la vita segreta delle parole regia di Isabel Coixet Spagna 2005
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la vita segreta delle parole (2005)

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locandina del film LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE

Titolo Originale: LA VIDA SECRETA DE LAS PALABRAS

RegiaIsabel Coixet

InterpretiSarah Polley, Tim Robbins, Julie Christie, Javier Cßmara

Durata: h 1.52
NazionalitàSpagna 2005
Generedrammatico
Al cinema nel Marzo 2006

•  Altri film di Isabel Coixet

•  Link al sito di LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE

Trama del film La vita segreta delle parole

Hanna Ŕ una donna timida e riservata, con un'esistenza abbastanza piatta, scandita da un lavoro in fabbrica sempre uguale, e con una vita privata che non le regala mai emozioni. Durante le vacanze in un piccolo paese, per spezzare la monotonia, va in visita alcuni giorni in una piattaforma, dove si prende cura di Joseph, un uomo che ha numerose e gravi ustioni sul corpo. Durante il suo soggiorno incontra un campionario di persone strane e interessanti...

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Voto Visitatori:   7,54 / 10 (25 voti)7,54Grafico
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Voti e commenti su La vita segreta delle parole, 25 opinioni inserite

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wicker  @  25/01/2018 18:53:06
   7 / 10
Storia delicata e intimista ma anche tragica epotente per forza di volontà .
Bella scenografia marinara e ottime prove di Robbins più che della Polley ..

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7219415  @  16/12/2013 14:21:54
   7½ / 10
Bel filmetto!!

DarkRareMirko  @  09/07/2012 23:15:11
   8 / 10
Lento, prolisso, lungo, ma anche coraggioso e sostenuto da due grandi attori (e per una volta Robbins sta lontano da blockbuster multimilionari, seppur, anche qui, fa il solito ruolo da disgraziato/isolato).

Viene data troppa enfasi ai dialoghi (retorici e altisonanti) e la regia è troppo statica, ma c'è anche da dire che si è di fronte ad un film morale, dolce, educativo, qualità di certo non da poco conto.

Forse un pò troppo sopravvalutato come film, ma è da vedere (magari però non in una serata tra amici).

Poi fa ricordare anche eventi un pò snobbati dalla storia, tipo quelli legati ai Balcani.

Invia una mail all'autore del commento Enora  @  01/09/2010 14:37:18
   9 / 10

Sublime.

Magistrale interpretazione di Sarah Polley (tra l'altro incantevole) e Tim Robbins, il tutto accompagnato da un ottima colonna sonora.

Un film che scava a fondo nell'anima.

paride_86  @  20/03/2010 18:18:11
   7 / 10
Un film drammatico e molto profondo che ha il pregio di insistere su un tema oggi parecchio dimenticato:

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Tutti gli attori sono molto bravi e la scelta di ambientare la storia su una piattaforma è densa di significato e serve ad inquadrare psicologicamente un po' tutti i personaggi.
Anche il modo in cui è girato il film, senza fronzoli, è utile alla storia e al suo svolgimento.
L'unico neo che posso trovare a questo film è il finale:

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gandyovo  @  04/01/2010 17:15:27
   6½ / 10
è un film che non mi ha colpito molto. anch'io l'ho trovato un po' lento ma forse questo non c'entra. tim robbins non mi ha entusiasmato.

TheLegend  @  11/10/2009 23:10:23
   5 / 10
Noioso,piatto,superficiale nella narrazione;inoltre non mi ha minimamente emozionato e ho trovato la coppia di attori poco affiatata.

TIGER FRANK  @  08/10/2009 14:07:47
   7½ / 10
Film delicato e toccante.
Originale il suo svolgersi su di una piattaforma(sara' una coincidenza lo stile dogma e la faccenda della piattaforma di le onde del destino?).
bravi tutti gli attori ma soprattuto lei.
Un po' uno scivolone sul finale ma pazienza.....

