silence regia di Martin Scorsese USA 2016
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silence (2016)

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locandina del film SILENCE

Titolo Originale: SILENCE

RegiaMartin Scorsese

InterpretiAdam Driver, Andrew Garfield, Liam Neeson, Ciarán Hinds, Issey Ogata, Tadanobu Asano, Shinya Tsukamoto, Ryô Kase

Durata: h 2.32
NazionalitàUSA 2016
Generedrammatico
Tratto dal libro "Silence" di Shűsaku Endô
Al cinema nel Gennaio 2017

•  Altri film di Martin Scorsese

Trama del film Silence

Silence narra di un gesuita portoghese che nel 1638 parte alla volta del Giappone per indagare sul presunto abbandono formale della religione da parte del suo mentore Ferreira. Arrivato a destinazione, sarŕ testimone delle persecuzioni ai danni dei Cristiani.

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Voto Visitatori:   7,50 / 10 (33 voti)7,50Grafico
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Voti e commenti su Silence, 33 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

polbot  @  19/04/2017 13:38:13
   8 / 10
Film assolutamente meritevole, se non altro per i tanti interrogativi e spunti di riflessione che lascia. Unico appunto.. alcune scene un po' ripetitive potevano essere omesse.

mrmassori  @  12/04/2017 00:02:53
   8 / 10
Gran Film. Scorsese riesce a intarsiare, attraverso la storia tratta dal romanzo: Silenzio, una pellicola ricca di punti di rilflessioni, contrasti interiori e dubbi sulla fede e sulle inumane e spietate attidudini. Il Film non è lento; la narrazione è perfetta così ed è giusto che sia stata affrontata con il ritmo giusto. Sono coloro che non hanno sensibilità per capire certe cose che vedono scorrere tutto al rallentatore, non apprenzandone così i tempi necessari per comprendere la relatà delle cose.

AMERICANFREE  @  02/04/2017 12:43:10
   8½ / 10
Mi e' piaciuto molto questo film, nonostante la lunga durata il film non annoia minimamente,ottimo cast con un grande Garfield. Per me uno dei migliori film del 2016, avrebbero meritato un oscar. Lo consiglio

Alex89  @  21/03/2017 20:35:13
   5 / 10
Eccessivamente lento, buona la recitazione, tematica interessante, ma non mi ha coinvolto, superate le due ore diventa una tortura terminarlo. Lo sconsiglio. 5 di stima per scorsese, vista l'ottima scenografia e la buona recitazione. Altrimenti bocciatura totale.

benzo24  @  23/02/2017 12:35:01
   10 / 10
Straordinario film di Scorsese. Ancora una volta affronta la fede, il grande oltre e il profondo ateismo che impera nel cattolicesimo e nel cristianesimo. Da vedere in coppia con l'altro suo capolavoro su Cristo

pinos  @  20/02/2017 11:32:01
   7½ / 10
Mi ha sorpreso in positivo. Anche se a tratti un po' lento, dovuto anche al pathos delle situazioni, ha trattato un tema religioso ambientato in estremo oriente che ignoravo. Ottime le interpretazioni degli attori. Scene molto crude, ma allo stesso tempo veritiere in quanto rispecchiavano i metodi brutali delle torture che i giapponesi riservavano ai religiosi all'epoca. Sicuramente da vedere.

Pashat97  @  19/02/2017 12:46:12
   5 / 10
Estremamente lento e noioso, mi sarei aspettato molto di più!

dagon  @  11/02/2017 11:25:30
   6 / 10
Non mi ha soddisfatto. Nonostante il tema affascinante, che va al di là dello scontro tra culture, ed una messa in scena di altissimo livello, come ci si aspetta da Scorsese, rimane la sensazione che, pur con una durata di 2h e 40', si sia rimasti abbastanza in superficie.
Solo a brevi tratti ci sono pathos e coinvolgimento.
Non troppo convinto dal casting di Garfield, mentre Driver ha veramente la faccia giusta e Neeson è già stato da queste parti con "Mission".
Un po' occasione mancata e non all' altezza delle sue grosse ambizioni

GianniArshavin  @  03/02/2017 19:36:09
   7½ / 10
Silence è un film che Martin Scorsese aveva in mente di realizzare da circa 30 anni, un film diverso e distante dagli ultimi roboanti prodotti sfornati dal genio di NY.
Accolto in modo tiepido da critica e pubblico, quest'ultima fatica del regista a me è piaciuta moltissimo, l'ho trovata di un'intensità e di una potenza non indifferenti.
Scorsese torna al tema della fede, vero leitmotiv del suo cinema e lo fa in modo intimista ed esistenzialista. Purtroppo non vengono toccate le vette del capolavoro L'ultima tentazione di Cristo, ma Silence resta una pellicola di indubbio valore.
La trama ruota attorno ad un giovane Gesuita che parte per il Giappone dove il suo maestro sembra essere sparito anni prima, molto probabilmente rapito o ucciso dall'inquisizione nipponica che non vede di buon occhio il proselitismo cristiano.
Scorsese inserisce dentro questa storia una serie di tematiche che danno adito a numerose riflessioni: principalmente la pellicola parla di fede, di integrità morale e spirituale, di uomini alle prese col silenzio di Dio, alle prese con dubbi, paure e sofferenze, e tutto in nome della religione. Silence tuttavia è anche un film sul credo altrui e può essere letto come una riflessione sulla predicazione cristiana, che andava dagli altri spacciando il cristianesimo come la verità assoluta quasi mancando di rispetto e sminuendo i credi altrui.

