spruzzi - spetters regia di Paul Verhoeven Olanda 1980
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spruzzi - spetters (1980)

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locandina del film SPRUZZI - SPETTERS

Titolo Originale: SPETTERS

RegiaPaul Verhoeven

InterpretiHans van Tongeren, Renée Soutendijk, Rutger Hauer

Durata: h 1.55
NazionalitàOlanda 1980
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 1980

•  Altri film di Paul Verhoeven

Trama del film Spruzzi - spetters

Tre ragazzi che vivono in una cittadina olandese hanno una grande aspirazione, diventare campioni di motocross. Gli allenamenti e le gare si alternano alle rispettive vicende sentimentali. Tutti e tre i ragazzi si innamorano di una biondina che gestisce assieme al fratello una rosticceria. Ma un brutto giorno, il più abile dei tre, subisce un gravissimo incidente, rimane paralizzato e si uccide.

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Voti e commenti su Spruzzi - spetters, 3 opinioni inserite

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Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  13/12/2011 16:54:10
   7½ / 10
Aspirazioni di tre giovani olandesi di provincia e la dura realtà nel realizzarli. Il titolo Spetters è particolarmente indovinato: schizzi, piccoli sussulti di una gioventù che vorrebbe oltrepassare l'orizzonte provinciale, ma ne rimane invischiato chi per sfortuna, chi per risolvere conflitti con l'autorità paterna repressiva, chi invece per mancanza di talento. Si rimane al punto di partenza, andando avanti come si può. E' un film che non fa sconti, per nulla banale ed offre una serie di ritratti non certo stereotipati. Di buon livello la regia Verhoeven.

phemt  @  15/10/2008 11:15:23
   8 / 10
Storia particolare quella alle spalle di Paul Verhoeven… Due lauree (in fisica e matematica), l’arruolamento in marina, la passione per i documentari, gli inizi come scrittore e regista di una serie sulla tv olandese (dove comincia il sodalizio con l’amico Rutger Hauer), poi la lunga gavetta nel cinema indipendente in patria spesa tra film erotici, avventurosi e drammatici ma sempre e comunque caratterizzati da situazioni forti, la partenza per l’America a tentare la fortuna negli Stati Uniti e il successo clamoroso di Robocop quando ormai era già un regista maturo con circa una decina di film all’attivo…

Spetters (Spruzzi e cioè quelli di terra e fango sulla faccia e sui vestiti dei motociclisti) è uno dei film migliori e più rappresentativi del periodo olandese pre-Robocop e c’è poco da aggiungere all’ottimo commento di Crimson…

Dramma a tinte forti, ad una prima parte più goliardica dove fanno capolino anche alcuni momenti divertenti segue una seconda parte amarissima…
I tre protagonisti sono in un certo senso tre perdenti e finiranno per dover fare i conti con la realtà, abbandonare i propri sogni o rassegnarsi a quello che li circonda…
C’è chi si scopre gay solo dopo aver subito una violenza, chi umiliato e deriso abbandona il sogno di diventare un campione di motocross e cede alle lusinghe della vita borghese e chi in un attimo, dopo aver firmato il contratto della vita, perde tutto il suo talento e scopre di non essere pronto per tutto quello che lo aspetta… Una nuova vita, spesa sempre su due ruote si, ma queste ruote sono più grandi, non ci sono più spruzzi sulla pelle, la disperazione aumenta e non si riesce più a tirare avanti tra la compassione della gente e il senso d’impotenza ormai padrone di te…

Solida e dallo stile inconfondibile la regia di Verhoeven, che non si fa mancare anche una citazione al Kubrick di Arancia Meccanica, il regista olandese non ha paura e osa parecchio (terribile la scena dello stupro maschile ma molto forte anche il pestaggio padre-figlio), mostra qualità registiche non comunissime portando avanti una storia corale di una tristezza considerevole a tratti addirittura devastante (il già citato ritorno a casa dopo l’infortunio con tanto di banda e musichetta da circo è una scena raggelante) illuminata però da un finale solare e positivo… Tanto che non è difficile perdonare a Verhoeven un paio di ingenuità perlopiù narrative… Adeguati sia il cast che le musiche, una particina per Hauer…

Dramma indipendente cattivo, feroce e cinico come pochi altri film in circolazione… Per i detrattori di Verhoeven, per chi crede che abbia esordito con Robocop, per chi se lo ricorda solo per le seghe sparate davanti alla Stone o alla Berkley, per lo stesso Verhoeven hollywoodiano più patinato e commerciale, per chi cerca un film “potente” e diverso dal solito…

Da noi naturalmente è praticamente sconosciuto…

Crimson  @  27/02/2008 15:34:27
   8 / 10
L'attuale società olandese di mentalità tanto aperta sembra quasi faticare a riconoscersi in quella descritta in questo film da Verhoeven, che fotografa al contrario un periodo di sostanziale ristagnamento e chiusura. La provincia in cui è ambientata la storia appare soffocante e priva di sbocchi, e ciò alimenta i sogni facili di successo e arrivismo.
E' un film duro e spinoso, animato dalle consuete scene senza tabù che Verhoeven ha da sempre mostrato, tra cui spicca sicuramente una delle più brutali in assoluto (il famoso stupro per il quale il film viene particolarmente ricordato - anche se trovo l'omicidio del protagonista in 'robocop' ancor più agghiacciante) del suo cinema.
I ragazzi appaiono come vittime sacrificali di qualcosa più grande di loro. Si prova compassione nei loro confronti e odio verso tutto il resto: i vecchi bacchettoni religiosi bigotti e sessuofobi (il padre e il predicatore, anche se poco presenti, sono due figure-chiave del film), il laccato campione di motocross (uno spassoso rutger hauer, nell'ultimo film in patria con il suo amico-regista) e il commentatore televisivo (Jeroen Krabbè, altro attore feticcio), la comunità locale che prima esalta come un campione Rijn e poi lo scarica in modo beffardo con una ridicola cerimonia dopo l'incidente (una delle scene migliori del film).
C'è anche il tema dell'omosessualità latente la cui non espressione appare imputabile al ruolo sociale, e ciò ripropone anche nel film successivo.
Renee Soutendijk, splendida anche se dal look antiquato, è l'unica icona femminile del primo periodo olandese del regista, in un mondo così virile. Dopo due bei ruoli s'è persa nel tentativo di sfondare (anche lei) a hollywood. La Caurice Van Cauten però, sperando possa diventare per il regista altrettanto fondamentale, si fà francamente preferire.

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