la strada della vergogna regia di Kenji Mizoguchi Giappone 1956
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la strada della vergogna (1956)

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locandina del film LA STRADA DELLA VERGOGNA

Titolo Originale: AKASEN CHITAI

RegiaKenji Mizoguchi

InterpretiMachiko Kyo, Ayako Wakai, Aiko Mimasu, Michiyo Kogure

Durata: h 1.26
NazionalitàGiappone 1956
Generedrammatico
Al cinema nel Gennaio 1956

•  Altri film di Kenji Mizoguchi

Trama del film La strada della vergogna

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Voto Visitatori:   8,25 / 10 (4 voti)8,25Grafico
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Voti e commenti su La strada della vergogna, 4 opinioni inserite

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kafka62  @  25/03/2018 17:03:49
   6½ / 10
"La strada della vergogna" esordisce secondo i modi cari al cinema-verità, vale a dire con una graduale messa a fuoco fenomenologia di una precisa realtà ambientale: dapprima una panoramica dall'alto di una grande città, quindi l'inquadratura di una strada qualunque, con i suoi edifici e le sue insegne, infine l'interno di una "casa da tè", dove i discorsi dei presenti vertono sulla proposta presentata alla Dieta giapponese di chiudere le case di tolleranza. I rimandi all'attualità sono amplificati poi dai continui commenti dei visitatori e dai notiziari della radio, ma l'atmosfera da inchiesta sociologica è in realtà solo apparente, perché il materiale narrativo è quanto di più tradizionale si possa immaginare. Il film è infatti la storia corale di un gruppo di donne che la cattiva sorte, il bisogno e le avversità della vita costringono a prostituirsi. Il tono è all'incirca quello di un racconto deamicisiano (c'è chi fa la vita per dare un avvenire al figlio, chi per comprare le medicine al marito malato), con frequenti cadute nel melodramma puro (il figlio scopre la madre che adesca i clienti, la ripudia e lei impazzisce per il dolore; la giovane prostituta viene sorpresa dall'odiato padre nel bordello e, per oltraggiarlo, gli si offre incestuosamente) e un intento programmaticamente didascalico (i personaggi femminili sono altrettanti casi-limite di degradazione e di dignità calpestata e offesa).
E' facile capire perché Mizoguchi si sia rivolto a questo soggetto per quello che, in conseguenza della sua morte prematura, è diventato il suo testamento cinematografico: nei suoi film la donna è sempre stata al centro dei suoi interessi e, sia nelle opere di ambientazione moderna sia nei più tradizionali jidai-geki, le sue cortigiane, le sue "donne galanti" e le sue concubine hanno simboleggiato una condizione femminile brutalizzata da una società fallocratica e irrisa nella sua ricerca di un impossibile riscatto. "La strada della vergogna" è una ennesima, accorata denuncia della violenza morale subita dalle donne (tanto più amara perché l'elemento negativo non è più un principe dispotico o un marito prepotente, e neppure gli uomini in genere, ma è la società nel suo complesso, e persino il padrone ipocritamente paternalista, il quale afferma che "la nostra è una vera e nobile azione sociale", è in fondo un anonimo ingranaggio di un sistema che lo trascende), e nel contempo è una sconsolata ammissione di impotenza (la conclusione è che al destino comune a tutte le donne si può sfuggire solo con l'astuzia e il soffocamento di ogni sentimento umano, come Yasumi, o con la follia, come Yumiko).
C'è nel film il consueto moralismo mizoguchiano, oltre a una affettuosa solidarietà verso i suoi sfortunati personaggi, soprattutto quando lasciano trapelare i loro sogni di donne normali (lo stesso sguardo che caratterizzerà, qualche anno più tardi, un film di Antonio Pietrangeli, "Adua e le sue compagne", anch'esso girato sulla spinta di un evento politico, l'approvazione della legge Merlin), ma "La strada della vergogna" convince meno di altre pellicole del maestro giapponese, forse perché l'aspetto figurativo viene questa volta subordinato all'intenzione pedagogica e all'organizzazione narrativa dei numerosi frammenti di vita che si intrecciano tra loro. Il miglior Mizoguchi lo si ritrova, a mio avviso, solo nella stupenda sequenza finale: la vestizione della prostituta bambina e il suo sguardo timido e spaurito nel momento in cui è costretta per la prima volta ad adescare i passanti valgono da soli a riscattare le ingenuità e gli schematismi del resto del film.