LEMING  @  18/09/2009 08:10:37
   8½ / 10
Questa regista possiede la grande capacità di far entrare i personaggi dei suoi film nel cuore, senza fargli fare niente di trascendentale, diffatti i suoi film sono abbastanza lenti e malinconici, questo parte molto in sordina, contrariamente al precedente La mia vita senza me, ma cavoli, nella seconda parte, il film decolla alla grande, ottimo Tm Robbins e pur essendo monoespressiva grande anche Sarah Polley, che ti seduce solo con lo sguardo, sempre triste e avvilito.
Ennesima conferma, consigliato.

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Invia una mail all'autore del commento Clint Eastwood  @  22/06/2009 02:06:21
   7½ / 10
Valido prodotto spagnolo e come al solito passato inosservato in Italia. Una storia strana e banale che parla di una ragazza molto riservata che conduce una vita d'inerzia, tra lavoro e casa. Un giorno si prende una vacanza e durante questo viaggio riesce a rimediarne un'altro lavoretto, fare l'infermiera per un paziente di nome Joseph su una piattaforma nel mare. Durante questo periodo la ragazza scopre un'altro mondo di vari personaggi e instaura un rapporto speciale col paziente che col passare del tempo si rafforza tra i due fino ...
Ammetto di non essermi annoiato o sentito la lentezza di cui viene spesso accusato. Due anime sperdute, unite quasi dallo stesso dolore su quella piattaforma che si mostra come un'altro mondo. All'inizio è poco chiaro sul dove va a parare 'sto film e dopo un pò le cose si mettono in chiaro ed infine scendendo nel retorico (il dialogo con la psicoanalista).
Interessante come Tim Robbins abbia scelto una produzione europea, che poi non ha brillato in pieno nel film, invece la ragazza (già vista in Non Bussare alla Mia Porta di Wenders) dimostra la capacità di resistere ad un film intero, brava.

Buon prodotto europeo.

topsecret  @  05/10/2008 01:14:51
   7 / 10
Concordo anch'io con chi dice che questo film e' lento,pero' secondo me e' volutamente lento. La vita della protagonista scorre via lentamente,un lavoro in fabbrica che non ama(e' infermiera),amici e parenti assenti,per non parlare dell'amore che forse e' l'ultimo dei suoi pensieri. E quel dolore con cui ha imparato a convivere che viene fuori quando forse per la prima volta si apre a quell'uomo ferito e inerme al quale offre le sue cure e che ricambia il gesto curandola a sua volta. Comunque,il film e' molto piu' semplice di come l'ho raccontato io e merita di essere visto.

bighouse  @  19/05/2008 14:12:57
   7½ / 10
Un bel film per ricordare un grave conflitto che, come altri, è passato quasi inosservato e, comunque, solo parzialmente 'svelato' dai media. La prima parte della pellicola lascia interdetti per la mancanza di senso e per la lentezza della narrazione. Poi poco alla volta viene alla luce il mistero che riguarda la protagonista suscitando forti emozioni legate a drammi reali. Bravi i due protagonisti ed interessante l'ambientazione principale (una piattaforma petrolifera), con il suo variegato campionario di personaggi.
Alla fine del film mi è rimasto un dubbio: a chi appartiene la voce narrante? Nello spoiler lo spiego meglio.

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Burdie  @  06/05/2008 00:01:30
   7½ / 10
mainoz  @  15/06/2007 15:30:21
   5 / 10
Ho visto questo film attirato dalla presenza di Robbins (bravo, ma non eccelso in questo film come invece superlativo in altri), purtroppo il film è un mattone, banale, tristezza allo stato puro (non che mi aspettassi una commedia..), condivisione di dolori inenarrabili e basta. Io ho apprezzato molti film drammatici (Mi chiamo Sam, Mystic River, Dragonfly, Vittime di Guerra i miei preferiti) ma questo film non mi ha coinvolto, emozionato, è troppo piatto, noioso, straziante.

quaker  @  03/04/2007 23:19:08
   9 / 10
Potenza del cinema. Guardatelo.

