ruggine regia di Daniele Gaglianone Italia 2011
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ruggine (2011)

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locandina del film RUGGINE

Titolo Originale: RUGGINE

RegiaDaniele Gaglianone

InterpretiValeria Solarino, Filippo Timi, Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea, Giampaolo Stella, Giuseppe Furlò, Giulia Coccellato, Giacomo Del Fiacco, Leonardo Del Fiacco, Annamaria Esposito, Alessia Di Domenica, Giulia Geraci, Michele De Virgilio, Anita Kravos

Durata: h 1.49
NazionalitàItalia 2011
Generedrammatico
Tratto dal libro "Ruggine" di Stefano Massaron
Al cinema nel Settembre 2011

•  Altri film di Daniele Gaglianone

Trama del film Ruggine

Il film racconta la difficile pre-adolescenza di una "banda" di ragazzini, immigrati meridionali nel desolato quartiere gli Alveari alla periferia di una grande città del Nord. Nella terra di nessuno, tra città e campagna, un grande deposito - immenso "mostro" di rugginosi rottami metallici - è il luogo del gioco e dell'avventura. D'improvviso un altro mostro irrompe, stavolta in carne ed ossa. Due bambine vengono violentate e uccise e d'un tratto tutto cambia: la banda di bambini si troverà ad affrontare da sola il mostro...

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Voto Visitatori:   6,35 / 10 (20 voti)6,35Grafico
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Voti e commenti su Ruggine, 20 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Ale-V-  @  15/10/2013 01:15:44
   9 / 10
Questo è ciò che sanno fare alla perfezione i registi italiani: un film crudo, freddo, vero, diretto, reale....
Tre personaggi del tutto differenti: Un padre affettuoso, Una professoressa di arte, un ubriacone da bar, tutti e tre hanno un passato in comune. Tutti e tre hanno dovuto affrontare il "mostro" che ha cambiato per sempre le loro vite, che ha lasciato un segno indelebile nelle loro anime, una ferita aperta nei loro cuori.
Daniele Gaglianone ci racconta direttamente, in modo molto freddo, senza perdersi in inutili retoriche la storia di questi tre bambini e del periodo che ha sconvolto le loro esistenze.
Sicuramente un capolavoro, molto sottovalutato e poco pubblicizzato, con attori (sia bambini che adulti) che svolgono alla perfezione il loro lavoro.
Un film assolutamente da non perdere, chi ama il cinema deve vedere Ruggine.
Bellissima la chiusura del film che ci lascia un messaggio forte, un insegnamento che ci dovrebbe accompagnare per tutta la vita:

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Invia una mail all'autore del commento anthonyf  @  28/03/2013 17:18:26
   6½ / 10
"Ruggine" è un film sicuramente complesso da vedere e soprattutto da "digerire". Questo mio ultimo verbo è stato usato per due motivi: uno, perchè è un lungometraggio piuttosto crudo e aspro, una vera favola nera; due, perchè è parecchio lento e ti costringe a vedere ciò di cui conosci l'esistenza, ma che spontaneamente ignori. E su questo punto di vista il film è eccellente. Sembra quasi un ritorno a Scerbanenco e ai suoi "ragazzi del massacro", ai suoi "mostri" di "Milano calibro 9" (vedi "Com'è fatto un mostro?") e al suo "I milanesi ammazzano al sabato". Tuttavia il film di Gaglianone è estremamente lento e risulta di conseguenza molto pesante... l'intera durata si avverte e oggettivamente, ribadisco, stanca. Non che il film sia brutto, però non è nemmeno un prodotto chissà quanto bello. E' una favola nera, dall'ambientazione squallidissima e dalle vicende cupe e inquietanti.
I pregi sono: gli interpreti. Due fantastici Mastandrea e Timi (il primo schizzato per il trauma infantile, il secondo per natura, se così si può dire) e due bravi Accorsi e Valeria Solarino; poi la fotografia spettacolare e il coraggio nel trattare la storia.
Il resto è solo: pesantezza, violenza, squallore, un uso troppo marcato del dialetto da parte dei bambini e una storia troppo buia.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  22/10/2012 23:38:08
   4 / 10
Il film diventa insopportabile quasi subito, quando capisci che il regista cerca di far passare il suo lavoro per un film "d'autore"...mancano pero' gli attori giusti e le idee.
Si passa da Mastandrea chiuso in un bar a dire fesserie ad un Padre che gioca con il suo bambino ad' una maestra al consiglio di classe...e poi arriva lui, il solito Filippo Timi eccessivamente sopra le righe non aiutato da una sceneggiatura che lo "costringe" ad urlare corbellerie!
La vera violenza sui bambini viene celata ma allo spettatore non viene risparmiato nulla...si soffre aspettando il finale!
Tentativo di un nuovo "io non ho paura" forse troppo alto per lo stesso regista...