Ciaby  @  05/11/2009 20:23:04
   7½ / 10
Mizoguchi indaga ancora l'anima delle donne, e così come negli altri film suoi da me visionati (Tokyo March, Vita di Oharu, Taki No Shiraito) è la donna, la psicologia femminile il fulcro del suo cinema, che trova in questo ennesimo, ottimo film la sua massima espressione.

L'indagine di Mizoguchi è decisamente più a livello umano che cinematografico: nel bordello Dreamland, egli, appare come un occhio immobile, fermo sulla disperazione, gli amori, i dolori delle prostitute e dei clienti, che vanno e vengono in un clima caotico segnato dalla decadenza.

Nulla si può dire, inoltre, della perizia tecnica di Mizoguchi: il nome parlerebbe da se. La telecamera volteggia con eleganza, soffermandosi su piani, lievitando tra i personaggi (meravigliosamente interpretati da attori decisamente professionisti).

E' un film sulla vita, come tutto il cinema di Mizoguchi, che per una volta cerca di distogliere lo sguardo dalla sfortuna perenne (Vita Di Oharu) per dedicarsi a qualcosa di più concreto e, quindi, doloroso.

Siamo molto lontani dalle bellissime movenze melodrammatiche di "Tokyo March", incredibilmente un lavoro sottovalutato da molti forse perchè corto, eppure dove sono impregnate le migliori emozioni del genio giapponese, ma "Street Of Shame" resta comunque un ottimo film: senza dubbio un degno canto del cigno.

Invia una mail all'autore del commento wega  @  09/09/2009 19:58:30
   9 / 10
Ultimo bellissimo film di Kenji Mizoguchi. Fortuna che per Paulo Rocha le sue opere del dopo guerra non sarebbero buoni. La strada alla quale si riferisce il titolo è quella che spesso viene ripresa in prospettiva, perpendicolare alla macchina da presa, una vera e propria galleria di "degrado chic" in una Tokyo contemporanea (c'è un ventilatore da tavolo simile a uno mio), occupata, di metro in metro (da qui l' idea resa perfettamente della possibilità di (non)scelta, elemento forse, il più umiliante per una donna, ancora più se si tratta di una prostituta), da prostiture e case di tolleranza di ogni genere. L' attesa di un nuovo disegno di legge che vieterebbe la prostituzione crea scompiglio in ognuna delle vite delle 5 protagoniste del film, tutte ovviamente dedite alla professione più antica del mondo. Potrebbe essere vagamente il corrispettivo del noto film di Pietrangeli. Se il Cinema di Ozu privilegia il punto di vista basso dei suoi protagonisti, mettendo lo spettatore al loro pari, Mizoguchi, invece, tende a restare distaccato - con piani-sequenza dall' alto iniziati come panoramiche, o con il montaggio che allude allo stesso movimento - non privilegiando in nessun modo i suoi personaggi (negli interni invece, i proprietari stessi della casa di tolleranza, quando pagano le donne, sono SEMPRE ripresi di schiena), ma la Città che popolano. Molto probabilmente per "La Strada della Vergogna" Mizoguchi ha avuto tutto il tempo e soprattutto il denaro necessario, e si vede, in uno dei suoi film formalmente più splendidi e curati.

Gruppo COLLABORATORI bungle77  @  15/01/2006 14:18:37
   10 / 10
Con il suo ultimo film prima di una morte prematura Mizoguchi ritorna ad uno dei suoi temi più cari, quello della prostituzione. Nel giappone moderno si intrecciano le storie di varie prostitute.
Mizoguchi si conferma ad altissimi livelli ed è innegabile che generazioni di registi giapponesi e non solo abbiano svariati debiti verso questo maestro del cinema!!!

2 risposte al commento
Ultima risposta 25/02/2007 13.56.54
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