Invia una mail all'autore del commento albatros70  @  17/03/2007 23:16:44
   7½ / 10
Bellissimo! Un film intriso di poesia dalla prima all'ultima scena e volente o nolente il tocco nascosto di Almodovar si nota eccome in questa pellicola. Lento da morire in alcuni punti ma è una poesia che non può essere persa assolutamente.....

Gruppo COLLABORATORI JUNIOR Invia una mail all'autore del commento tylerdurden73  @  04/07/2006 11:42:06
   5½ / 10
Un film che parte bene raccontando con stile dogmatico la vita di una donna che ha deciso di vivere senza farlo veramente per cause misteriose,poi l'incontro con un anima persa come la sua,con un uomo straziato nell'anima da un segreto oscuro.
Quindi la conoscenza tra i due,l'esternazione del loro dolore e l'avvicinamento tra due persone profondamente segnate psicologicamente e fisicamente e l'inevitabile amore basato sulla comprensione reciproca del dolore.
Una pellicola interessante ma banale,costruita su metafore fin troppo semplici,le ferite sui corpi ad indicare lo strazio dei protagonisti,la piattaforma in mezzo al mare simbolo di alienazione dalla societa',il sorriso di lei ad indicare che qualcosa in fondo al suo cuore è tornato a vivere,sino a giungere ad un finale eccessivamente melenso.
Commovente ma anche molto gratuita e ruffiana l'esternazione verbale dei fatti che li hanno condannati ad un esistenza dolorosa,anche la voce narrante è a mio avviso spesso fuori luogo,inoltre i personaggi di contorno sono privi di qualsiasi spessore,la Coixet voleva ergere anche loro a simboli della solitudine umana ma ottiene,non facendo un approfondita disamina psicologica,dei personaggi inutili alla svolgimento della storia...tra questi è comunque da salvare Javier Camara efficace nell'interpretazione grazie ad un personaggio dotato della giusta profondita',bene la Polley,cosi' cosi' Robbins.
Il problema principale è che tutto scade ,col passare dei minuti,nella banalita' e nella noia assoluta,un vero peccato visto che la regista ha tutte le carte in regola per poter realizzare un prodotto valido.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR peucezia  @  27/06/2006 18:07:46
   8 / 10
il film lento e poetico ricorda i dettami del DOGMA che hanno in Lars Von Trier il suo profeta. Da guardare con attenzione e per chi vuole vedere un film per pensare ed osservare e non per divertirsi

bandidu  @  18/05/2006 19:04:07
   10 / 10
sas paragulas sun bentu, sun alinu 'e sa harena. Cada paragula tenet sos secretos suos e sos secretos de sas paragulas sunu sos secretos de su horo pro cadaunu de nois. Duncas sas paragulas, homente sas pessones, han'una vida a sa luhe 'e su sole, e una vida ishura hi honnoshet solu s'animu hi las nada. Sa paragula est orcia hi distruet sa beridade, sa paragugula est orcia hi hundennat, sa paragula est orcia hi libberat dae curpa. Sa paragula est judihe severu, est mama amorosa, amante velenosa hi ti punhet he aspide a su horo. Su hi non si nada est su mundu secretu 'e su silenziu hi servit a dare huffortu a sa pena o a fughire dae sa hundenna ingiusta. Sa paragulas est una harre infusta de sudore de limba, sa paragula est linfa hi aggiudat su horo a palpitare, Si non b'est sa paragula, su mare abbarrat hene hantu 'e gabbianos, sos giovanos non muttin anzianoe e su mundu abbarrat mudu e solitariu. Sa paragula est unu sudariu de penas craras e isticchias, mengius las intendas e non bias.

nest  @  18/05/2006 12:41:42
   10 / 10
il film è bello anche se non perfetto
come in hotel rwanda, quello che conta per me è che ora mai più dimenticherò la guerra dei balcani e la distruzione che ha portato nella vita di quelle donne
il 10 è perchè tutti lo vedano