fabri70  @  20/10/2012 14:32:14
   2 / 10
l idea è molto buona,ma è unfilm troppo pesante....dopo 30 minuti ci ho dato vicino a darci su.....

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  30/04/2012 11:40:33
   7 / 10
Il nuovo film di Daniele Gaglianone è visivamente molto interessante, tratto dall'omonimo romanzo di Stefano Massaron affronta con sensibilità ed estro un tema sempre difficoltoso da approfondire. Il regista porta alla luce la durezza di un dramma infantile consumato in provincia, tra sgraziati caseggiati più simili ad alveari e un luogo tenebroso,denominato il "castello",una fabbrica dismessa all'interno della quale i bambini di quell'agglomerato urbano disperso nel nulla si ritrovano a passare i pomeriggi di un'estate che purtroppo per loro resterà impossibile da cancellare.
L'uomo nero che li insidia è un insospettabile per eccellenza,si eleva oltre ogni ambiguità perché erudito in un mondo popolare fatto di umili immigrati,troppo indaffarati a sbarcare il lunario per intuire che il male si aggira con fare predatorio tra i loro figli toccandoli con mano a piacimento.
Filippo Timi esaspera l'ombroso personaggio trascinandolo oltre i confini di una follia tollerabile,eppure grazie alla sua presenza fisica ed alla voce cavernosa quest' orco moderno inquieta non poco.
Lo stile ricercato di Gaglianone è un tentativo forse snobistico ma elogiabile tipico di chi cerca l'affermazione attraverso un linguaggio non comune che pur seducendo con le immagini non sempre consente una sentita connessione ai personaggi,soprattutto è la ricostruzione fluttuante tra due piani temporali ad indebolire l'intensità di "Ruggine",arenandosi spesso nelle sequenze che vedono i bambini ormai cresciuti alle prese con vite rimaste sfregiate da quel periodo.
Se Mastandrea riesce a ondeggiare violentemente sull'orlo del baratro pur sfruttando un malessere di maniera,così non è per Stefano Accorsi e Valeria Solarino,il primo alle prese con una giornata spesa a giocare con il figlio in definitiva tediante e poco significativa,la seconda invischiata in un consiglio di classe disseminato da idioti tali che ritenerlo verosimile è un'impresa.
Sembra che spesso l'attenzione posta sull'immagine abbia il sopravvento sulla storia,ciò rende la pellicola valida ma non sempre intensa allo stesso modo.

Invia una mail all'autore del commento DjAlan78  @  28/03/2012 17:08:35
   7 / 10
Un film ben fatto, non c'è che dire. Volutamente pesante, come la polvere di ruggine che si deposita nei polmoni, come l'anima di chi, in tenera età, ha visto da vicino il "mostro". Pesante come una tematica davanti alla quale ci si trova increduli e rivoltati.
Stilisticamente impeccabile, buona la regia.

