l'altra verita' regia di Ken Loach Francia, Gran Bretagna, Italia 2010
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l'altra verita' (2010)

 Trailer Trailer L'ALTRA VERITA'

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locandina del film L'ALTRA VERITA'

Titolo Originale: ROUTE IRISH

RegiaKen Loach

InterpretiMark Womack, John Bishop, Najwa Nimri, Trevor Williams, Stephen Lord, Andrea Lowe, Geoff Bell, Jack Fortune, Talib Rasool, Craig Lundberg, Russell Anderson, Jamie Michie, Bradley Thompson, Daniel Foy, Maggie Southers, Anthony Schumacher, Donna Elson, Jaim

Durata: h 1.49
NazionalitàFrancia, Gran Bretagna, Italia 2010
Generedrammatico
Al cinema nell'Aprile 2011

•  Altri film di Ken Loach

Trama del film L'altra verita'

E' la storia di Fergus, guardia in un'organizzazione che si occupa di sicurezza privata in Iraq, che non accetta la spiegazione ufficiale sulla morte del suo amico Frankie, ucciso sulle sulla Route Irish (strada che collega l'aeroporto di Baghdad alla Green Zone), e mira a scoprire la verità...

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Voto Visitatori:   6,61 / 10 (9 voti)6,61Grafico
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Voti e commenti su L'altra verita', 9 opinioni inserite

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  Pagina di 1  

Gruppo COLLABORATORI SENIOR foxycleo  @  30/01/2012 10:15:53
   7 / 10
Ennesimo film di denuncia firmato da Ken Loach.
Il film è un particolare revenge movie ambientato in un'Inghilterra plumbea e cupa come lo è il protagonista.
Un film sui retroscena, ormai abbastanza noti, della guerra.
Buon cast, belle ambientazioni per una visione interessante anche se a tratti un po' didascalica.

marimito  @  09/12/2011 20:45:31
   7 / 10
Bello; il regista denuncia quello che accade lì dove nessuno vuole guardare e lo fa con assoluta abilità, passando dai micro ai macro sistemi.. attraverso il sentimento più nobile dell'amicizia

Fratuck89  @  20/11/2011 22:27:34
   2½ / 10
popoviasproni  @  15/09/2011 17:49:31
   7 / 10
Asciutto, struggente, doloroso, amaro e disperato epilogo umano.
Ottimo Womack.

crayon  @  31/08/2011 10:37:04
   7 / 10
Asciutto, incisivo.
Più incentrato a mio avviso sul dilemma personale che sulla denuncia sociale, che pur è presente e rappresentata dal cantante iracheno. Belli gli scorci non risolti della vita dei personaggi: Fergus e Rachel stavano insieme prima? Frankie è un buon marito? La realtà ha i bordi molto sfumati e il coraggio di portarli sullo schermo va difeso. Ha ragione chi ha scritto che perdono tutti.

Rand  @  02/07/2011 17:43:58
   8½ / 10
Il nuovo film di Loach torna di nuovo al dramma, dopo la commedia su Eric Cantona. l'argomento dei contractors in Iraq è affrontato nel solito stile asciutto ma duro del regista, i una storia dove non si salva nessuno. l'altra verità è quella che non vogliamo sentire, non vogliamo vedere , non vogliamo toccare. Fergus non ha più un posto dove andare, e i soldi non gli fanno certo la felicità, siamo solo cani rabbiosi dice.
Tutti sono colpevoli, tranne gli iracheni, che se non erano terroristi lo diventano dopo il "trattamento" dei soldati USA e GB, fanatici idioti e falliti che a casa fanno gli allevatori di polli, patetici....
Alla fine tutti si trovano nel posto sbagliato nel momento sbagliato..
Un film che fà riflettere...

willard  @  06/05/2011 14:16:17
   7 / 10
Ritorno a toni nettamente più drammatici per il regista Ken Loach, dopo l'incursione nella commedia semi-seria de "Il Mio Amico Eric" (2009).

In questa storia l'obiettivo si sposta sulla guerra in Irak, per raccontare una storia di intrighi e loschi interessi economici delle agenzie di sicurezza privata, disposte senza scrupoli a sacrificare vite umane, guidate soltanto dagli interessi finanziari.

La vicenda si svolge in Inghilterra, richiamando dei fatti cruenti avvenuti in Irak, incentrato sulle indagini svolte da un agente privato momentaneamente a riposo per capire le vere cause della morte di un collega suo carissimo amico durante un'operazione sulla Route Irish (da cui il titolo originale del film) che conduce dall'aeroporto di Baghdad alla Green Zone della città, definita attualmente "la strada più pericolosa del mondo".