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento Giordano Biagio  @  15/05/2006 20:58:06
   9 / 10
Film che svela senza retorica la reale sensibilità sociale e umana dei nevrotici colpiti da traumi molto violenti. Lo fa con una scrittura visiva sobria ed essenziale che fa scorrere il racconto senza intoppi.
E' un esempio di film che crea emozioni forti e interrogativi culturali di grande valenza sociale e umana senza costruzioni narrative di sostegno. Il film è narrato come se si scrivesse una lettera autobiografica, in modo lineare e con un contesto visivo pienamente coerente ai temi trattati.
Grande film sulle nefandezze delle violenze alle donne, film che obbliga a rivedere l'impegno di ciascuno verso la cultura femminile internazionale.

Gruppo COLLABORATORI gerardo  @  25/03/2006 00:06:43
   7 / 10
Vedo che firme illustri precedono il mio commento. Segno di un'attenzione particolare rivolta a questo film solo da occhi più attenti.
A mio avviso il film procede molto bene, direi ottimamente, fino all'epilogo del ritorno a "casa". In quel momento le parole hanno esaurito il loro essere segrete, come ci suggerisce lo stesso poetico titolo; si sono rivelate per quello che era necessario. Il film, quello del non detto, del rimosso, del "passato che non passa" finisce lì. Hanna ritorna in fabbrica e si chiude la parentesi casuale che l'ha portata sulla piattaforma oceanica. La storia che segue è un altro film che ha poco a che fare con quanto visto prima.
C'è una cesura profonda fra questi "due" film resa evidente non solo dallo scambio tra i protagonisti, dal mutare degli eventi e dei registri narrativi (si passa dai silenzi e dalla chiusura comunicativa del "primo" alla necessità di comunicazione del "secondo", dovuta fra l'altro alla ricerca della persona amata), ma anche - o soprattutto - dall'uso dei tempi dell'azione che se nella prima parte sono dilatati in un'unità di tempo più omogenea e continuata, nella seconda si allungano per dispiegarsi in una frazione temporale molto più ampia e discontinua, ma ben più contenuti in termini di durata filmica. Ne consegue uno squilibrio fra le due parti del film che fa sembrare la seconda, peraltro piuttosto melensa, quantomai inutile e dannosa.
Fosse finito una 20 di minuti prima sarebbe stato perfetto.

1 risposta al commento
Ultima risposta 28/03/2006 20.04.02
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janelobster  @  21/03/2006 10:18:27
   7½ / 10
il silenzio di chi sceglie di non sentire. perché ha sentito e visto troppo.
la scelta di custodire un dolore, di chiudersi alla vita per restare in vita, quasi di banalizzarla riducendola a schema, alla dura ritualità di un tempo scandito da pochi atti sempre uguali, una vita-bambina, vita-nenia ripetuta come una cantilena, quanto più rassicurante del gettarsi a capofitto nel mare, nelle onde dell'esistenza.
trovare e quasi cercare il proprio esilio, la propria non vacanza dalla vita, la propria costante espiazione nell'attenzione, nella 'presenza' costante in quei pochi gesti, senza distrazioni diversivi o divertimenti, ma trascinandosi sempre appresso una verità pesante, senza i 'facciamo finta che'. con la coscienza sempre troppo vigile che ti marca stretta.

e tutto è pesante ma leggero, i toni anche più drammatici sono stemperati da un'ironia sottile, da un gusto di vivere anche così, nelle peggiori condizioni, ai confini, distanti dalla terraferma che ferma non è, ai margini, tra emarginati volontari.

la bravura, il 'tocco' femminile della sintesi, di far recitare il silenzio, il mare, un'oca, la ruggine, il vento, di dire tanto con poco, dando voce al pudore, intensificando l'espressione di un volto, di uno sguardo e, al tempo stesso, l'insicurezza, ancora più femminile, che si affaccia, che teme, forse, di dire troppo poco o di non farsi capire e vuole spiegare e allora si affida alla psicanalista, alla figura che dovrebbe, appunto, spiegarci (quindi 'moralizzare' e demoralizzare) quello che è già stato 'suggerito' attraverso altri linguaggi, attraverso la poesia di un segreto o del tacere o del prendersi cura di un'altra persona.
ed è lì sul ciglio che si gioca, fin quasi a perdersi, quell'equilibrio così funambolico, cercando di dare ancora altre emozioni, di aggiungere la didascalia, le 'note' a piè di pagina.