TopoXL  @  20/02/2012 19:55:04
   5 / 10
di una pesantezza unica.
sicuramente e' ben recitato,ma la noia e' mortale.
avrei sfruttato di piu' gli attori grandi.
avrei giocato piu' sul futuro della vicenda che sul presente.
a mew non e' piaciuto.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  30/01/2012 15:10:15
   7½ / 10
Due piani temporali diversi, ma in fondo così vicini perchè un avvenimento del genere ti rimane dentro anche se la vita in fondo va avanti. Il film di Gaglianone mi è piaciuto, da l'impressione di andare sopra le righe, ma la crudezza della vicenda diventa estrema come nelle peggiori favole.
Bambini lasciati soli ad affrontare l'Orco da un mondo adulto che non li ascolta ma che in una certa misura si lascia soggiogare dalla falsa patina di rispettabilità del Dott. Boldrini (la madre che fa finta di niente dopo il lapsus non da poco "chiavare/giocare"). Una bella regia mai piatta e banale e ottimo tutto il gruppo di bambini, idiomi linguistici diversi in una metropoli che non offre certo una vita agiata e spensierata.

deliver  @  27/01/2012 12:31:26
   5 / 10
Diciamo una cosa, l'interpretazione di Timi è da premiare. Per il resto, Gaglianone paga il prezzo di voler osare troppa autonomia rispetto al romanzo di Massaron, da cui il film è tratto. Scegliendo, a differenza del libro, di tagliare qualunque rapporto nel presente tra i protagonisti, abbiamo: un flashback, vero asse portante, e tre quadretti di vite separate: Cinzia che fa la professoressa e partecipa ad un consiglio docenti, Carmine che si ubriaca al bar, Sandro che gioca a casa con suo figlo. Finito, e quindi ? Il ricordo del tragico fatto non viene motivato, nè si capisce perché i tre protagonisti, a scanso di telepatia o altro, si ricordino di quella maledetta estate in cui erano bambini, presso gli "alveari". Nel complesso: un film sfilacciato. Peccato, perchè se Gaglianone anziché fare il guappo avesse seguito di più il romanzo, nel film, tornerebbe tutto...

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  08/01/2012 23:56:47
   7 / 10
Film non facile raccontato su due piani narrativi.
Daniele Gaglianone si rivela piuttosto efficace nella messa in scena ma non sempre esaustivo nell'approfondimento psicologico dei personaggi. Quello più riuscito è sicuramente quello di Carmine interpretato da adulto da Mastandrea.
Un film che racconta la violenza vissuta, subita, recepita da bambini e trasformata da adulti.
Ambientato in una specie di terra di nessuno un film che merita sicuramente una visione.

sandrone65  @  07/01/2012 01:38:53
   7 / 10
Favola moderna dall'avvio faticoso e lento. La prima metà del film mi è risultata è quasi difficile da superare, poi è scattato qualcosa e il film mi ha preso molto. Tutto ruota attorno al tema del dolore nella presa di contatto dell'uomo con la realtà. Il mostro arriva, la consapevolezza che la vita finisce e che le risposte non esistono irrompe nella coscienza dei bambini e gli insegna che niente e nessuno può davvero aiutarli. E gli adulti sono e rimangono quegli antichi bambini alle prese con la disperazione che, una volta conosciuta, sarà la vera silenziosa compagna del resto dei loro giorni. E' una favola nichilista ed estremamente cruda, il mostro cattivo in realtà non si può uccidere ma vive dentro ognuno di noi. La fotografia, la regia ed il sonoro sono di alto livello. Il film ha contenuti di indubbio valore e per quanto mi riguarda avrebbe potuto ambire ad una valutazione più alta, se non fosse che l'incipit è veramente criptico, dilatato e pesante in una maniera non del tutto giustificabile.

Izivs  @  04/01/2012 20:50:22
   6 / 10
Non ho letto il romanzo dunque mi è difficile giudicare. Tuttavia il film ha una sua dettagliata struttura anche se, per me, poco dinamica.
Il tema è interessante e le implicazioni fanno riflettere.....finale particolare.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Freddy Krueger  @  25/11/2011 11:33:21
   7½ / 10
Gaglianone già si sapeva che è uno dei più grandi registi italiani viventi, preparatissimo nella tecnica e nei tempi narrativi. Per il suo quarto lungometraggio ha deciso di trasporre l'omonimo romanzo di Massaron, dal quale ha trovato molti legami come ad esempio la città natale o le scorribande della sua infanzia. Un altro bel film quindi, incentrato molto dal punto di vista dei bambini (molto bravi) che stanno per scontrarsi con la durezza della vita (nonché con la durezza degli adulti). Buone tutte le interpretazioni e anche la colonna sonora.

