l'uomo che uccise liberty valance regia di John Ford USA 1961
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l'uomo che uccise liberty valance (1961)

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locandina del film L'UOMO CHE UCCISE LIBERTY VALANCE

Titolo Originale: THE MAN WHO SHOT LIBERTY VALANCE

RegiaJohn Ford

InterpretiJohn Wayne, James Stewart, Lee Marvin,Vera Miles, Edmond O'Brien

Durata: h 1.50
NazionalitàUSA 1961
Generewestern
Al cinema nell'Agosto 1961

•  Altri film di John Ford

Trama del film L'uomo che uccise liberty valance

Il senatore Stoddard ai funerali del vecchio Tom, in una sperduta cittadina del West, racconta a un giornalista la loro amicizia, cementata in gioventù dalla lotta al temibile fuorilegge Liberty Valance. Stoddard era allora un avvocato alle prime armi, che trovò in Tom un prezioso alleato; senza volerlo gli rubò anche la ragazza, dopo aver ucciso Valance in duello. Ora è finalmente tornato con la moglie per abitare per sempre nella regione...

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Voto Visitatori:   8,70 / 10 (30 voti)8,70Grafico
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Voti e commenti su L'uomo che uccise liberty valance, 30 opinioni inserite

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Invia una mail all'autore del commento Suskis  @  18/11/2011 0.53.50
   8 / 10
Gran bel western, anche se insolito sotto tantissimi aspetti, con uno stuolo di attori leggendari incredibile. I personaggi sono davvero notevoli e quel che all'apparenza sembra datato (sembra antecedente di 20 anni al primo Leone, mentre invece è solo di 2 anni più vecchio) è in realtà un modo di ricordare un'era, come si intuisce nel finale (e come proprio Leone renderà alla perfezione in C'era una Volta il West). Ci sono quindi tutti i clichè dei western visti fino ad allora, tutti rappresentati con passione e nostalgia da un Ford davvero bravissimo.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  18/09/2011 22.02.22
   9½ / 10
John Ford ha costruito il mito del West, lo ha nutrito con le sue indimenticabili pellicole, ma con Liberty Valance ha iniziato il suo processo di smitizzazione riportandolo in un contesto più realistico e meno epico. E' l'incontro/scontro tra due mondi che sono destinati l'uno a soppiantare l'altro. Due concezioni basate sulla legge scritta l'una e sulla legge del più forte l'altra, istituzionalizzando una terra ancora selvaggia. Memorabili gli attori.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gabe 182  @  05/09/2010 2.53.35
   7½ / 10
Un western strano, maliconico direi, diverso da quelli che Ford ci ha sempre proposto: gli indiani, gli assalti hai treni, tutto sembra essere messo da parte, producendo all'interno dello spettatore una forte nostalgia per quel genere di western, che stava arrivando al tramonto della sua lunga esistenza.
Tutto questo lo si può trovare nella realizzazione del film, una trama che mette in primo piano due cose completamente diverse: la prima, chi pensa di risolvere la situazione grazie ancora all'uso della pistola, e chi invece è convinto della giustizia e della legge, cosa impossibile da trovare nei vecchi film west di Ford.
La cosa peggiore, e rendere eroe alla fine non il nostro vecchio Tom( Wayne) con la sua pistola, ma la legge del senatore Stoddard (Stewart), grazie ad un finale che fa capire l'addio da parte di Ford al suo buon vecchio western: la bara dove all'interno si trova il corpo di Wayne con un fiore sopra (eroe, capostipite del genere western), e un treno con Stewart ( visto in qualche film western, ma non con il curriculum di Wayne per il genere) che se ne va.
Insieme al film il pistolero, probabilmente uno dei wester più nostalgici di sempre, io personalmente non ne rimango entusiasmato al massimo davanti a questo genere di film, troppo nostalgici e perdono un pò di cattivera, tipica del genere western, il risultato comunque risulta lo stesso positivo.

Nostalgico fino all'orlo, un testamento del genere firmato da uno dei migliori (se non il migliore) registi del genere.