questa è la pecca del film: nell'appesantimento, nell'aver voluto aggiungere, a tutti i costi, certe 'esemplificazioni' (era necessario 'vederle', certe ferite?) e certi chiarimenti a un racconto che aveva già trovato la sua misura nell'onestà, nella sobrietà, nella leggerezza, e che alla fine ha rischiato di sfiorare il melodramma

un bel film, soprattutto perché non blasonato, senza pedigree, senza clamori, senza divismi.

un bel film che sarebbe potuto essere ancora più bello se non avesse avuto il terrore di raccontare la pura bellezza, la vita 's e g r e t a' delle parole.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  19/03/2006 23:52:14
   7½ / 10
Da molto tempo volevo parlare di questo film. Sono frammenti ordinati e oscuri, che raccolgo dalle impressioni della visione di mesi fa, nella sezione Orizzonti alla piu' recente mostra del cinema di Venezia. Un film che i puristi esegeti della critica bolleranno con sufficienza perchè è troppo comodo la conciliazione di due mondi opposti due entità separate ma distinte da un'unica infallibile traccia: il dolore. Invece la Coixet non ha bisogno delle arie di un melodramma per imbastire l'emozione, che pervade la storia, che si esprime anche davanti a parole interrotte, a sguardi, a gesti di complicità o d'indifferenza. Non è "mare dentro" che pretende di catturare il dolore enfatizzando il "privilegio" di chi il dolore lo conosce e lo racconta agli spettatori. Hanna vive questa dimensione individuale davanti a cui c'è una donna che pudicamente sceglie di non esibire la sua rabbia. Non ha odio nè rancori pochi rimorsi ma è come un'automa in cerca del "senso segreto delle azioni". Perchè? Cerca di chiedersi "perchè" dimostrando tutta la nostra innaturale ingenuità quando siamo testimoni o vittime di azioni barbare compiute da altri in nome della cosiddetta abominevole "pulizia etnica". L'incontro con Josef sancisce questo binomio, questo drammatico distacco dal resto del mondo. L'uomo è ferito dilaniato, lotta tra la vita e la morte, ha un'abitudine molto diffusa di suggerire il peggio degli allettati davanti alla prospettiva della resistenza alla vita o alla facile imbellione della morte: è aspro, rozzo, decisamente misogino, e si compiace delle grazie dell'infermiera, che non vede ma "sente", ama il contatto con l'ultimo corpo che potrebbe ancora soddisfarlo. La rivelazione è legittima, improvvisamente le due entità diventano una cosa sola. Entrambe sanciscono nella pelle e nell'anima la disperazione della loro carne corrosa, i lividi della pelle di Hanna le bruciature di Josef. Sono corpi destinati a incontrarsi forse non per amarsi tradizionalmente ma per ritrovare il senso della vita e portarne una traccia indissolubile con se'. Josef affronta la vita conscio di respirarla attraverso le ferite morali e fisiche di una persona forse morta "dentro". Nel linguaggio tradizionale l'umanità utilizza le risorse piu' impreviste per salvarsi, perchè è esattamente dal dramma che si consuma la vanità assurda della vita.
Considerazioni che fanno temere il peggio alla luce dell'epilogo, solo apparentemente conciliatorio e superficiale.
Ed è una gran bella intuizione la vita della piattaforma, con quegli uomini che forse si amano tra di loro, quel giocatore di basket che riesce sempre a fare canestro in uno spazio angusto e limitato, quel cuoco che prepara - paradossalmente - gustosi piatti etnici nell'utopia di un mondo di rispetto e tradizione (anche nell'arte culinaria certo), osteggiato da coloro che invero "ne incentivano le diversità ehm culturali".
La Coixet mi ricorda quel suo esordio di due anni fa, "la mia vita senza me", un piccolo cult che si segnalava per la squisita dignità con cui affrontava il tema della malattia, e della separazione. con un contesto ben diverso dal melodramma furbetto à la "voglia di tenerezza", per intenderci.
Non è certo un cinema rivoluzionario o innovativo, ma è comunque un tipo di cinema che ha l'onestà di affrontare i temi correnti con un'impatto inedito profondamente delicato, e soprattutto senza gratuitismi.
Su tutti, svetta l'indimenticabile prova di Tim robbins, la sua metamorfosi graduale, il senso di condanna che vive, da uomo e da inviduo, davanti all'esperienza quasi Bergmaniana raccontata da Hanna.
Sono così belle le sue lacrime, perchè esprimono profondamente la nostra imperfetta incompiutezza, il nostro disagio davanti a cio' che non osiamo farci raccontare. Nel mondo in cui viviamo, sappiamo che tira di piu' il dramma collettivo, che la singola testimonianza. La distruzione di massa ci consente un distacco cinico che davanti alle parole di una sola vittima è l'imprevisto: per questo ci sconcerta.
Per questo la vita segreta delle parole ha bisogno di raggiungere la voce anche di chi non ascolta