tumbleweed  @  15/11/2011 17:16:08
   6 / 10
Molto bravo Filippo Timi, il xavier bardem "de noantri", ma il film viene un po' rallentato da Accorsi padre che tenta di recuperare un passato indicibile di cui è stato testimone. Forse è meglio il romanzo?

teten  @  21/10/2011 00:02:45
   5 / 10
Bello per carità...ma CHE PALLE, si può paragonare ad uno di quei bravi professori che non si riescono proprio a seguire per intero, di quelli che dicono cose interessanti ma con una cantilena tale da farti crollare la testa sul banco.
Il cinema è arte, è poesia ma è anche intrattenimento. Mi dispiace dare l'insufficienza perché la storia, le interpretazioni, i contenuti non sono affatto da buttare ma c'è modo e modo!

Crimson  @  16/09/2011 00:24:26
   7 / 10
Spoiler presenti.

Una figurina di Pulici ci aiuta a capire che siamo negli anni '70.
Giochi innocenti, giochi pericolosi, giochi da bambini. L'amicizia, l'amore, l'affetto, la miseria, i pomeriggi passati fuori casa, lo scemo del villaggio, i grandi e le loro premure e piccole, stupide sicurezze sull'incolumità della crescita dei propri figli.
Poi un giorno arriva lui, è distinto, pulito, ordinato, perbene. Merita ossequi e stima incondizionata.
Una bambina muore. La colpa è dell'untore – lo scemo del villaggio.
Ancora una volta le bugie dei grandi su chi è colpevole di destabilizzare la quiete hanno portato i loro figli a crearsi un'idea non corretta della società in cui vivono.
I bambini, permeabili all'esempio – in questo caso negativo – ma non stupidi, scoprono da soli chi è il colpevole e che non sono tutelati dagli adulti.
Raccontare loro l'orrore entra in conflitto con un modo di ragionare inficiato da altri meccanismi, "adulti", per l'appunto.
In solitudine, i protagonisti si trovano ormai anch'essi adulti a fare i conti con una società che persiste nel commettere gli stessi errori che in passato hanno strappato loro un naturale percorso di crescita.
Fanno ormai parte integrante, loro malgrado, di quel medesimo sistema di convinzioni di cui hanno imparato a diffidare fin troppo presto.
Sono "avanti" rispetto ai coetanei che hanno avuto una vera e propria adolescenza, ma regna un'incomprensione dilaniante nel reperire gli strumenti per farsi comprendere. Parlano un linguaggio differente, sono loro gli emarginati, gli "strani" del giorno d'oggi?
Gli "altri" adulti sono cresciuti in un determinato codice ossequioso dell'apparenza e dell'immagine e sono prevenuti dinanzi ai fatti per timore di sollevare un coperchio che riveste qualcosa di tremendamente pericoloso – e che deve restare tale.
Questa non è altro che una necessità che il male resti confinato in un sistema di credenze ben definito, senza prendere minimamente in considerazione che possa in realtà essere una forma dinamica che serpeggia dappertutto.
Se gli adulti mentono e i figli seguono il loro esempio, la bugia resta codificata e impermeabile alla critica si radica nella generazione successiva.
Quando i due piani narrativi del film si sovrappongono nel tracciare la linea evolutiva dei personaggi, le oneste intenzioni non riescono a raggiungere in pieno il proprio scopo.
Dei protagonisti adulti l'unico realmente approfondito è quello interpretato (peraltro più che dignitosamente) da Valerio Mastandrea, ossia Carmine.
Impalpabile il personaggio di Sandro adulto (Stefano Accorsi).
Cinzia rivede in Viola l'orrore che ha vissuto, ma perde di credibilità quando il ricordo si fa così pervasivo da farle mormorare "giocare/chiavare" (che *******!).
Il film cerca una sublimazione emotiva che resta sommessa, comunicativa attraverso immagini dense e affascinanti che lasciano poco più di un ricordo di una fotografia.
Se dovessi soffermarmi sul perché il film mi è piaciuto, resterei ancorato (come sto facendo) ad una mera dimensione visiva e non tanto di ragionamento.
Sarà anche che il mostro Boldrini resta una figura-chiave che non sortisce l'effetto sperato – quello di un Peter Lorre in M., senza girarci troppo attorno. Però che bravo Filippo Timi.
So che dovrei condannare più gli altri adulti che hanno implicitamente permesso a Boldrini di continuare a delinquere (e quindi altrettanto responsabili, anche se in una posizione differente), ma le loro reazioni sono appena abbozzate, e creano realmente disgusto solo in alcuni frangenti del consiglio di classe dei giorni nostri.
Sul piano formale il film è meraviglioso: fotografia curatissima e avvolgente, colonna sonora che evoca vuoto e solitudine, interpreti (sia adulti che bambini) più che degni.
Lo consiglio vivamente, nonostante le sue imperfezioni.
Non alzatevi appena appaiono i titoli di coda.