Gruppo COLLABORATORI fidelio.78  @  27/02/2010 17.19.25
   8½ / 10
Ford mette da parte gli indiani per girare un western nostalgico in cui il polo del bene è rappresentato dalla coppia Stewart/Wayne e quello del male da L. Marvin.
La parte più interessante del film è l'idea di giustizia e di come si debba attuare. La contrapposizione delle idee dei due personaggi di Wayne e Stuart si risolve nell'avvicinamento del più mite verso il più "violento", ma ciò che più conta è il fatto che la nascita del mito si deve proprio al suo distacco dalla visione immacolata dell'applicazione della legge.
E' una chiara rappresentazione del pensiero della società moderna.
Ottimo film. Straconsigliato.

Rask  @  14/02/2010 11.54.32
   8 / 10
Per passare dalla violenza allo stato di diritto occorre la violenza. Elegia dell'amarezza di un'epoca di transizione che non è mai veramente finita.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  29/11/2009 14.12.05
   9 / 10
Le ambivalenze caratteriali dei personaggi principali sono talmente forzate da suscitare un certo disagio nello spettatore abituato ai clichè del cinema western. Infatti sembra logica l'esposizione negativa del personaggio di Valance - un indimenticabile e spregevole Marvin - mentre l'onestà mite e mitigata di Stewart al contrario stride, suscitando in noi una sorta di immotivata antipatìa. Per questa ragione per anni ho irriso l'apparente "buonismo" di Stewart trovandolo ingiustamente fuori posto.
In realtà, rivedendo questo film incantevole e spettacolare - con Wayne nei panni consueti ma anche desueti di un "giustiziere democratico" - colgo degli aspetti che avevo sempre voluto tenere da parte.
Per certi versi il bellissimo L'uomo dei sette capestri di John Huston (1972) ha qualche affinità con questo film.
Stewart è davvero straordinario, e non è facile capire se abbia dato il meglio di sè con Ford o nel (giustamente) lodato sodalizio con anthony mann, anni prima

edmond90  @  10/09/2009 23.03.08
   9½ / 10
Per me è il miglior film di Ford,persino meglio di Ombre Rosse,grazie anche alle straordinarie interpretazioni di John Wayne e James Stewart.

debaser  @  22/07/2009 8.40.35
   9 / 10
Riivsto dopo tanti anni ieri sera, un western cupo , malinconico dove la contrapposizione tra legge e delinquenza, eroismo e codardia viene magnificamente caratterizzata dalla sapiente regia di John Ford.John Wayne risultera' il vero eroe di questa storia ma finira' solo e dimenticato da tutti mentre viene premiato a disminura il politicante James Steward che non esitera' un secondo a cambiare le sue convinzioni spingendosi a sfidare il cattivo Liberty Valence, cio' lo fara' entrare nella leggenda e gli spianera' la strada ad una carriera sfavillante.Imperdibile

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento emans  @  23/04/2009 15.31.26
   8 / 10
Anche se non è proprio l'ultimo western di Ford sembra proprio esserlo...Anche l'idea di tornare al bianco e nero non è casuale!Questo è il grande addio del regista all'intero genere...la fine dei miti a cavallo e delle leggende del west...Molto pessimista anche se non sembra cosi fino agli ultimi 15 minuti...poi cambia tutto!
Da film normale di genere il finale lo eleva tra i capostipiti dei film di Ford e ci lascia rande malinconia!

"Se una leggenda diventa realta',vince la leggenda!"

LoSpaccone  @  27/03/2009 11.27.22
   7½ / 10
Western nostalgico, decadente e romantico.

Gruppo COLLABORATORI julian  @  21/02/2009 19.32.21
   8 / 10
Un western decadente di un Ford forse consapevole che il suo cinema stava tramontando.
I protagonisti sono due big: John Wayne uomo forte e rude, il vecchio eroe del western e James Stewart, l'homo novus dotato di ratio, un eroe del tutto anomalo insomma per questo genere.
Ma lo si vede anche nella piccola realtà di Shinbone che in qualche modo l'ordine naturale delle cose è sovvertito, sconvolto: lo sceriffo è l'uomo più codardo, il medico del paese (come tutti del resto) è un ubriacone, i rozzi contadini seguono le lezioni di Ransom (forse consci che la parola è la pistola del nuovo mondo), alcuni addirittura di nascosto.
Gran film che ritrae due mondi contrapposti, uno rappresentato dal personaggio positivo Ransom, l'altro dall'eroe maledetto Tom, dimenticato da tutti.