Invia una mail all'autore del commento Andrea Lade  @  08/03/2006 14:30:04
   7 / 10
Un'infemiera sopravvisuta dalla torture infilitte dal corpo bellico a Sarajevo riesce a integrarsi parzialmente in società con un lavoro che le assorbe tutta la giornata.Anni di psicanalisi non le hanno trasformato il dolore intimo di un 'esperienza terrificante fatta di rapimento,violenze fisiche e sadismo militare.Costretta a vedere passivamente la sua amica morire sotto le sevizie riuscì almeno a salvare se stessa e a stenti conduce una piatta esistenza dedicando la sua vita ad un impiego e portando avanti un sentimento di vergogna per essere almeno lei sopravvissuta dopo tanta crudeltà.Le rimane solamente un lavoro che riempie tutta la sua giornata,senza pause,senza riflessioni ,senza concedersi un giorno di ferie e senza nemmeno abbandonarsi al piacere di un cibo diverso di un ripetitivo riso bollito con una mela e un po' di pollo.
I suoi occhi hanno visto troppo,le sue orecchie esauste hanno smesso di ascoltare e sembra non ci sia una soluzione facile per una donna che come moltissime ha vissuto gli orrori della guerra.
Alla fine della proiezione la regista Isabel Coixet apparentemente modesta e disposta ad un libero dialogo con il pubblico ci ricorda come se non lo sapessimo già che il film è basato su storie di vita vissuta e che lei stessa non teme di raccontare in tutti i Paesi coinvolti nella ex-Jugoslavia.
Forse lei non è un genio perchè non ci racconta nulla di nuovo , o forse un genio lo è ma non sa che siamo già tutti abbastanza informati su quello che accade ogni singolo giorno in tanti,troppi Paesi coinvolti.Sappiamo tutto...ma forse non vogliamo sapere e ahimè non è la proiezione di un film documentario che ci riporta alla memoria, a quella memoria che numerossissimi registi insitono nel farci tornare .Le orecchie si attivano solo quando vogliamo sentire
La protagonista comunque riesce a vivere di nuovo e non grazie alla psichiatra, un personaggio sicuramente non dotato di empatia( sottile critica alla psicanalisi) ma grazie ad un incontro con un uomo temporaneamnte invalido con il quale riesce a trovare una soluzione al suo angosciante passato.
Il film è bello,a volte un po' lento,un po' insistente su dialoghi in prima persona,ma l'ambientazione originalissima e il reale spessore dei dialoghi riescono a compensare una pesantezza che soprattutto nel primo tempo affiora di tanto in tanto, e stanca anche coloro che vogliono sentire,che hanno le orecchie ben aperte.
Sicuramente da vedere ma non in tarda serata.

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