l'iguana dalla lingua di fuoco regia di Riccardo Freda Italia 1971
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l'iguana dalla lingua di fuoco (1971)

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locandina del film L'IGUANA DALLA LINGUA DI FUOCO

Titolo Originale: L'IGUANA DALLA LINGUA DI FUOCO

RegiaRiccardo Freda

InterpretiDomenique Boschero, Valentina Cortese, Luigi Pistilli, Anton Diffring

Durata: h 1.38
NazionalitàItalia 1971
Generegiallo
Al cinema nel Dicembre 1971

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Trama del film L'iguana dalla lingua di fuoco

A Dublino si consumano orrendi delitti. Le tracce portano all'ambasciata e l'ispettore, con le mani legate a causa dell'immunitÓ diplomatica, si fa aiutare nelle indagini da un ex poliziotto radiato per lĺuso di metodi non convenzionali.

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Voto Visitatori:   5,50 / 10 (6 voti)5,50Grafico
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Voti e commenti su L'iguana dalla lingua di fuoco, 6 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Alpagueur  @  29/10/2020 14:43:57
   4½ / 10
Film deludente e assemblato in modo piuttosto goffo, con effetti shock spesso fuori tempo. Ci sono compensazioni: un elettrizzante inseguimento su un ponte, spettacoli sopra la media, belle location di Dublino e una conclusione sorprendentemente brutta che coinvolge un killer impazzito che picchia una vecchia e tortura una ragazzina. Tuttavia, questi compensi non sono sufficienti a renderlo un film degno di nota, anche per gli appassionati del genere giallo. La trama è poco interessante e piuttosto confusa, la colonna sonora e la fotografia sono sotto gli standard, e che cos'è questa bizzarra ossessione per gli occhiali da sole?? Dopo la chiave di svolta de "L'uccello dalle piume di cristallo", che ha trasformato il giallo in un successo al botteghino, Freda ha deciso di cimentarsi anche lui con il modulo. Anche se i titoli di testa del film dicono che questo è basato sul libro "Una stanza senza porta" di Richard Mann, probabilmente è stata un'invenzione dei registi. Freda finì per essere insoddisfatto del film, avendo preferito Roger Moore come protagonista (anzichè Luigi Pistilli) e sempre secondo alcune indiscrezioni, Riccardo Freda non sarebbe rimasto molto contento dell'impianto visuale/narrativo de "L'iguana" per cui preferì usato lo pseudonimo Willy Pareto nei titoli di coda. La prima cosa che salta all'occhio di questo film è che è stato girato in Irlanda (Dublino)...c'è una splendida ripresa dall'alto delle colline e delle rocce a picco sul mare più avanti nel film, che è mozzafiato. E quasi tutti gli accenti nel film hanno poco di italiano. A partire dal primo omicidio, in cui a una ragazza viene gettato l'acido in faccia e verrà tagliata la gola, il plot fa capire che sotto c'è una faccenda orribile e schifosa. Ma a differenza della maggior parte dei gialli, gli omicidi sembrano in contrasto con la storia. Succedono e basta....raramente c'è traccia o tensione in loro e spesso vediamo solo i risultati finali, a differenza dei film di Argento che sguazzano sia nell'allestimento che nell'esecuzione degli omicidi, spesso a scapito della storia stessa. Una volta che il cadavere viene trovato all'interno di una limousine, appartenente all'ambasciatore svizzero Sobiesky, il sospettato rivendica l'immunità diplomatica. Quindi la polizia decidere di intrufolare nella situazione il manesco detective John Norton (Luigi Pistilli) per poter avvicinare i membri della famiglia e scoprire l'assassino. Seduce perciò la figlia dell'ambasciatore Helen (Dagmar Lassander), coinvolgendola nei ricatti e nella follia dell'intero clan. Valentina Cortese si distingue nei panni della madre di Helen (la seconda moglie dell'ambasciatore), che fuma sempre sigarette lunghe, ha sempre un Cartier d'oro per accenderle, e si presenta vestita in modo stravagante per ogni situazione. Completano il quadretto familiare il piccolo Bernard (fratellastro di Helen in quanto figlio dei Sobiersky), Marc (fratellastro di entrambi in quanto figlio illegittimo dell'ambasciatore), il coiffeur Mandel (Renato Romano). Non è che sia un brutto film, è solo che avrebbe potuto essere molto meglio considerando tutte le persone coinvolte. Anche il modus operandi è anomalo, perchè solo nel primo omicidio e in quello del coiffeur viene usato il vetriolo (e solo dopo il rasoio), in tutti gli altri viene invece usato solo un rasoio alla gola. Ci sono inoltre due mancati omicidi e tre omicidi a fatto compiuto (in cui cioè non viene mostrato nulla "in diretta" ma solo la vittima con la gola tagliata). Il movente è molto poco elaborato e il killer facilmente prevedibile. Questo è il tipo di film in cui ogni singolo individuo può essere l'assassino, persino la nonna o la nipote. Include anche una scena completamente inutile in cui il gatto di famiglia viene decapitato e lasciato in frigorifero. Non c'è un vero eroe qui, solo un sacco di persone cattive e persone che sono peggio di loro. Anche il titolo animalesco non si ricollega ad alcun elemento tangibile del film, non so per es. un medaglione, un animale allo zoo, un pupazzo, niente...è solo una metafora (leggere sotto). Mediocre.