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Gruppo COLLABORATORI ULTRAVIOLENCE78  @  29/12/2008 21.25.33
   7½ / 10
E’ uno degli ultimi film di John Ford e “si sente”. Si avverte una sorta di aura di malinconia che avvolge i personaggi: soprattutto quello impersonato dal cinquantacinquenne John Wayne, la cui morte sembra quasi decretare la fine dell’eroe dell’epopea western del regista statunitense. Anche il lungo “flashback” ha una valenza evocativa che rimanda alle precedenti “gesta” del Wayne “fordiano”, che qui trovano il loro culmine nel sacrificio del proprio sentimento per il bene della donna amata, ma anche per quello della collettività, la comunità di Shinbone, che finalmente ha la possibilità di riporre la propria fiducia per un futuro migliore in Ransom Stoddard: l’”homo novus” depositario delle cognizioni giuridiche necessarie per il ripristino di una situazione di normalità e legalità. Ma quest’ultima non basta per vincere la brutalità e l’arroganza di chi conosce soltanto le regole della violenza. Non sono sufficienti gli ideali e i giusti principi: per porre fine agli spargimenti di sangue occorre versarne dell’altro, usando gli stessi beceri mezzi dei malfattori che si vogliono eliminare. E ciò che rimane nell’immaginario e nei ricordi della comunità non sono tanto i messaggi e i discorsi improntati all’etica, quanto quelle azioni efferate che, se da un lato sono state patite e sono state la causa di intollerabili sopraffazioni, dall’altro hanno consentito il raggiungimento dell’agognato riscatto sociale. Tutto ciò porta il segno di una intrinseca e insopprimibile tensione alla violenza, foriera sia di pene che di bassi appagamenti. Ed è la stessa violenza a porsi alla base del mito, della leggenda, nella quale non assurge a esempio l’uomo retto identificato nell’immagine di Ransom Stoddard quale propugnatore di un ideale di Giustiza fondato esclusivamente sulla forza delle leggi, bensì l’”l'uomo che uccise Liberty Valance". E se la leggenda è questa, poco importa se essa non sia rispondente alla realtà dei fatti: ciò che vuole e desidera la gente è più forte di qualsiasi verità ("qui siamo nel West, dove se la leggenda diventa realtà vince la leggenda").
I personaggi sono descritti, sotto il profilo psicologico, in maniera molto netta e –a dire il vero- anche un po’ semplicistica, ma questo è relativo se si considera che la “semplicità” è alla base della narrazione “fordiana”, nella quale rileva più il messaggio di fondo che la complessità dell’intreccio.
La pellicola è impreziosita da uno splendido bianco e nero e dalla ottima fotografia di William Clothier (memorabile la sequenza iniziale dell’arrivo del treno).

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Ultima risposta 29/12/2008 21.43.13
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Invia una mail all'autore del commento wega  @  26/12/2008 12.46.31
   9½ / 10
Uno degli ultimi film di John Ford nonchè uno dei più importanti titoli western. Classico ma distaccato dai lavori precedenti come "Ombre Rosse" e "Sentieri Selvaggi", manca del tutto la componente dei grandi spazi aperti, ma sembra anticipare l' epopea di Peckinpah di un pezzo di storia che sta cambiando. Un' amarezza di fondo per quel che è forse il film più moralmente impegnato di questo regista, una dicotomia che divide il terreno di scontro tra chi segue la ragione della legge, e chi quella ancora della pistola. Amarezza perchè Toddard -che propende per la prima- si accorgerà che "non c' è ragione contro la violenza" accettando la sfida di Liberty Valance. Amarezza perchè Stoddard verrà mandato a Washington come cittadino modello nonostante si sia abbassato al livello dello stess Valance. Amarezza per la strepitosa figura del personaggio di John Wayne, un eroe in sordina. Bellissima la fotografia in B/N, il western più plumbeo della storia del cinema, con riprese in notturna dai leggerissimi accenti gotici. Forse la cosa ancora più bella è la sceneggiatura, con un inizio/fine che richiama "Sentieri Selvaggi", nel senso di apertura/chiusura, in qusto caso treno che arriva/treno che va, il racconto tramite un lunghissimo flashback narrato dal punto di vista di Stoddard, ma soprattutto il meraviglioso flashback nel flashback, con un cambio improvviso di focalizzazione; un momento di altissimo cinema. Tra le più belle di sempre Vera Miles. Credo ora sia arrivato il momento di dare una rispolveratina a Leone và.

