi di quello che tutte le immagini di macerie mostrate hanno.
Credo che non sia un lavoro completamente riuscito e forse anche un Leone d'oro immeritato. Oltretutto devo ammettere di essermi un po' annoiata probabilmente anche a causa della durata.

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Ultima risposta 16/10/2007 17.12.28
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Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  23/08/2007 01:01:57
   7½ / 10
Sullo sfondo di un'evento reale (Il mastodontico progetto Tre Gole, una diga di 180 m. di altezza e 2500 di larghezza che dovrebbe essere finita nel 2009 e che ha costretto migliaia di cinesi ad evacuare dai loro villaggi) Zhangke racconta due diverse vicende, immettendo a un cinema di stampo prevalentemente documentaristico un soggetto, anzi due, di un certo taglio narrativo.
"Still life" (cfr. Nature morte) è un film pregevole anche per queste ragioni.
Non mi ha spaventato la lentezza del film, anche se a volte l'ho trovato frammentario, e a tratti discutibile quando, nella seconda parte soprattutto, prevale proprio lo stile del documentario che finisce, inutile negarlo, per assurgere a manifesto più ideologico che ecologista.

E' un peccato, perchè questo film contiene sequenze di inaudita bellezza, è girato splendidamente, fotografato anche meglio, ed è abilissimo a raccontare le mutazioni drammatiche e inevitabili della Cina di questi ultimi anni, soprattutto in quel senso di frammentazione e dispersione che trova uomini atti a condividere il loro sofferto cameratismo, e donne smarrite dai loro affetti più "veri".

Splendidi i primi 15 minuti del film, con quei fotogrammi che precedono l'intenzione di ergersi da una parte a opera minimalista dall'altra ad affresco solenne della Cina di oggi: quella dei viandanti e degli sfrattati, della tecnologia che avanza, del denaro come forma di astruso potere che recide il mondo "antico e tradizionalista" del mondo contadino.

Ci sono immagini che lasciano stregate per la loro bellezza: i villaggi disegnati sulle banconote (ormai unico segno di testimonianza visiva), il ponte illuminato di sera, i lavoratori dei traghetti che mangiano tutti insieme il "rancio" giornaliero.

Può far sorridere questa insistenza del regista di soffermarsi sulla modernità (v. cellulari e suonerie) davanti al tumulto di un Grande Paese che guarda rapidamente al Futuro, ma è forse un retaggio inevitabile.

Le storie del minatore che cerca la figlia e di un'infermiera abbandonata dal marito non possono non far pensare al film di Amelio presente anch'esso alla Mostra del Cinema del 2006, "La stella che non c'è": film lodevole, ma sprovvisto dell'esperienza necessaria (individuale) per non dubitare talvolta della sua (indubbia) sincerità.

In "Still life" tutto è macerie, distruzione, rimozione, ma con lo sguardo che guarda al futuro non senza un fatalismo incontrollato che rivela tra le pieghe dei personaggi una repressa amarezza.

"Non dobbiamo scordarci chi siamo" diventa così un monito forzato, un sussurro sfocato da un'impossibilità di gridare più forte la propria rabbia.

Leone d'oro a Venezia 2006: fu vera gloria? Mah è difficile dirlo, perchè se è vero che il film resta un magnifico antidoto a Micheal Moore (con tutto il rispetto) e una ventata proverbiale di innovazione e freschezza, se è vero che la sensazione di un Capolavoro permane, direi che è altrettanto facile biasimare un'impronta stilistica che a volte sembra ritorcersi su se stessa: fino a "suggerire" che in fondo si tratta "solo" di un bellissimo film in parte tradito dalla sua stessa "funzione" culturale