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DitaAppiccicose  @  15/07/2017 22:06:44
   5½ / 10
Un giallo dai ritmi lenti, troppo lenti anche per l'epoca. Poca cura nei dettagli per le uccisioni, trama non sempre chiara e poco interessante, finale deludente. Si salvano gli attori, comunque non al loro meglio.

dagon  @  05/06/2017 21:59:56
   5 / 10
fiacco thriller di Freda, curiosamente anche poco stilizzato. La spiegazione del titolo è, a dir poco, risibile.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR The Gaunt  @  09/04/2012 16:42:20
   5 / 10
Giallo piuttosto trascurabile di Freda. Poco convincente nell'intreccio, che appare abbastanza sconclusionato con omicidi che susseguono secondo una prassi piuttosto violenta. Il cast non dà certo una mano: Pistilli è un buon attore, ma in questo caso non nelle sue migliori giornate. Il resto, dalla Lassander agli altri poco curato nei caratteri. Lo spiegone finale poi è molto sconfortante.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  24/03/2010 12:57:02
   6 / 10
Non il migliore di Freda, un giallo con qualche effettaccio gore alla Fulci abbastanza convenzionale, che punta sull' uso eccessivo dei colpi di scena.

ninodettoerpais  @  17/09/2009 17:59:09
   7 / 10
Ecco un'altro esempio di cinema "artigianale", sono i tempi in cui fare il regista era un mestiere e non un semplice business come capita oggi, i tempi in cui era imperativo creare un buon prodotto con mezzi e budget miserabili rispetto alla realta' attuale. I primi, diciamo gli apri pista dello "Spaghetti thriller" che considero la massima espressione (insieme al genere horror) dell'artigianalita',sono Mario Bava e Lucio Fulci (talento allo stato puro!!) e tra tanti registi interessanti c'e' anche Riccardo Freda ,che in questo film usa lo pseudonimo di Willy Pareto, il quale dopo averci regalato il primo titolo Horror italiano(-I vampiri- 1957) realizza a Dublino questa pellicola dal titolo prettamente esotico ,come era di moda negli anni '70, dove il serial killer, la cui identità rimane ovviamente celata fino agli ultimi minuti, e' braccato dalla polizia "ufficiale" che brancola nel buio, e da quella "ufficiosa" (un ex investigatore ormai uscito dalle scene) che fa per conto suo e ottiene i risultati migliori. Ci sono omicidi violenti (un paio di gole tagliate e acido sui voti delle vittime) e personaggi con segreti nascosti e molteplici identità senza dimenticare le splendide scogliere irlandesi mostrate in qualche immagine mozzafiato.Interessanti anche alcune inquadrature in soggettiva che sottolineano le mani della regia ma ci sono anche le pecche; il buon Freda butta molta carne sul fuoco e certe volte si fatica a star dietro il film, i personaggi sono tanti e poco descritti ed ogni tanto si ha la sensazione che ti sia sfuggito qualcosa che in realta' non c'e' e insomma, tra un passaggio e l'altro a volte ci si sente confusi. Concludendo sottolineo il fascino delle immagini, cupe ed ingiallite al punto giusto per godersi ancora di piu' un titolo che comunque rimane apprezzabile ,secondo me, solo dai fan del genere

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