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Ultima risposta 26/12/2008 13.37.12
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alexp79  @  03/12/2008 23.46.04
   8½ / 10
molto coinvolgente soprattutto per il carisma dei personaggi, trama meno scontata di quanto ci si potesse aspettare da un film western cosi datato (scontata perchè spesso vengono copiati e ricopiati). Mi è molto piaciuta anche l'epicità di alcune scene, e l'aura di nostalgia che si aggira su tutti i 110 fantastici minuti. Rimane il fatto che a me il mitico John Wayne fa più ridere che altro.....vabbè....

annisenzafine  @  11/05/2008 0.40.01
   10 / 10
Il mio primo western. Da lì è nato l'amore per il genere.
E che dire di John Wayne e James Stewart? Superlativo, sì.

Gruppo REDAZIONE amterme63  @  23/04/2008 19.58.34
   7 / 10
John Ford è un altro di quei grandi autori di cinema che riescono a tirare fuori ottimi film sfruttando più o meno gli stessi temi. Anche in questo film lo scopo è quella di esaltare un’epoca chiave della storia degli Stati Uniti, cioè quella della conquista del West e della sua “civilizzazione”. L’intento è quello di richiamare e riaffermare a imperitura memoria i valori e la gente che hanno fatto grande l’America. I suoi film seguono più o meno uno schema fisso. Prima di tutto lo sfondo è quasi sempre una natura maestosa e vergine, piegata dallo strenuo lavoro di uomini coraggiosi, forti e organizzati. Con il loro lavoro riescono a far diventare lande deserte dei giardini, producono ricchezza, portano la civiltà sottomettendo gli indigeni che vivono ancora ad uno stato ferino e violento. Questa comunità di liberi cittadini viene presa come un modello sociale che riassume in sé le ideali caratteristiche fondamentali di tutta la società americana. In genere troviamo i due classici poli opposti (quello duro ma efficace – repubblicano - e quello buono e conciliatore - democratico) che interagiscono e si uniscono fra di loro, insieme a tutta una serie di persone vivaci e pittoresche viste in maniera bonaria e a volte comica. Si tratta di una visione molto idealizzata e stereotipata (il buono in genere è tutto buono e il cattivo tutto cattivo) lontana da quella che era stata la realtà del West alla fine del XIX secolo.
In questo film Ford introduce importanti varianti. Prima di tutto la storia è pervasa da un tono elegiaco, come di tempi mitici ormai trascorsi che non torneranno più. L’esaltazione si fa qui rimpianto. Altra variante è il fatto che la lotta fra il bene e il male si svolge tutta all’interno della comunità americana. Non ci sono gli indigeni, in genere identificati d’istinto con la parte cattiva. Qui la divisione è fra chi vuole instaurare una vita sociale basata sulla legge e sul diritto (i personaggi di Ransom e Tom) e fra chi vuole imporre la forza, la paura e la violenza (Liberty Valance). La divisione è nettissima. Soprattutto il carattere di Liberty Valance è rappresentato in maniera molto (troppo) negativa. Questo ha un suo scopo. Infatti all’interno del polo positivo si fronteggiano due visioni etiche antagoniste: una pacifica che aborre le armi e la violenza e si affida tutta sulla forza del diritto (Ransom/Stewart), l’altra che giustifica l’uso di mezzi estremi e violenti se è il caso (Tom/Waine). Il comportamento di Valance fa sì che anche il mite Ransom si convinca che non si debba disdegnare l’uso di mezzi estremi se necessari (chiara giustificazione della pena di morte). E’ un appoggio implicito alla parte dura, anche se Ford ci suggerisce, con l’esclusione del protagonista violento dalla felicità finale, che questo atteggiamento non deve diventare la regola.
Altra caratteristica è la descrizione minuziosa, quasi realistica dei modi di vivere del vecchio West, altro segno di rievocazione nostalgica. Si introduce poi nel finale l’idea che i bassi giochi di interesse politico siano la causa del decadere di questa “età dell’oro” (addirittura c’è chi per interessi di parte vorrebbe riabilitare il fuorilegge Valance).
Questo film è stato fatto senz’altro con un budget molto più ridotto rispetto a Sentieri Selvaggi. E’ in bianco e nero e mancano quasi totalmente gli splendidi scenari monumentali che erano la forza di SS. Si svolge soprattutto in luoghi chiusi e in fondo si sente la mancanza degli spazi aperti e dell’epopea della natura selvaggia. Questo fatto, insieme ai caratteri troppo stereotipati e quasi manierati, fa sì che il film sia nettamente inferiore a Sentieri Selvaggi. A volte sembra diventare ripetitivo e monotono. Su tutti spicca però la notevole interpretazione fatta da Lee Marvin del personaggio di Liberty Valance. Si vede chiaramente nella sua figura truce e in quella dei suoi scagnozzi, il prototipo dell’eroe dei western all’italiana di Leone. Non è quindi uno dei migliori film di Ford, ma rimane sempre qualcosa di classico e intramontabile.