Un grande lavoro viene svolto dagli attori, che riescono a rendere al meglio lo struggimento e il dissidio che li attanaglia. Molto validi i dialoghi e la sceneggiatura, che sorregge al meglio una storia cosi pregna di contenuti.
Di prim'ordine il comparto tecnico, dalle scenografie ai costumi. Alla regia l'autore americano dimostra per l'ennesima volta di non aver perso smalto col proseguire degli anni, mostrando una maturità totale in questo suo ultimo lavoro.

In definitiva Silence è un lavoro di grande valore, l'ennesimo tassello della carriera pazzesca di un regista che ha fatto semplicemente la storia. Forse non è per tutti i palati, ma Scorsese sa parlare di fede e di spiritualità e questo film è uno dei più fulgidi esempi del genere in epoca moderna.

marcogiannelli  @  31/01/2017 21:54:01
   9 / 10
Silence è un film oltre il contesto (che esso sia storico, politico o religioso) che parla dell'Uomo, della Fede e di mille altre cose usando quel contesto "solo" come sfondo.
Silence mi ha ricordato tantissimo il viaggio di Apocalypse Now, forse coadiuvato anche dal bellissimo paesaggio, con quelle scene nella nebbia che ci accompagnano per un periodo molto lungo nel film, e, più in generale, dalla maestosità delle immagini.
Silence è sicuramente un film intimo, qualcosa che il regista voleva girare da tantissimo e si vede dal fatto che invece di scadere nella violenza per raccontare la vicenda, il film sia impostato in modo che il tutto sia riflessivo (e noi rimuginiamo attraverso il protagonista).
Il tutto senza mai dei cambi importanti nel ritmo e soprattutto di una colonna sonora, stranissimo caso per un film del genere.
I personaggi sono tutti ben sfaccettati, non sono buoni o cattivi, anche quelli che apparentemente lo sembrano, hanno tutti delle motivazioni per le proprie scelte difficili. Il personaggio più grande è però il dubbio, che accompagna Rodrigues nelle lettere a Padre Valignano, sempre crescente nel corso dello svolgimento degli eventi. Scorsese dimostra un profondo rispetto per la religione buddhista e per la cultura del popolo orientale. Così tanto che in un film cristiano viene fatto notare come anche i gesuiti vogliano a loro modo imporre la propria dottrina. Ma le sfaccettature sono fin troppe, anche per quanto riguarda quei personaggi che stanno nel mezzo e che forse soffrono più di tutti, i Christian, i giapponesi cristiani, tra cui spiccano le figure di Kichijiro e Mokichi; il primo sembra un po' il cristiano tipo, colui che vive egoisticamente sperando sempre nel perdono divino, il secondo (ma come lui altri cristiani che non abiurano) convinti della propria fede, più forse del protagonista stesso che dovrebbe esser lì per insegnare a loro come essere cristiani.
La scena che conferma quest'impressione è quella in cui Rodrigues guarda 5 prigionieri rifiutare di abiurare, e fanno tutto ciò guardando lui, vero loro punto di riferimento, che spesso nel film rimanda alla figura di Cristo. Ma le scene magnifiche si sprecano, da quella in apertura, a quella dei Christian giustiziati in un modo particolare, alla scena di estrema fede di Garupe, sino a quella della sconfitta. E mi dispiace non poterne citare di più, ma ogni minisequenza è carica di un profondo significato.
Uniche note stonate, il doppiaggio di alcuni personaggi giapponesi e gli attori. Non per quanta riguarda le interpretazioni, sia chiaro, Scorsese dirige sempre perfettamente i suoi attori. Ma alcuni interpreti sembrano troppo imparruccati, è evidente che sotto padre Rodrigues si nasconda un ragazzo belloccio di questi tempi e non un gesuita.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR ferro84  @  31/01/2017 08:24:33
   7 / 10
Scorsese torna a temi religiosi che gli sono molto cari ma lo fa con un registro volutamente aulico, intimista ma spesso stucchevole e forse monotono.
La scelta dei Gesuiti perseguitati da un'inquisizione sembra un pò una punizione dantesca ma Scorsese non cerca la polemica o la riflessione storica, piuttosto la sua attenzione è sulla forza della fede.
E in quel silenzio assordante che si dimostra la forza dell'uomo nel riuscire a trovare una chiave di lettura unitaria al bisogno di credere.