Il ritmo non è incalzante, rispecchia la pacatezza british del regista, ma mantiene vivo l'interesse e la curiosità di conoscere il vero finale delle aggrovigliate vicende sopra citate.

Gruppo COLLABORATORI SENIOR Invia una mail all'autore del commento kowalsky  @  23/04/2011 01:32:14
   7 / 10
Il Redacted inglese "secondo ken loach" porta i segni di parole che bruciano più delle stesse immagini del film ("Questo siamo noi, neanche immagini cosa diventiamo"). E' l'opera di un'autore che, quando lavora seriamente e senza impartire lezioni demagogiche, è sempre una spanna sopra gli altri. Una storia che racconta un'amicizia quasi ossessiva, ma la vera morbosità della vicenda è la coscienza, che sembra sempre dipanarsi tra un confronto concreto/spiazzante delle proprie e altrui responsabilità e la verità da appurare sulla morte dell'amico in Iraq. Il punto di forza del film, molto vicino allo stile di Costa-Gavras ("Missing") sta tutto nella strana commistione tra film di denuncia sociale e noir contemporaneo. A me ha ricordato persino certi romanzi di Alfonso Bioy Casares, dove l'enigma umano è la vera chiave di lettura per approdare alla rivelazione di un "mistero".
Ebbene Loach scrive in certi frammenti alcuni dei momenti più alti del suo cinema (si pensi alla sequenza tragica e insieme grottesca della tortura, dove l'emozione sembra placarsi davanti all'inevitabile condanna morale degli spettatori nei confronti ... della vittima) ma qualche dubbio permane.
Mi riferisco all'ambiguità di Fergus, il protagonista, alla sua personalità complessa, che anche se non fa nulla per nascondere la sua "vitale antipatia" sembra sostenere la sua crociata giustizialista senza invadere le sue responsabilità più abbiette.
Ovviamente l'epilogo smentisce - fin troppo, forse - le mie perplessità.
In conclusione, un'ottimo film di Loach, coraggioso e crudele nel dipingere un'universo dove il conflitto è terreno sconfinato di denaro e bagni di sangue, ma un pò troppo specifico e individualista per rappresentare completamente l'assurdo fine che giustifica i mezzi

1 risposta al commento
Ultima risposta 23/04/2011 01.33.53
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Clint Eastwood  @  22/04/2011 11:02:57
   6½ / 10
Se riuscite fare a meno o abituarvi alle parole Frankie, Nelson e il dannato cellulare la visione sarà più fluida e coerente con la logica del film.

Un leggero passo indietro per Loach che con la sua immancabile retorica spesso giustificata non convince appieno. E' un argomento politico ed è facile cadere nell'enfasi di questo campo. Parla esattamente del rapporto stretto che una guerra lega con i suoi soldati/mercenari, reclute che si fanno arruolare maggiormente per ragioni finanziarie dalle compagnie militari private coinvolgendo quindi la classe sociale meno fortunata e molto amata/presente nella filmografia del regista, ovvero il proletariato. In seguito alla morte dell'amico ucciso in Iraq sulla strada più pericolosa del paese chiamata Routh Irish, Fergus presumibilmente in congedo a casa si mette a indagare il caso quando viene in possesso di un cellulare arabo che fa spuntare diverse piste sulla morte dell'amico. Convinto di aver trovato e vendicato la verità, s'illudeva.
Il film tiene a suo vantaggio una storia interessante di denuncia che analizza senza entusiasmo il mascheramento degli imprevisti o problemi di varia natura che possano minacciare in qualsiasi modo la posizione di queste compagnie di mercenari, i loro capi. La storia più vecchia del mondo nell'ambito della gestione di una guerra, soprattutto quella moderna. La brutalità della guerra e le conseguenze con cui si devono consolare/abituare i civili rimasti a vivere tra le macerie di un assurdo conflitto. L'odio che nasce da tutte e due le parti. Temi con cui il regista britannico ha molta famigliarità e si sbroglia con professionalità, uno che non ha fato che parlare di certi argomenti. Ma nell'intento di raccontare una storia complicata a cercare il continuo suspance finisce per inciampare delle volte così deviando e tornando, rifacendo il cerchio del ragionamento prima. La sceneggiatura presenta impegno e serietà ma non trova la giusta struttura secondo me. Importante alla fine che il messaggio sia concluso anche se non del tutto completo.

Un buon Loach che ogni volta porta qualcosa di nuovo e non dispiace mai di vederlo. 6.5/7

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