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Ultima risposta 29/11/2009 14.01.50
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AKIRA KUROSAWA  @  16/04/2008 22.23.28
   9 / 10
è inutile poche palle.. jonh ford è uno dei piu grandi registi di tutti i tempi, questo film è sicuramente il migliore dei suoi ultimi western.
supreme le interpretazioni di stewart e wayne, da oscar la sublime regia del miglior regista di western.
veramente bellissimo, tuttavia un gradino sotto ai suoi altri capolavori, come sentieri selvaggi, ombre rosse, sfida infernale, furore , com era verde la mia valle e un uomo tranquillo

earp80  @  06/04/2008 1.16.27
   10 / 10
Un capolavoro assoluto che va aldilà del semplice genere western per affrontare l'eterno dilemma Stato-Legge-Libertà.

Gruppo COLLABORATORI Marco Iafrate  @  30/03/2008 22.36.27
   9 / 10
E' difficile dare un giudizio a questo film senza fare inevitabilmente il confronto con almeno altri due straordinari western di John Ford: "Ombre rosse" e "Sentieri selvaggi" autentici pilastri del genere; io personalmente, perdonatemi l'audacia, lo preferisco a tutti e due, ammetto che potrebbe esserci una componente affettiva ( è stato il primo western che ho visto quando ero bambino ) ma sicuramente anche rivisto oggi lo trovo stilisticamente perfetto, ineccepibile nella sceneggiatura e nel montaggio, affascinante nel suo lungo flahback raccontato da Ramson (James Steward) e nella splendida scena in cui ne è introdotto un secondo, questa volta mostratoci dal punto di vista di Tom (John Wayne) che rivela la realtà e spezza le ali della leggenda.
Gli anni '60 rappresentano il periodo in cui il cinema western entra in quella che fu chiamata fase autunnale, segnata dalla smitizzazione di prototipi consolidati dalla tradizione con l'apparizione di personaggi sempre più stanchi, disincantati e votati alla sconfitta esistenziale; nonostante riesca a conservare momenti di elegia e di lirismo è la parabola discendente dell'eroe.
"L'uomo che uccise Liberty Valance" è quindi il tramonto del west o meglio è la rappresentazione di un west al crepuscolo, quello che vede l'arrivo delle leggi scritte che sostituiscono quelle della pistola, della ferrovia che stravolge il paesaggio e porta la civiltà, del mito del pistolero che si sgretola,
è un passaggio del testimone; la determinazione del giovane avvocato Ramson di riportare la legalità nel paese senza l'uso delle armi, di rispondere alla violenza dei banditi con i diritti civili, il suo antieroismo (nel duello con Liberty Valance indossa un grembiule da cucina) e la volontà di insegnare a leggere e scrivere agli abitanti del paese mettono in ombra la figura eroica e bonariamente spavalda di Tom, questo passaggio lo vive anche hallie, fidanzata di quest'ultimo ma fortemente attratta dal carisma di Ramson; è inutile nascondere la simpatia che subito ci si accorge di nutritre nei confronti di Tom, è lui l'eroe buono, solitario, sconfitto; è lui che con il suo provvidenziale intervento permette a Ramson di perseguire il suo obiettivo, di regalarlo al suo destino.
Il film, in un magnifico bianco e nero, rimane sui binari della pacatezza senza plateali esagerazioni, molti stereotipi e clichè tipici dei film western, esclusa qualche scena, rimangono ai margini, la stessa morte di Liberty Valance, che avrebbe dovuto costituire il fulcro della storia, avviene senza particolare enfasi, sembra essere un semplice incidente di percorso. Tom non riesce, o meglio non vuole, essere eroe fino in fondo, solido rappresentante di un far west dove è la legge del più forte a dettare le regole, accetterà di mettersi da parte, contribuendo di fatto al declino di un' epoca (quella della colt) destinata all'estinzione. Uno dei più bei western di tutti i tempi.