Purtroppo però il film non riesce mai ad appassionare e gli scontri interiori dei protagonisti sembrano quasi desueti, superati, chi oggi morirebbe per la fede? In tanti? Vero ma sono una minoranza, in una società secolarizzata è difficile trovare empatia per questi personaggi.

In realtà lo spirito del martirio di Scorsese non è tanto morire per Dio ma continuare a vivere e magari negarlo, pur amandolo con tutto se stessi.
Una chiave insolita di lettura che in Silence non emerge del tutto, quasi nascosta, quasi mancasse il coraggio ed alla fine questi gesuiti convertiti al buddismo restano ancora un mistero.

debaser  @  29/01/2017 11:23:00
   8½ / 10
Stupendo film sulla follia del proselitismo cattolico dei missionari gesuiti. Quanta sofferenza morte hanno dovuto subire i poveri giapponesi per la superbia e l'arroganza di preti che hanno dato piu'importanza all'adulazione di icone e simboli che alla vita umana. Un inno alla ragionevolezza, senza prendere posizione sui dogmi religiosi veri o presunti. Ma un insegnamento in cui la vita umana deve essere prioritaria e che la fede non deve essere ostentata per forza e che nel silenzio si puo' sentir ela voce di Dio molto piu' forte. Fotografia stupende e dialoghi mai banali rendono quest'opera di Scorsese indimenticabile.

FABRIT  @  28/01/2017 14:23:39
   8 / 10
Film che lascia il segno e che tutti dovrebbero vedere.

Invia una mail all'autore del commento luca986  @  25/01/2017 23:23:02
   7½ / 10
Ottima prova per Martin Scorsese, per me è un film migliore anche del celebrato The wolf of Wall street, nonostante un cast di attori nettamente inferiore e una regia meno dirompente. Ottima trovata la storia poi. Consigliato.

Larry Filmaiolo  @  24/01/2017 19:01:55
   6 / 10
il problema di silence è , fondamentalmente, la sconcertante pochezza della riflessione "teologica" su cui scorsese ricama la (lenta, piatta) storia. Per intenderci, sono domande che ci si possono porre in seconda, forse terza media, ma poi basta. Davvero. Non c'era bisogno di tutto sto marketing, poi.
Meno male che ci sono i paesaggi, il fumo, e Liam Neeson.

6 risposte al commento
Ultima risposta 27/01/2017 01.23.35
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76mm  @  24/01/2017 10:38:55
   6½ / 10
possibili spoiler presenti

Concettualmente potente, cinematograficamente debole.
Scorsese riesce finalmente a realizzare un progetto che aveva in cantiere da decenni ma purtroppo, come già è stato fatto notare da un utente sotto, i progetti più sentiti si traducono spesso in quelli meno riusciti.
E poi, credo sia innegabile, lo "Scorsese's touch" che 30/40 anni fa trasformava tutto in oro e rendeva "leggeri" ed appassionanti potenziali mattoni come "l'ultima tentazione di Cristo" e "l'età dell'innocenza" si è andato irrimediabilmente affievolendo per cui, seppur sempre molto curato sotto l'aspetto tecnico, questo film risulta essere un mattone sia potenzialmente che realmente.
La storia a me ha ricordato molto quella di Apocalypse now…anzi direi che la struttura di base è praticamente identica…poi ovviamente il diverso contesto storico ne fa due film molto differenti.
Le questioni che pone sono sì profonde, anche se a me francamente sembra che quando nei film si parla di religione stringi stringi siano sempre le stesse 3-4 domande che girano e che sono sempre attuali in quanto destinate a rimanere per sempre senza risposta…d'altronde saranno ancora attuali anche fra altri duemila anni, a meno che qualcuno un giorno non torni dall'aldilà (ammesso che esista) e ci spieghi finalmente, fra le altre cose, quale progetto divino sta alla base della sofferenza umana, quale D.o potrebbe permettere di far patire certe pene ai propri figli e come dovremmo interpretare l'assordante silenzio con il quale D.o risponde alle nostre preghiere nei momenti di dubbio o di disperazione.
Un altro spunto, più legato alla stretta attualità, può essere tratto dal dialogo fra il gesuita interpretato da Garfield e la contadina cristiana che affronta il probabile martirio con il sorriso sulle labbra in quanto convinta di approdare in un paradiso senza sofferenza, senza tasse, senza duro lavoro.
Questo ci fa capire, se ancora ce ne fosse bisogno, come la religione, anche nelle sue forme più fanatiche e integraliste, trovi spesso il terreno più fertile nelle persone più disperate, che hanno bisogno di dover credere che ci sarà un premio nell'aldilà per le sofferenze patite in vita, sacrificando nel nome di un credo la propria vita e purtroppo anche quella degli altri.
Gli spunti interessanti quindi non mancano, ma vediamo cosa (secondo me) cinematograficamente parlando non funziona: Garfield si impegna, ma ha la faccia sbagliata per il ruolo e non è mai credibile, Neeson, barbetta a parte, è conciato come in Star wars, la durata è eccessiva, la parte centrale è ridondante, gli ultimi 20 minuti (tutto ciò che accade dopo "l'abiura" di padre Rodrigues) sono inutili, alcuni personaggi, con i quali teoricamente si dovrebbe empatizzare, sono invece assolutamente irritanti (Kichijiro)…inoltre, anche se questo difetto non può essere attribuito a Scorsese, il film "gode" del peggior doppiaggio che io ricordi di aver sentito negli ultimi anni, con i giapponesi che parlano come albanesi rendendo così ridicoli anche i personaggi che invece dovrebbero incutere timore, come il governatore/inquisitore, togliendo gran parte di pathos al film, specialmente nella seconda parte.
Salvato dal solito impeccabile reparto tecnico (Ferretti, Schoonmaker ecc.), non può certo essere considerato un brutto film, ma una mezza delusione sì, considerando le aspettative e il tempo di incubazione del progetto.