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  01/08/2007 10:34:02
   6 / 10
L’opera di Jia Zhang -Ke premiata con il leone d’oro all’ultimo festival di Venezia è una pellicola decisamente festivaliera,adatta a palati alla disperata ricerca di qualcosa di nuovo che esuli dai soliti schemi precostituiti.
“Still life” sotto questo punto di vista non delude,è un film particolare,girato in digitale quasi ci trovassimo di fronte ad un documentario che rappresenta una remota zona della Cina,destinata a scomparire a causa dell’allagamento del territorio causato dall’apertura di una diga,una zona dalle notevoli bellezze naturali che pero’ l’urbanizzazione e l’insediamento umano hanno imbruttito in maniera palese.
Il fiume,i monti, la poverta’ e la ricchezza che come spesso avviene vivono a stretto contatto, fanno da cornice alla storia di un uomo ed una donna alla disperata ricerca dei loro partner con i quali hanno interrotto ogni tipo di rapporto da svariati anni.
“Still life” è pero’ anche un prodotto lento,ripetitivo,che utilizza metafore dalla difficile comprensione, a tratti sfiancate nei suoi silenzi e nei dialoghi dilatati,piuttosto freddo nella messa in scena che sinceramente oltre alla noia non riesce a far provare grandi emozioni se non per il protagonista maschile decisamente piu’ interessante e ben delineato rispetto alla figura femminile.
Il regista è troppo “autore” ,troppo impegnato nel suo esercizio di stile per riuscire a trasmettere qualcosa a livello di emozioni,nonostante appaia sincero l’approccio che lo induce a voler rappresentare il suo paese cosi’ vitale e oggetto di grandi cambiamenti ma al tempo stesso ricco di contraddizioni.

Invia una mail all'autore del commento piernelweb  @  20/07/2007 12:44:42
   5½ / 10
Se il giovane e semisconosciuto regista Jia Zhang-ke avesse optato per realizzare un vero e proprio documentario, molto probabilmente i consensi per questo "Still Life" sarebbero arrivati unanimi da mezzo globo e non soltanto dalla mostra di Venezia. Fin dal primo lunghissimo pianosequenza, infatti, le potenzialità visive e descrittive della pellicola sono abbaglianti: il ritratto della provincia cinese, in completa ristrutturazione, devastata dalle macerie del vecchio e dall'abnormità impattante del nuovo che avanza è molto eloquente. La rinascita economica travolge i destini della povera gente, a vantaggio di pochi, scempi ambientali e condizioni lavorative e di vita estreme sono la regola vigente. Fotografia e location assolutamente notevoli premiati da un digitale di grande profondità. Purtroppo, la narrazione delle vicende dei quattro personaggi principali non è assolutamente all'altezza dell'impianto tecnico. Due storie d'amore dall'esito diverso raccontate blandamente con freddezza e distacco: dialoghi scialbi, recitazione aprossimativa e improbabile (vedasi ad esempio l'obrobriosa sequenza dell'addio tra Shen Hong e consorte). E allora la forza visiva di Still Life viene vanificata dalla inconsistente sceneggiatura, dalla ridondanza e dall'inutilità di numerosi segmenti. Il Leone d'oro è dunque immeritato e dimostra l'eccessiva tolleranza verso un cinema che è sì formativo, ma che perde completamente di vista l'importanza della storia, dei personaggi, della dialettica e delle azioni. E' molto più facile sottointendere piuttosto che esplicitare; bisognerebbe non dimenticarlo.

