shara regia di Naomi Kawase Giappone 2003
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shara (2003)

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locandina del film SHARA

Titolo Originale: SHARA

RegiaNaomi Kawase

InterpretiFukungaga Kohei, Hyyoudo Yuka, Kawase Naomi, Namase Katsuhisa, Higuchi Kanako

Durata: h 1.39
NazionalitàGiappone 2003
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2003

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Trama del film Shara

Nell’antica cittadina di Nara, in un giorno d’estate durante la festa del Dio Jizo, il giovane Kei, fratello gemello di Shun, scompare improvvisamente nel nulla. Cinque anni dopo, Shun, diventato nel frattempo studente di liceo, non ha ancora superato il trauma della perdita del fratello: si sente attratto dall’amica d’infanzia Yu, ma il dolore segreto che entrambi nascondo nel cuore impedisce la loro relazione. Poi, un giorno, Yu scopre il mistero della sua nascita e Shun conosce il destino di Kei, e per i due ragazzi giunge finalmente il momento in cui prendere il destino nelle proprie mani.

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Voto Visitatori:   8,33 / 10 (3 voti)8,33Grafico
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Voti e commenti su Shara, 3 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento luca986  @  20/04/2013 00:15:00
   6 / 10
Grandi interpretazioni. Film però deludente.

Tom24  @  31/08/2012 16:26:06
   9 / 10
SHARA, ovvero come il Cinema dovrebbe essere, ne più, ne meno. E' l'opera prima della Kawase e uno dei film più belli del decennio. Alcune sequenze sono in effetti tra le più belle della storia del cinema contemporaneo. E' Cinema puro, insomma, non von Trier o Malick.

Ciaby  @  22/03/2010 16:08:20
   10 / 10
Film lento? Noioso? Per niente. "Shara" è semplicemente un film che si prende i suoi tempi, che preferisce la realtà all'azione (e, come in ogni film della grandissima Naomi, la trama è un semplice pretesto per non raccontare il fatto, ma le persone che vivono tale fatto...).
Naomi si concentra sulla realtà in cui vivono le sue anime e, quindi, Nara...guarda caso il paese natale della regista - una delle più grandi autrici della nostra epoca - e sulle loro azioni. "Shara" non è un divertissement, è una vera e propria riflessione su un avvenimento fulmineo e agghiacciante come la perdita improvvisa di una persona cara e, anche per evidenziare il disagio scaturito dall'evento, il continuo soffermarsi su azione obbiettivamente inutili (lunghissimi pianosequenza su azioni quotidiane) contribuiscono alla mirabile (e questa può essere solo opera di un'artista) capacità di creare lo stesso vuoto interiore dei personaggi anche nello spettatore che assiste al loro tentativo di andare avanti.
Un film che gioca sul contrasto di "assenza" (nella parte iniziale, dialoghi ridotti al minimo, azione minima...) e "presenza" (la parte del festival: una danza sotto la pioggia che rapisce il cuore per la bellezza sia coreografica che tecnica - girata ineccepibilmente, con colori sgargianti che subito attirano l'attenzione-), che subito colpisce perchè racconta con estrema forza cristallina le azioni il più quotidiano possibile.
Azioni contestualzzate anche dal curatissimo uso dei suoni (il continuo tinitinnio di una campana), che ci aiutano a comprendere le sensazioni ed emozioni dei personaggi/attori in scena, perchè come Naomi stessa ha rivelato ad un'intervista "la musica nei miei film irrompe quando i miei personaggi non possono più usare le loro parole e lasciano che le loro emozioni li lacerino dal dentro...con la musica si possono esprimere i più complessi sentimenti".

Un capolavoro. L'ennesimo della più grande regista donna mai vissuta, che termina con un finale di rara bellezza che richiama, prima, il passato della regista con paesaggi reali spiati con l'uso della telecamera a mano ("Embracing", "Katasumori") e, poi, un nuovo modo di mostrare la vita: con una lunga panoramica dall'altro e con una musica spettrale che non può far altro se non aumentare l'incanto. Strepitoso.

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