P.S. non essendo credente può darsi che qualcosa mi sia sfuggito o che lo abbia mal interpretato, in tal caso chiedo anticipatamente venia, ma preciso che la mia parziale stroncatura attiene ad un livello prettamente cinematografico e non contenutistico.

foradeicopi  @  24/01/2017 10:17:28
   7 / 10
Buon film anche se un po lento ma riesce a lasciare il segno. non si ride non si piange ma si soffre con il protagonista, quindi nel suo lascia alcune emozioni e per un film è già qualcosa...promosso!!

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  24/01/2017 09:57:14
   6½ / 10
Quando grandi registi affrontano il tema religioso è sempre un piacere. Perche' creano sempre quel dibattito tra credenti e non. Gia' con "L'ultima tentazione di Cristo" il buon vecchio Martin aveva aperto grandi interrogativi sulla fede Cristiana che con questo film ha comunque lasciato aperti pur avvicinandosi maggiormente al pensiero della chiesa.
Quello che sicuramente manca per un credente è il vero siginficato del martirio, manca la gioia con cui i martiri davano il loro sangue per una verita' superiore.
E' piu' presente invece il significato sull' "assenza" di Dio, sul suo silenzio che fa dubitare il prete protagonista.
Il film è sinceramente un po' mono tono e la scelta della voce fuori campo è piuttosto discutibile, diventa quasi fastidiosa dopo due ore di pellicola.
Questo era un progetto a cui il regista lavorava da anni, a cui era molto legato come per "Gangs of New York", e infatti come in quel caso, non è del tutto riuscito.
Peccato

TheLegend  @  22/01/2017 16:52:13
   6 / 10
Non è un film che mi ha suscitato particolari emozioni ma non si può negare che sia ben realizzato e che possa piacere di più alle persone a cui interessa il tema religioso.
Io da non credente non sono riuscito ad appassionarmi alle vicende.

Mike91  @  22/01/2017 13:09:57
   10 / 10
Un film che mi ha preso e appassionato fin dal primo istante, sarà perchè sono appassionato di tematiche religiose, cioè a tutto ciò che rilega l'uomo a qualcosa che è sia immanente alla sua vita che trascendente. E sono ateo, anche. Con simpatie buddiste, e anche per altre filosofie orientali: come il taoismo.
E' un film dove i concetti di bene e male sono sfumati, e alla fine non si sa che cosa sia giusto. Da una parte ci sono i cristiani, forti della loro fede, arroganti nella loro idea di portare una verità che è assoluta, nel considerarla universale per tutti i popoli; dall'altra i giapponesi, nazionalisti e feroci oppositori, che reagiscono al tentato tentativo di colonizzazione con fin troppa forza.
Il finale mi ha commosso.

Manticora  @  22/01/2017 10:58:34
   8 / 10
Scorsese torna alla regia dopo due anni e lasciando il favoloso mondo del lupo di Wall Street si dedica alla regia del suo progetto più rimandato, quel Silence rimandato da 30 anni. Il film è assolutamente ANTICOMMERCIALE, e annovera un cast notevole per una storia che ribalta i ruoli. Il presupposto dei cattolici, in questo caso i gesuiti di IMPORRE la religione cristiana ai giapponesi, senza sapere nulla degli usi e costumi dei giapponesi stessi. Infatti nel dialogo finale tra padre Perreira, un notevole Liam Neeson e Sebastao, Andrew Garfield molto bravo, che il ribaltamento di ruolo porta alla comprensione.
L'incontro per esempio tra l'inquisitore e Sebastao è rivelatorio, la ferocia delle pene per i cristan sono conseguenza dell'arroganza dei preti, che hanno basato la comprensione del cristianesimo su di un INCOMPRENSIONE, IL NOME DEL SOLE.
C'è anche il regista Shinya Tsukamoto tra gli inquisitori, per l'esattezza lui è Inoue, irriconoscibile sotto abiti e trucco. Mentre Tadanobu Asano interprete di Jenghis Khan è l'interprete. Il duello verbale tra Garfield e Tsukamoto è sottile e coinvolgente, merito della sceneggiatura che mette al centro il confronto tra due mondi che non possono scendere a compromessi. Notevole per precisione la ricostruzione storica, Scorsese l'ha girato come un film indipendente, prestando molta attenzione a location e costumi, meriterebbe qualche nomination solo per questo, girandolo in Giappone. Il film si stà rivelando un flop commerciale ENORME ma mostra ancora una volta che il regista italo-americano ha una chiara visione di qualunque storia tramite la sua regia.