Invia una mail all'autore del commento logical  @  02/05/2007 01:50:33
   8 / 10
Il film inizia con un pianosequenza degno di Sokurov: cinesi sul battello che porta alla città sul fiume, una di quelle che poi scompariranno sotto la diga; il movimento è lento e circolare, come quando ci si guarda intorno e proprio non si riconosce nulla di familiare, e tutto sembra strano allo stesso modo, senza potere fare attenzione a niente o a nessuno, le persone come le cose girano in un vortice lento che chiude ogni vista.
La Cina è un popolo di cose e persone, indistinguibili, urlanti e polverose, cose su cose che annegano o che crollano o che nascono e si illuminano come un ponte, nuovo di zecca, che sembra l'unico oggetto al corrente del futuro imminente.
Il film scorre così, tra fiumi di acqua e fiumi di cose e persone; qualcuno si cerca, si informa, un ragazzino canta due canzoni bellissime: "ti amo come il topo ama il riso" mentre un paese demolisce se stesso per fare spazio all'acqua che arriverà 153 metri più sopra. Non c'è denuncia, non c'è l'emozione esemplare o l'urlo catartico; il mondo scivola nel futuro senza che le cose lo sappiano, le persone aiutano le cose a morire e altre cose arriveranno ancora.
E' un film che racconta un popolo e non le faccende di qualcuno che crede di essere il dolore del mondo. Un miracolo, come se un monumento partisse a razzo verso il cielo o un acrobata, tra due case crollate...

viagem  @  10/04/2007 21:46:49
   5 / 10
Mi stupisco del voto che sto dando, boccio un film cinese: ma son passati giorni dalla visione del film e mi è rimasto dentro davvero poco, ma forse già il titolo "Still life" - nature morte - doveva mettermi in guardia.
Still life vuole narrare 2 storie parallele legate ad una nota vicenda di cronaca: la costruzione della diga delle Tre gole, che ha sconvolto l'ambiente di una vasta regione cinese, costringendo centinaia di migliaia di persone ad emigrare.
Entrambe le storie raccontano due tentativi di ricongiungimento, due tristi vicende d'amore, ma lo stile è troppo minimalista, asciutto e le emozioni trasmesse scarseggiano. Non si ha mai l'idea di cosa il regista stia cercando di dirci, anche la consueta estetica orientale, che spesso dice più di quel che le parole e le azioni facciano, in questo caso non viene in aiuto e un ossessivo filtro bianco azzurro rende ancor più fredda e lugubre l'atmosfera.
Tutte da interpretare poi le intromissioni extraterrestri: metafora per la fuga dell'anima della natura da queste ferite profonde che l'uomo le infligge?
Unica nota positiva, e sorprendente, un'attenzione alle tematiche del rispetto dell'ambiente, e della tutela delle condizioni di lavoro degli operai che non ricordavo nei film cinesi.Film sociale e moderno dunque, ma troppo poco per risultare il migliore al festival del cinema di Venezia secondo me (non ce lo scordiamo..).