6 risposte al commento
Ultima risposta 22/09/2011 12.16.07
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willard  @  12/09/2011 10:20:49
   7½ / 10
Tratto dal romanzo di Stefano Massaron, il film racconta una storia dura, di immigrazione, fine dell'innocenza e segreti inconfessabili.

Il film, ben diretto da Daniele Gaglianone, è ben recitato da giovani attori e dalla loro trasposizione adulta nei panni di Stefano Accorsi, Valerio Mastandrea e Valeria Solarino, affiancati da un sempre più lanciato e convincente Filippo Timi.

Il valore della storia è concentrato tutto nello spiazzante finale che costituisce il vero valore aggiunto del racconto, per il resto preparatevi ad un film teso, ma non estremamente avvincente, in cui i tasselli si avvicinano con lentezza a definire il quadro definitivo.

La bella fotografia torrida e "rugginosa" concorre a dare un tocco ancor più soffocante della storia stessa.

Una raccomandazione (che dovrebbe valere sempre, a prescindere): NON ALZATEVI dalla poltrona alla comparsa della prima scritta dei titoli di coda e godetevi il succo della storia concentrato in pochi attimi finali, senza alcun senso se estratti dal contesto globale, ma fondamentali ai fini del significato del racconto.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento LukeMC67  @  09/09/2011 18:13:40
   7 / 10
Luce blu, fredda e tagliente come la solitudine per l'oggi; luce rossastra, calda, apparentemente accogliente ma in realtà sporchissima e inquietante per il tempo andato dell'infanzia. Ieri la strada (o il campo), la banda e i giochi insegnavano a vivere; oggi l'isolamento rassicurante della casa ci illude di essere protetti da tutto ciò che circonda salvo esserne perennemente sopraffatti appena usciamo. Ieri si perdeva l'innocenza quando la realtà irrompeva sulla finzione del gioco, oggi ci si illude di essere sempre innocenti perché incapaci di entrare in contatto con la realtà stessa anche quando ci travolge con decisione. Su questi estremi ondeggia l'interessante "Ruggine" che fa della cifra stilistica (in particolare della fotografia e del montaggio) i suoi punti di forza. Una ulteriore nota di merito va alla musica e al sonoro: un agghiacciante, cupo e ossessivo incedere di rumori metallici e metropolitani che fanno da contrappunto alle stonate note liriche declamate da un Filippo Timi invasato dalle nevrosi e dalle compulsioni del suo personaggio. Altro punto di forza: la recitazione dei bambini. Raramente al cinema s'è vista tanta spontaneità unita a profondità espressiva: ho provato davvero tutta la gamma possibile delle emozioni vedendo questo manipolo di infanti giocare, torturare, gioire, soffrire, uccidere.
Cosa non convince allora in questa coraggiosa pellicola? Ebbene, gli attori e i loro personaggi. Se Valeria Solarino traccia la figura più riuscita dei quattro protagonisti adulti, Valerio Mastandrea rende senz'altro bene la disperazione di un uomo già morto interiormente in attesa della sua consunzione fisica; decisamente piatto Stefano Accorsi (ma forse proprio questo doveva restituire il suo ruolo) mentre mi ha lasciato senza fiato Filippo Timi: dov'è la "normalità del mostro" di cui lui e il regista tanto hanno parlato nelle loro interviste di presentazione al film? Se cinematograficamente Timi è riuscito a delinare uno dei personaggi più inquietanti della sua carriera, di certo la sua eccessiva caratterizzazione ci porta ben presto a identificare il male col diverso. Molto più efficace in tal senso la sequenza della spedizione punitiva dei bambini contro il disadattato mentale (come a dire che la ricerca del capro espiatorio nel diverso è un dato non sradicabile della cattiva natura umana), ma davvero questo dottore roso dalle nevrosi e dalla frustrazione di non aver saputo far carriera e divorato dalle proprie compulsioni finisce con l'esserci distantissimo e, curiosamente, "rassicurante": il male si può identificare esteriormente con facilità. Peccato per questo scivolone perché invece la "genesi del male" nelle sue componenti innate, comportamentali e sociali viene resa da Gaglianone in maniera perfetta quando filma i bambini alle prese coi loro giochi più o meno crudeli e soprattutto di fronte alla terribile realtà che li sollecita a reagire inconsultamente.
Bellissima la tagliente sequenza del (mancato) incontro dei protagonisti sulla metropolitana quasi deserta: una pugnalata in mezzo ai titoli di coda superbamente commentati dalla canzone "Luci della centrale elettrica" che descrive in maniera perfetta (ma non sublime perché in questo film non c'è alcuna catarsi) il clima di irrimediabile mancanza di redenzione dalla malattia dell'esistere emarginati.