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Ultima risposta 23/02/2017 12.32.41
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antifan  @  21/01/2017 16:16:29
   7½ / 10
E' luogo comune affermare che i progetti che stanno più a cuore ai creativi sono spesso quelli meno riusciti, equilibrati; sembra che la eccessiva vicinanza emotiva con il materiale trattato incidano negativamente sull'opera finale. Inutile fare tediosi elenchi, ci basta lo stesso Scorsese che già con Gangs of New York(progetto inseguito lungo 20 anni) aveva dimostrato di non sfuggire a quella contraddizione artistica(nonostante il regista nella sua filmografia abbia la controprova: il magistrale L'ultima tentazione di Cristo di qualche anni prima). Curioso inoltre notare che nella filmografia del autore americano si noti l'alternanza tra opere provocatorie, drogate di energia dove il regista si limita a fare il cantastorie come in Quei Bravi ragazzi a film pausati come Kundun, o progetti atipici come L'età dell'innocenza( con il suo rispettivo Casino). Insomma si potrebbe ipotizzare che Scorsese senta un bisogno spirituale di redimersi, di confessarsi ed ecco che dopo il controverso "The Wolf of wall Street " ecco a noi Silence.
Ad aggiungere interesse alla questione sta il fatto che il film è l'adattamento di un romanzo giapponese, e già questa è la prima barriera culturale che il regista ha dovuto superare per andare al dunque, ma a pensarci è necesario questo dunque? Forse in questo film no.
Silence potrebbe definirsi( anche se è riduttivo definirlo...) come un film di temi, uno trascendente: lo scontro culturale tra due visioni agli antipodi; e uno spirituale: la fede e i dubbi che questa comporta. Ma il film li mostra non attraverso i personaggi ( cosa direi unica nella sua filmografia) che di fatto non bucano lo schermo. Garfield e Driver diventano i gesuiti della storia, infatti comprendiamo che sono diversi: uno sicuro (all'inizio) fino all'arroganza, l'altro dubbioso e poco paziente( ma più coerente nei fatti) e sebbene il primo compia il suo arco narrativo il film non diventa mai suo. Il film non riesce a toccare lo spettatore attraverso i personaggi che rimangono lontani, sembra che Scorsese tenga troppo al "tema" ( la voce fuori campo invasiva che cerca artificiosamente di coinvolgerci..) non focalizzando sulla storia dei personaggi. Il Gesuita Ferrero, interpretato efficacemente da Neeson, è forse il miglior comprimario, quello più interessante sebbene compaia poco, insieme con il povero traditore giapponese che chiede continuamente perdono, rappresentando molto bene le debolezze umane e perche no? Il cristiano medio. Ma la spiritualità cercata da Scorsese non può avere risposta e cosi il film non è che un lungo tortuoso percorso difficile ma alla fine dici , e quindi?
Belle le scene di dibattito tra le due culture, facile notare la loro attualità dato che entrambe dal proprio punto di vista hanno ragione mostrando la loro mutua cecità: una guerra di religioni.
Scorsese si affida ai paesaggi( molto belli e suggestivi) e ai silenzi ( colonna sonora di mero accompagnamento) per trasmettere i suoi dubbi piuttosto che ai suoi attori. Tirando le somme si può dire che il film è un tentativo coraggioso e interessante, perché vedere l'invasione del cristianesimo dal punto di vista degli invasi è atipico, elementare invece che i gesuiti abbiano fatto breccia tra i più poveri contadini, quello è dato di fatto universale.
Un film trattenuto, ingessato a tratti, la regia cerca di farsi invisibile per far emergere i temi, ma se in altri suoi film a brillare era il cinema( e i suoi attori), in questo a brillare è sopratutto l'attualità dei temi trattati.