dhagos  @  06/04/2007 23:49:23
   6½ / 10
Non sarei così impietoso nel demolire il film, che riesce quantomeno a rendere l'atmosfera di distruzione e di morte che incombe sulla natura di questa regione cinese, trasformandola in una "natura morta" . E' poi interessante l'analisi dei feticci che si stanno impossessando dell'anima dei cinesi ; in primis la ricerca del danaro per il quale si rischia la propria vita , accettando qualsiasi tipo di lavoro , anche quelli più rischiosi nelle miniere di carbone.Addio ideologia comunista e ricerca di più giustizia sociale che quell'ideologia almeno teoricamente si riprometteva di perseguire. Il nuovo motto dei cinesi è fare soldi e la centralità delle banconote la si evince da alcune scene del film :la funzione di cartolina illustrativa sulle bellezze naturali delle diverse regioni della Cina impresse sulla cartamoneta , quasi come se la natura fosse più vera e più bella perchè dotata di maggiore valore economico e la scena dell'attore che si accende la sigaretta con una banconota , subito emulato dal giovane operaio , perchè simbolo di ricchezza e di superiorità dei nuovi ricchi, che rappresentano il modello vincente da emulare.
L'altro feticcio che indica il mutamento in atto è l'uso del cellulare presso tutte le classi sociali , con la ricerca della suoneria più trendy, una realtà che è segno dell'assimilazione della Cina all'economia capitalistico- consumistica ed allo stravolgimento dei costumi sociali.
Anche le improvvise apparizioni di ufo indicano, a mio parere, il senso di alienazione che si vive oggi In Cina (almeno secondo il regista), ed è naturale che in un Paese ,privo oramai di radici e di identità ,possano comparire gli oggetti più strani in mezzo alle devastazioni che l'uomo sta perpetrando ai danni della natura .
La critica ecologista è forse quella più forte mentre le critiche all'estabilishment comunista sono più velate per normale autocensura , anche se nel conflitto fra i funzionari e la gente del posto viene adombrato il distacco creatosi fra il paese reale e la sua classe dirigente.
Un altro punto interessante è il parallelismo fra i due personaggi , un uomo e una donna , provenienti dalla stessa regione cinese ed entrambi alla ricerca dei loro partner.Ciò che li separa è l'origine sociale , classe operaia per l'uomo e borghesia emergente per la donna. Il primo ha comprato sua moglie ed alla fine del film si decide a riscattarla e rappresenta il vecchio mondo patriarcale rurale ancora vivo sotto la rivoluzione comunista che oramai vive in funzione del danaro , l'unico bene riconosciuto valido nel declinare dei valori tradizionali.La donna ,invece, è lei a proporre il divorzio al marito e si sacrifica perchè sconfitta dalla sua rivale in amore, ancora una volta una neo capitalista , forte della sua posizione economica.Il nuovo ruolo sociale della donna rappresenta la vera rivoluzione della Cina dei nostri tempi ed il coraggio e la dignità della co-protagonista riscuotono le simpatie del regista che ne mette in luce la forza di carattere rispetto alle debolezze e alle ambiguità del suo uomo.
Un film ricco di simbolismi e di metafore( da citare anche l'insistenza nel sottolineare come l'acqua potabile non sgorghi più se non da contenitori di plastica) che forse non meritava la vittoria come miglior film al festival di Venezia , ma che sicuramente non è da disprezzare. Né si poteva pretendere una recitazione smagliante o un ritmo più incalzante per un film che si propone di descrivere un mondo in decomposizione , in transizione verso un futuro incerto sia per l'habitat naturale della Cina che per la sua società allo sbando.

RudyGonzo  @  26/03/2007 17:20:15
   5 / 10
Attenzione!
In tempi di intercettazioni e spioni di varia sorta, siamo finalmente riusciti ad entrare in possesso dei parametri valutativi segretissimi che i giurati devono verificare in un film per poter assegnare il Leone D'Oro.
Ve li proponiamo in esclusiva:

1-La lontananza geografica e/o culturale - la Cina va benissimo - dell'autore;
2-L'assenza pressochè totale di un qualsiasi racconto, e/o di un suo qualsivoglia (seppur impercettibile) sviluppo narrativo, fatti salvi alcuni spunti minimi che servano almeno a far dire o fare qualcosa ogni tanto ai personaggi;
3-La durata di ogni inquadratura e di ogni tempo morto ben al di là del doppio di quella che sarebbe comunque considerata una durata eccessiva;
4-L'orgogliosa mancanza di cura per la composizione dell'immagine;
5-L'assenza di ironia;
6-Qualche trovata visionaria, gratuita, ingiustificata, e possibilmente isolata, in modo da far sorgere un coro di "e allora?" alla maggior parte degli spettatori;
7-Un'ambientazione disastrata e di povertà assoluta abbinata a un'ostentata povertà di mezzi produttivi;
8-Lo sforzo di fare un film che sarebbe - forse - stato considerato interessante da una nicchia della critica una ventina di anni fa;
9-La presenza, anche sporadica, di un riferimento al Socialismo Reale e ai suoi padri, magari con una bella inquadratura che contenga i ritratti di Marx, Engels, Lenin, Stalin e Mao, che serve sempre a risvegliare nostalgie di gioventù ormai lontane;
10-L'oggettiva noia e inutilità di ciò che sta passando sullo schermo.

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