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Ultima risposta 30/03/2008 23.51.19
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Pekisch  @  23/02/2008 9.59.35
   8 / 10
Bellissimo film incentrato sul tema della legalita' che deve far i conti con legge del piu' forte. Buonissimi gli interpreti e, nonostante sia ambientato nell'ottocento, risulta ancora attuale per alcuni punti (se non altro per il casino nelle assemblee politiche, ricche di ignoranti).

Sottolineato piu' volte il ruolo della stampa libera in un paese civile... tema ricorrente in tutta la pellicola. Ammirevole capolavoro di Ford; lo consiglio.

The Monia 84  @  07/02/2008 21.32.22
   9 / 10
Ransom Stoddard: You're not going to use the story, Mr. Scott?
Maxwell Scott: This is the west, sir. When the legend becomes fact, print the legend

Vera e propria pietra miliare del cinema americano e di uno dei suoi generi più amati. Emozionante, malinconico e divertente. Scritto stupendamente e messo in scena con la consueta maestria dal grande Ford e interpretato da un cast di assoluto valore, su cui spicca una coppia sublime.

vitocortesi  @  27/12/2007 11.31.11
   9 / 10
Altro capolavoro di Ford un film che racconta in fondo la fine dell'epopea western
e l'inizio di un' era più civilizzata ma dove ormai non esistono più quei valori che
caratterizzavano gli uomini di quell'epoca.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Gardner  @  29/11/2007 20.39.44
   10 / 10
La parola definitiva sull'epopea western. Un'amara riflessione sui tempi che cambiano, sulla fine del west come frontiera, della sostituzione della pistola con il codice. Non si fa fatica a capire da che parte vadano le simpatie di J.F. Di una bellezza accecante. Alzi la mano chi non ha sognato almeno una volta di avere un amico come Tom-Wayne.

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Requiem  @  25/09/2007 15.27.48
   8½ / 10
Amaro western, atipico, ma tra i più classici di Ford.
Indimenticabili gli attori.

Gruppo REDAZIONE maremare  @  17/02/2007 0.58.04
   9 / 10
Film cult interpretato da due icone del genere e diretto da un maestro

Dick  @  17/02/2007 0.20.43
   9 / 10
Western molto bello con un Wayne che ci regala un altro bel ruolo di antieroe dopo quello di "Sentieri Selvaggi" in cui si vedono contrapposti il metodo spicciolo della violenza fai da te e quello più pacato della legge che come ha scritto già qualcuno è impersonato rispettivamente dai conservatori e dai progressisti.

1 risposta al commento
Ultima risposta 17/02/2007 00.22.01
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quaker  @  31/01/2007 18.35.35
   9 / 10
Grandioso, classico western di John Ford con John Wayne e James Stewart. Che dire di più.

KANE  @  05/01/2006 11.24.49
   8½ / 10
film ormai cult, con due mostri sacri del cinema come John Wayne e James Stewart, separati ed uniti allo stesso tempo nella classica cittadina western tra il saloon, la sceriffo codardo ed il giornalista bevone.
i due rappresentano tutto sommato il dualismo dell'america, i progressisti ed i conservatori, la forza e la ragione.
purtroppo anche film come questo hanno portato, una società convinta che sia giusto farsi giustizia da se! questo rimane cmq un film, anzi un bel film. peccato che però sia possibile leggerci questa interpretazione.

tavullia86  @  24/12/2005 19.38.33
   9 / 10
cayonet  @  11/08/2005 11.24.52
   9 / 10
Uno dei più grandi di Ford, probabilmente secondo solo ad Ombre Rosse, anche x i non 'maniaci' del genere, IMPERDIBILE!

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