simonpietro92  @  21/01/2017 10:29:25
   5 / 10
Sono andato al cinema sapendo l'argomento che trattava e immaginando di conseguenza la sua velocità.. ma non credevo fino a questo punto. Dal punto di vista tecnico è sicuramente un film impeccabile dove le scene, i paesaggi, i peronaggi rispecchiano tantissimo l'ambientazione del giappone nel 1600.
Purtroppo ho qualcosa da ridire per la storia che in realtà a me non ha preso mai.
Ho trovato molto irritante il doppiaggio ( ovviamente soprattutto nei giapponesi ) e il messaggio che vuole trasmetterti lo puoi capire dopo 1ora e mezzo di film quindi capisco poco la lunghezza della pellicola. Il messaggio in se è anche molto bello ( puoi anche rinnegare Dio CALPESTANDOLO cambiare religione ma lui vede soprattutto il tuo SILENZIO ).
Pur essendo molto credente non ho apprezzato la voce fuori campo che metteva ( quasi a casaccio ) frasi della bibbia sempre ridondanti che, a mio parere, dopo un po stancavano. Sui dialoghi devo dire la stessa cosa... ci sono davvero pochissimi dialoghi interessanti. Mi spiace andare contro corrente ma per questi e altri motivi non è un film che consiglierei e a cui darei la sufficienza.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  20/01/2017 22:37:16
   8 / 10
Il percorso di Padre Rodrigues ricalca la falsariga del Cristo scorsesiano come struttura narrativa. Un percorso dove incontra innumerevoli tentazioni alla abiura della propria fede. Una fede portata dai suoi confratelli in un paese lontano, non solo geograficamente, ma anche e soprattutto come mentalità e modo di vedere le cose. In cosa credono veramente i cristiani giapponesi? Ai valori del cristianesimo o solo all'illusione di essi. Trova terreno fertile in uomini e donne provati da una vita di stenti e sofferenze, dove l'illusione di un Paradiso senza sofferenze e dolore è il perfetto contraltare della propria vita terrena. A differenza del Cristo di Dafoe, che rifugge alla consapevolezza del proprio divino, padre Rodrigues compie una ricerca personale con l'obiettivo di raggiungere il divino, nella convinzione personale di immedesimarsi nel Cristo stesso, nel respingere tutte le tentazioni, ma scontrandosi con la solitudine del silenzio e nella constatazione dolorosa che sono altri a pagare la propria superbia.
Rodrigues è un uomo che si costruito artificiosamente una propria natura divina. Essere un predestinato. E' convinto di professare la fede giusta, di avere la capacità di cambiare e sostituire la scala di valori di un popolo intero, di far attecchire le proprie piante fino alle radici della palude giapponese. Calpestare un'icona di Cristo è abiurare la propria fede o mettere sopra il piede ad un immagine. Forse la vera abiura in questo caso è quella nei confronti della propria superbia. Il silenzio è raggiungere la consapevolezza di essere semplicemente umano. Non esiste un disegno divino con lui protagonista. Uno Scorsese diverso dalle sue ultime pellicole, più riflessivo e ragionato pur con qualche sottolineatura di troppo. Un film molto complesso e sfaccettato che pone più di una riflessione.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR 1819  @  18/01/2017 20:06:39
   6 / 10
Un film in contraddizione con se stesso.
In primo luogo il forte tema spirituale, ben trasmesso, emozionante. L'intensa contrapposizione tra le due religioni, che offre molteplici riflessioni e spunti d'interesse, i quali potrebbero renderlo un riferimento nel genere.
Purtroppo quello che non funziona è la messa in scena. Due ore e mezza scorrono troppo lentamente, e verso metà si ha la sensazione di galleggiare nel vuoto. L'assenza di musica, per quanto giustificabile, non aiuta, e la regia fin troppo lineare altrettanto; una sceneggiatura più concisa non avrebbe tolto nulla al prodotto finale, guadagnando in scorrevolezza. Altro passo falso è la recitazione. Gli attori giapponesi, che dovrebbero essere comprimari, sono invece migliori delle controparti occidentali. Del tutto fuori luogo Andrew Garfield, che a livello espressivo sembra uno studente americano con la barba lunga.
Davvero un peccato, resta un po' di fascino e la sensazione di aver quantomeno utilizzato il cervello.

Giovans91  @  17/01/2017 14:34:49
   9 / 10
Dopo tanti anni Martin Scorsese è riuscito a portare sul grande schermo il romanzo di Shusaku Endo, Silence. Dove narra come i cristiani giapponesi nei primi decenni del Seicento furono repressi, massacrati, cancellati in Giappone.
Sull'onda di un libro che negli anni '60 riscoprì quel pezzo di storia oscurato, Martin Scorsese ci racconta di due gesuiti che, alla ricerca di un loro confratello, si ritrovano nel mezzo della persecuzione. Torture, esecuzioni, eroismi, tradimenti, martirio.
Un racconto grandioso, epico, di grande impatto visivo. Il film è progettato e diretto con grande precisione e non si tratta solo di un film bellissimo, ma è anche un'opera importante. Forse Silence è l'opera più sentita di Martin Scorsese, anche se si discosta in gran parte dal suo stile che ben conosciamo. Non è un film facile da comprendere nè tanto meno immediato, ma è un lavoro che vibra di tensione ideologica e che potrebbe essere il testamento spirituale del grande maestro.