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Ultima risposta 21/09/2011 20.28.01
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Jumpy  @  07/09/2011 13:55:42
   7½ / 10
Molto difficile da commentare, Gaglianone cerca di dare un nuovo stile al cinema italiano, tirando fuori un lavoro decisamente più maturo e riuscito rispetto a "Nemmeno il destino".
Anche qui lo stile ha i toni molto diretti, ma i personaggi acquistano maggior spessore ed una notevole complessità psicologica, diversi i temi affrontati: emarginazione sociale, la voglia di crescere dei giovanissimi protagonisti, incontri/scontri generazionali.
Cinematograficamente mi è sembrato, in alcuni passaggi, troppo autocelebrativo, alla perenne ricerca della perfezione tecnica e stilistica perdendo un po' di spontaneità.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  01/09/2011 23:14:36
   6½ / 10
"Ruggine" ovvero luci e ombre del nuovo cinema italiano. Ti assorbe completamente, ti devasta, ti accompagna a vedere tutto quello che non vorresti mai vedere nè sentire, anche se alla lunga in questo Ragazzi della Via Paal in versione black/noir tutto sembra essere stato già visto. I bambini sono bravissimi: il regista tocca momenti di autentica poesia quando, nelle prime sequenze, ci regala i primi contatti dell'eros di due ragazzini. Accorsi se la cava dignitosamente nei panni di un padre divorziato con figlio a carico, Mastrandrea sembra la versione nostrana del Tim Robbins di "Mystic river", e Timi... beh il problema è proprio il suo personaggio. I Mostri quotidiani forse non sono affatto devianti e psicolabili non è così evidente pertanto quando nell'epilogo finale si finisce per citare il Frankenstein di Mary Shelley si commette un'errore morale di non poco conto. Purtroppo dalle cronache di questi anni si nota soprattutto la "normalità" apparente di tanti comportamenti criminali.
Ciò che rende il film coraggioso e anomalo nel panorama del cinema italiano è il punto di vista dei bambini, in quel loro mondo inascoltato dove si consuma il dramma purtroppo comune della devianza adulta. Troppo spesso invece finisce che la direzione teatrale-filosofica del film inneschi un approccio artistico che separa il tragico realismo dal bisogno di fare Arte a tutti i costi.
Comunque le buone intenzioni ci sono, vedi la direzione Universale di un film che avrebbe potuto essere benissimo ambientato in Brasile o in qualunque altro posto dove il mondo segue i suoi orribili orchi quotidiani.
Bellissima canzone di Vasco Brondi (Luci della centrale elettrica) nei titoli di coda

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Ultima risposta 25/11/2011 11.32.17
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