Alex22g  @  17/01/2017 11:39:17
   9½ / 10
Ennesimo capolavoro del maestro Scorsese.
Si differenzia parecchio dagli ultimi suoi lavori ma mantiene sempre la stessa elevatissima qualità .
Di certo ( e purtroppo) non verrà apprezzato dal grande pubblico come un "The Wolf of Wall Street" visto l'argomento trattato e la lentezza che ne può derivare, ma personalmente reputo i film del genere molto più potenti ed incisivi nel panorama cinematografico.
Un film che fa riflettere e porre interrogativi importanti , diretto con mestiere e supportato da ottimi attori .
Fotografia e costumi di altissimo livello e...il silenzio. Titolo azzeccatissimo perchè il silenzio assume un importanza notevole in un mondo dove le parole ( e la comunicazione in generale ) hanno il sopravvento sulla persona .
La bellezza del film risiede anche nel"non schierarsi" mai e lasciare libero chiunque nell'esercitare il proprio pensiero sulle vicende mostrate.
Da vedere assolutamente .

volodaquila  @  16/01/2017 07:48:04
   9½ / 10
Erano anni che non votavo, ma questo film merita qualcosa di diverso.
Potenza dell'intimo allo stato puro, profondamente in lotta fra mente e spirito come raramente mi era capitato di ammirare sul grande schermo.
Film intenso, difficile, maestoso nel suo tecnicismo, per nulla scontato nè banale nell'affrontare il tema più difficile che attanaglia l'uomo da migliaia di anni.
La visione necessita attenzione, solo allora può esser giudicato per quel che è, opera d'arte che rompe i canoni con il mainstream commerciale e getta letteralmente gli occhi e il cuore in una serie di domande che prepontemente scavano per riaffiorare al termine della pellicola e rimangono lì, anche a distanza di tempo.
La chiara fede di Scorsese verso il cristianesimo viene solo accennata, vi si legge nei numerosi riferimento un rispetto verso il divino fuori dal normale, eppure il pregio più sublime di questo capolavoro è l'aver cercato ed essere riuscito a rimanere in disparte con giudizi e sentenze: i punti di vista legittimi delle due parti sono presentati praticamente in egual misura, sia del punto di vista amorevole cristiano che di quello tradizionale giapponese dell'Inquisitore e del "rinnegato".
Proprio questo rimaner sul filo, dopo tante sofferenze, viene meravigliosamente a galla nell'ultima parte del film, quando si lascia allo spettatore una visione personale e intima nell'elaborare le grandi domande che vengono suscitate.

Unica pecca, e solo per questo non dò il massimo, forse l'eccessiva lunghezza, che personalmente non mi ha pesato, ma che posso capire se non affrontato nel giusto modo può risultare un pò pesante.
Eppure in un certo senso, un film di questa portata, e con questo titolo, implica nelle lunghe inquadrature e lacerazioni interiori, una certa meditazione e un certo silenzio.
Sublime.

matt_995  @  16/01/2017 07:40:25
   7½ / 10
Credo di avere una concezione di noia molto diversa rispetto ai commentatori qui sotto.
Scorsese devo dire che mi ha sempre annoiato. Mi ha annoiato in The Wolf of Wall Street, mi ha annoiato in The Aviator, mi ha annoiato in Casinò. Che devo fare... non è nè colpa mia nè colpa sua.
Questo Silence, invece, senza quei volticosi e costruitissimi movimenti di macchina del cinema scorsesiano e che non fanno altro che distrarmi, mi è molto piaciuto.
Scene e dialoghi molto lunghi e una parte centrale abbastanza noiosa. Ma il film si riscatta completamente nella parte finale con un'ottima interpretazione di Neeson e delle interessantissime riflessioni sulla fede e sulla figura di Dio.
Ne sono rimasto molto sorpreso.
Un film decisamente sentito

VincVega  @  15/01/2017 15:02:42
   7½ / 10
Film molto potente di Scorsese, che gira il film voleva girare da più di 30 anni.
Il regista, riesce a rimanere equilibrato, con la sua regia sobria, e non prende posizione alla fine (e questo è un bene) al contrario dei critici che dicevano di essere completamente dalla parte del cristianesimo.
Film comunque non esente da difetti, tipo qualche tempo morto e il protagonista Andrew Garfield si impegna ma non mi sembra prorpio in parte, probabilmente un altro attore (la scelta originale Gael Garcia Bernal mi sembrava più azzeccata) avrebbe fatto meglio. I comprimari Liam Neeson e Adam Driver fanno il loro, gli attori giapponesi bravi, forse Issei Ogata troppo macchiettistico.
Film comunque da metabolizzare nel tempo. Fotografia e montaggio sublimi.

anthony  @  15/01/2017 12:46:04
   10 / 10
SILENCE di Martin Scorsese
Un film 'assoluto', difficile, profondo, immersivo, scomodo -che può piacere o non piacere - ma..che assai difficilmente lascerà indifferenti; più tempo passa dalla visione e più rimane ancorato dentro, nella mente, nel profondo..nell'anima.
Si tratta dell'opera più fortemente autoriale di Martin Scorsese, il più austero e potente della sua filmografia, che probabilmente scontenterà i fans dei capolavori ''Goodfellas'' e ''Casinò'' ... recuperati, solo 3 anni orsono, dalle nevrotiche e idiosincratiche genialate di ''The Wolf of Wall Street''.
SILENCE lavora sul silenzio e sull'indifferenza di Dìo davanti alle atrocità umane, agli strangolanti dubbi che incatenano l'animo dell'essere senziente: dov'è Dìo? Perchè tace? perchè ammette una morte indecorosa e degradante dei suoi figli e adoratori? a cosa serve pregare se a ciò consegue altro e peggiore dolore?
C'è da aggiungere che il film, che presenta una caterva di chiavi di lettura profondissime molto spesso a scrigno personale e soggettivo, non indulge nei confronti della fede cristiano/cattolica: in uno dei dialoghi (sceneggiatura di Martin Scorsese e Jay Cocks) più belli dell'intera pellicola viene esposta una metafora (che non spoilero) tanto semplice quanto geniale sull'arroganza (e violenza) coloniale insita nel cristianesimo: il Giappone è una terra con solide radici e una palude per qualsiasi altra 'cultura' conquistatrice che viene percepita come una sciagura che potrebbe portare alla divisione e alla lacerazione di una società millenaria; in un altro vibrante confronto parlato tra padre Rodrigues (Garfield) e l'abiurante padre Ferreira (Liam Neeson) si palesa la visione 'nefasta' e lacerante che hanno i giapponesi della fede rivelata.
E ancora: E' giusto credersi il Figlio di Dìo, non abiurare, santificarsi.. e portare quindi alla estenuante e agghiacciante tortura fisica e psicologica dei miei 'seguaci' e dei miei discepoli credenti in Crìsto? E' giusto fare patire le pene dell'inferno in Terra a delle persone che credono ciecamente in te che ti vedono come il messaggero consacrato della parola di Dìo? Di un Dìo di cui te stesso dell'esistenza dubiti e di cui non senti mai altro che...Silenzio?
O è per caso meglio mettere di lato la vanità e l'ego spropositato di credersi il Crìsto? Di rinnegare la fede in pubblico e davanti le autorità? Calpestando con i piedi sporchi di fango l'immagine del crocifisso o sputandoci sopra?
Questi sono dubbi atroci che Scorsese sceglie di non sciogliere..e che regala quindi alla coscienza singola di ogni persona.

La regia è sobria, trattenuta ma a dir poco magistrale, alcune inquadrature rimarranno sicuramente nella memoria..la scenografia e i costumi del nostro Dante Ferretti sono impeccabili, la fotografia di Rodrigo Pietro fa gridare al miracolo (con i soli colori soffusi, pregnanti, onirici e nebbiosi messi in scena si ode il SILENZIO di Dìo, il dolore e la sofferenza che attanagliano la totalità..) e il montaggio egregio della Schoonmaker fa sempre centro.

Martin Scorsese con SILENCE ha diretto il suo nuovo, immenso, imperfetto, profondo, lacerante e spiazzante capolavoro; un'opera che dividerà molto le persone e gli spettatori..un film che farà parlare molto di sè in futuro e che parlerà allo spettatore soprattutto 'dopo' la sua visione.
SILENCE non è un film per tutti, assolutamente no; si tratta di Cinema di come non se ne fa più, un'opera filmica sorprendente e di cui assai difficilmente ci si dimentica dopo essere usciti dalla sala.
Niente altro da aggiungere, davvero.

Wilding  @  15/01/2017 11:10:51
   5 / 10
Splendido affresco storico ma pesante come un macigno e lento lento lento..., con inquadrature e fermo immagini che durano un'eternità, allungando "il silenzio" e il numero di caffè necessari ad arrivare alla fine.

2 risposte al commento
Ultima risposta 15/01/2017 12.40.51
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ZanoDenis  @  13/01/2017 14:54:12
   7½ / 10
Quest'ultima opera di Scorsese mi ha lasciato parecchio interdetto, anche avendo una piccola conoscenza del passato del regista, il film risulta comunque non di facile interpretazione.
Il maestro al suo 25° film ci trasporta in un ambientazione per lui inusuale, il giappone del 1600, dove vi è il tentativo di colonizzazione e predicazione da parte dei cristiani, con conseguenti contromisure, piuttosto dure, prese dai buddisti.
Il film è un crescendo di emozioni negative, tra torture violentissime, psicologicamente devastanti, odio, differenze, forzature, resistenze eroiche, lunghi periodi di prigionia. La tensione emotiva cresce sempre di più, le prediche di padre Rodriguez (un discreto Andrew Garfield, anche se ci avrei visto molti altri attori al suo posto) sembrano infrangersi contro un muro durissimo e invalicabile.
Nella parte finale del film vengono a galla riflessioni interessantissime, il film punta molto sulla fede, ma non è incentrato su di essa, è incentrato sull'uomo, sulla natura umana, sulla visione di un Dio estremamente soggettiva da popolo a popolo.


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A livello visivo Scorsese fa il suo compito, anche se non è geniale come altri suoi lavori, rende comunque molto bene i paesaggi e le ambientazioni orientali.
Bravissima come al solito la Schoonmaker.
Discreta prova attoriale per il cast, un po irritante il doppiaggio italiano di alcuni personaggi giapponesi, ma sorvoliamo.

3 risposte al commento
Ultima risposta 14/01/2017 15.49.51
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